Pensavate che fosse tutto finito con la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, l’imminente richiesta di revisione per Alberto Stasi e due procedimenti da raccontare documenti alla mano, magari anche col brivido di ipotesi di incostituzionalità? Non è così. E si rischia, anzi, di ricominciare. Perché questa mattina a Storie Italiane, Eleonora Daniele e la sua redazione hanno sganciato la più inattesa delle bombe: c’è una nuova testimone. Si tratta di una donna che all’epoca dei fatti lavorava come cuoca in un ristorante di Dorno e che ha deciso di rompere il silenzio, seppure protetta da un anonimato rigoroso con volto coperto e voce camuffata. Ecco cosa ha detto: la notizia della morte di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli, circolava già in paese con largo anticipo rispetto alla chiamata con cui Alberto Stasi allertò i soccorsi e le forze dell’ordine nel primo pomeriggio del 13 agosto 2007. Sia chiaro, è una testimonianza arrivata con colpevole ritardo. Diciannove anni dopo. Ma a questo punto impossibile da bollare come “sparata” senza andare un attimo a verificare o cercare ulteriori riscontri.
La donna ha raccontato che i ricordi le sono riaffiorati alla mente dopo avere ascoltato le recenti dichiarazioni dell'avvocato Lovati, il quale aveva sostenuto di essere venuto a conoscenza della notizia già attorno a mezzogiorno: “Lavoravo in un ristorante di Dorno, facevo la cuoca. Alle 12 cominciavamo a sistemare il buffet e già a quell’ora girava la voce di un omicidio di una ragazza a Garlasco. Io lo ricordo vivamente, è da tanto che me lo tengo dentro e non l’ho mai voluto dire”. Il perché di un silenzio così lungo? “Troppi suicidi che secondo me suicidi non sono, sono d’accordo con la Procura di Pavia”. Poi ribadisce: “Io ricordo che a mezzogiorno un quarto e mezzo, stavo mettendo fuori il buffet e arrivava la gente parlando di una ragazza che era stata trovata morta, poi nel pomeriggio si cominciò a parlare di omicidio”. Parole pesanti, che hanno immediatamente scatenato il dibattito in studio (sì, c’eravamo anche noi) e le perplessità dei tecnici, tra cui il genetista Pasquale Linarello, consulente della difesa di Stasi, che ha espresso scetticismo.
Ma al di là della veridicità tecnica e della prudenza invocata da più parti questa bomba mediatica apre scenari investigativi ulteriori. La Procura della Repubblica di Pavia si trova ora di fronte a un’opportunità: convocare formalmente la donna per verbalizzare il suo racconto e, di conseguenza, estendere immediatamente gli accertamenti rintracciando e ascoltando tutte le persone che lavoravano con lei in quel ristorante di Dorno durante l'estate del 2007. Verificare se anche i colleghi dell'epoca custodiscano lo stesso identico ricordo significherebbe trasformare una suggestione televisiva in un elemento di riscontro oggettivo sulla circolazione precoce della notizia.
C’è poi un aspetto collaterale, forse ancora più inquietante, che emerge da questa vicenda: il fatto che la testimone abbia preteso e ottenuto l'assoluto anonimato. Prima di lei anche altri. Questa scelta rappresenta l'ennesimo, inequivocabile, segnale che a distanza di diciannove anni Garlasco e i suoi dintorni continuano a essere un territorio in cui si ha una paura folle a parlare apertamente. Ma esattamente di cosa? O di chi?