Povero illuso di cittadino che, attratto dai colori e fiaccato dalle spese, hai investito cinque Euro in pausa caffè sperando che lo Stato fosse in grado, almeno, di garantire l’integrità della fortuna, fermati un attimo e ammira la maestosità della roulette statale: da una parte l’azzeramento sistematico della dignità popolare a colpi di monetina grattata, dall’altra un manipolo di tecnici e smanettoni che smantella la grande illusione dell'azzardo pubblico con una banalità da corso d’informatica online. Tra Garlasco, passione per il crime e scontri di piazza, forse è sfuggito ai più lo scandalo esploso in queste ore sui Gratta e Vinci. I fatti? Eccoli: la Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, su delega della Procura Regionale della Corte dei Conti per il Lazio, ha ultimato un sequestro conservativo da oltre 25 milioni di euro per danno erariale nei confronti di cinque ex dipendenti infedeli della concessionaria Lottomatica Holding (oggi Brightstar), società riconosciuta del tutto estranea ai fatti. Nel mirino delle Fiamme Gialle e dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono finiti 25 immobili – tra villini, appartamenti, garage e cantine sparsi tra Roma, Viterbo, Grosseto, Treviso, Taranto e Reggio Calabria – oltre a auto, moto e disponibilità finanziarie.
Cosa avevano fatto i cinque esperti di server? Semplicemente l'ovvio. Sfruttando le proprie credenziali d’accesso ai database informatici della concessionaria, hanno violato – senza troppe difficoltà e senza che nessuno se ne accorgesse - i sistemi nel 2019 e nel 2020, individuando in anticipo il tragitto e la destinazione precisa di quattro tagliandi vincenti: due da 7 milioni di euro e due da 5 milioni. Ventiquattro milioni di euro vinti e fatti vincere a colpo sicuro da parenti, amici e prestanome fidati nelle ricevitorie di mezza Italia.
Un meccanismo di una semplicità assurda, quasi ridicolo per un gigante che fattura miliardi e pretende di gestire la fortuna nazionale. Lo Stato, che da decenni fa cassa disperata vendendo il sogno del riscatto sociale al prezzo di pochi euro e cannibalizzando la disperazione di chi spesso finisce sul lastrico per rincorrere una chimera stampata sul cartoncino, è rimasto fottuto con le sue stesse armi. Non ha saputo proteggere nemmeno la casualità algoritmica dei suoi server. Svelata la falla, il gigante si scopre nudo. Ridicolo. Vulnerabile. E capace di farsi raggirare dall'interno senza che nessuno se ne accorga per mesi.
L’accaduto rasenta il grottesco, ma l’inculata, caro cittadino che aveva creduto almeno nella sorte, l’hai comunque presa tu: la Procura della Corte dei Conti contesta il danno erariale sostenendo che, alterando il principio di casualità, i truffatori hanno sottratto allo Stato la possibilità che quei premi milionari non venissero mai reclamati dagli acquirenti comuni, rimanendo così incamerati nell'erario. Avete capito bene? Per lo Stato la vera perdita non è aver truffato i giocatori ignari che compravano tagliandi già matematicamente privi del premio massimo, ma aver perso l'incasso dei premi non riscossi. Neanche una parola di scuse per te, cittadino gagliardo, che hai pagato per un'estrazione truccata. L'ammissione di colpa non esiste: Tanto l'essere stato fregato in modo così ridicolo si ripercuoterà comunque, come sempre, sulla povere gente. Lo Stato pretende risarcimenti, insomma, senza rendersi conto che dovrebbe risarcire, monetina per monetina, tutti quei cittadini che hanno comprato i Gratta e Vinci di quelle quattro tipologie, non essendo stato capace di garantire la sorte e facendosi a sua volta fregare.
A rende ancora più rivoltante tutto questo, lasciatecelo dire, è il silenzio assordante delle associazioni di categoria. A giorni dall’esplosione dello scandalo, dove sono i proclami, le azioni di classe, la furia corporativa contro chi ha distrutto anche l'ultimo brandello di credibilità del settore? La fortuna, cazzo, neanche nella fortuna i cittadini italiani possono credere più perché lo Stato non è capace di non farsi fregare mentre ti frega deliberatamente? Nessuno muove un dito, tutti immobili e felpati mentre assistono a uno spettacolo in cui lo Stato non è vittima, ma due volte carnefice: prima quando prosciuga le tasche dei bisognosi vendendo sogni truccati, poi quando si fa derubare dal primo venuto e fa finta che il conto non lo pagherà, ancora una volta, la povera gente.