L’età è solo un numero. Un modo di dire collettivo, atto a scardinare il pensiero che, con l’avanzare degli anni, si debba necessariamente rinunciare a determinate attività. Un modo di dire che nell’energia di alcuni over trova la conferma perfetta. ‘L’età è solo un numero’ è proprio quello che probabilmente avranno proclamato, più e più volte, i protagonisti delle categorie più attempate dei World Tennis Masters World Championships. Che il tennis sia un valido compagno di vita anche in età avanzata, non lo scopriamo di certo ora, ma lo stupore non manca mai nel vedere corpi impregnati di meccanismi di una vita intera esprimersi con la stessa febbre di sempre.
Ma cosa sono i World Championships e come funzionano? Rappresentano il culmine del circuito mondiale World Tennis Masters Tour e offrono l’opportunità di misurarsi a livello globale a giocatori di età compresa tra i 30 e i 90 anni e oltre. L’organizzazione prevede Campionati individuali e Campionati a squadre: mentre i primi vogliono che il singolo giocatore si iscriva autonomamente, sulla base del proprio ranking personale, i secondi individuano il metro di selezione nelle Federazioni dei singoli paesi. Le varie nazioni, quindi, scelgono i migliori giocatori con cui prendere poi parte ai due incontri di singolare e l’unico match di doppio previsti. La gara è costituita da una prima classica fase a gironi seguita da un tabellone a eliminazione diretta.
Ma torniamo agli eroi della racchetta. È a Creta, presso il Kalimera Kriti Hotel & Village Resort, che si stanno attualmente confrontando i protagonisti over 75, over 80 e over 85. Una prima volta per la Grecia, che non ha mancato la chiamata, offrendo 26 campi in terra battuta in quello che è a tutti gli effetti un paradiso in terra. Theodore Glavas, presidente della Federazione greca di tennis, ha dichiarato: “Siamo davvero entusiasti che i Campionati mondiali Masters si svolgano nel nostro paese. Gli impianti tennistici di livello mondiale, di recente costruzione, rafforzano ulteriormente la posizione di Creta come destinazione tennistica di prim’ordine per l’Europa e il mondo”.
Intitolate a icone del passato, le categorie ci fanno fare un viaggio nei ricordi. La classe femminile si divide in tre coppe: la Queen’s Cup (+75), dedicata alle grandi giocatrici del passato, la Doris Hart Cup (+80), intitolata all’ex numero uno statunitense degli anni Quaranta e Cinquanta, e la Angela Mortimer Cup (+85), in onore della giocatrice britannica, anch’essa regina del ranking negli anni Cinquanta. Al maschile, la Bitsy Grant Cup (+75) celebra il “più piccolo campione americano” degli anni Trenta, la Gardnar Mulloy Cup (+80) rende omaggio al celebre doppista statunitense degli anni Quaranta e Cinquanta, mentre la Lorne Main Cup (+85) ricorda il tennista canadese protagonista della scena amatoriale negli anni Cinquanta. Se vi state domandando chi tenere d’occhio, la risposta risiede nei team USA (per le over 75 e 85) e Francia (over 80), con quest’ultima alla ricerca del quarto titolo consecutivo. Lato maschile, la Spagna ricerca il titolo over 75 e over 85, mentre gli Stati Uniti puntano al quinto successo consecutivo over 80.
E l’Italia? La compagine azzurra partecipa nel solo tabellone maschile per quanto riguarda le categorie over 75 e over 80. Conta però sull’individualista Tito Morsero, numero 1 della classifica mondiale over 85 a partire da quest’anno. In passato, il tricolore ha trionfato con Angelo Sala nel 2011 e nel 2014 (+85), con Tonino Claudi nel 2021 (singolare e doppio con Paolo Lazzari, +75), con Giovanni Argentini nel 2018 e Tonino Claudi nel 2025 (+80).
Ci siamo passati tutti, in fondo. Sfidiamo chiunque abbia giocato a tennis a livello amatoriale e non, ad affermare di non aver mai affrontato un longevo affezionato della racchetta. C’era un momento preciso nel quale, prima di iniziare il riscaldamento, nel cervello di ciascuno di noi si insinuava un latente pensiero positivo: che sarà mai. E poi, puntualmente, la replica sfrontata ad armi scoperte: muri di gomma degni del miglior Novak Djokovic, una tempra irremovibile, anni e anni di esperienza riversati addosso a una gioventù, nella maggior parte dei casi, spacciata. Inerme. Perché sta tutto lì, nella relazione viscerale con uno sport che, quasi senza volerlo, accompagna in una crescita tanto interiore quanto anagrafica, amalgamandosi alle diverse età della vita, alle mutevoli riserve di carburante e alle vociferanti giunture del fisico. A Creta va ora in scena lo spettacolo più bello di tutti, lì come - ogni giorno - nel mondo. La rappresentazione più autentica di quell’intreccio che avvicina la passione al benessere, la dimostrazione che uno sport, come ogni attività capace di nutrire, possa davvero contrastare le lancette del tempo. Esseri umani ancora prima di corpi, spinti da una gigantesca dedizione e, ancora di più, dalla meravigliosa abilità di ascoltarsi e andare incontro a ciò che è motore di vita. Anche quando ha la forma di una pallina gialla.