Il giudice che deciderà se Andrea Sempio dovrà andare a processo per l’omicidio di Chiara Poggi è lo stesso che ha condannato a dodici anni l’ex assessore leghista di Voghera Massimo Adriatici. Si chiama Luigi Umberto Riganti, ha 64 anni, è nato a Pavia il 15 agosto 1962 ed è magistrato dal 1991. Ha lavorato a Enna, Vercelli, Ascoli Piceno, Piacenza, prima di tornare a Pavia nel 2010. Prima coordinatore della sezione penale, poi giudice della sezione Gip-Gup. La sua storia, però, è molto più interessante del suo curriculum perché nei tribunali pavesi è passato davvero di tutto e spesso davanti a lui. Partendo dal clamoroso caso di Massimo Adriatici, il 20 luglio 2021, in piazza Meardi a Voghera, l’allora assessore alla Sicurezza spara a Younes El Boussettaoui, 39enne marocchino senza fissa dimora e lo ammazza. Inizialmente la Procura contesta l’eccesso colposo di legittima difesa, poi la giudice Valentina Nevoso spinge per riqualificare l’accusa in omicidio volontario. Nel nuovo procedimento, davanti a Riganti e con rito abbreviato, il procuratore capo Fabio Napoleone chiede undici anni e quattro mesi. Il 24 febbraio 2026 il Gup ne infligge dodici, più della richiesta della Procura, e stabilisce una provvisionale di 380mila euro ai familiari. Nelle 99 pagine di motivazioni, depositate ad agosto, riconosce l’aggressione subita da Adriatici ma esclude la legittima difesa. L’uomo al quale sparò, scrive in sostanza, era disarmato e la reazione fu sproporzionata. La difesa ha contestato la sentenza, non definitiva.
Nel gennaio 2022, poi, condannò a quindici anni Nicola Alfano, accusato di aver ucciso il patrigno Bruno Lazzerotti simulando un incidente in una roggia. Una sentenza poi ribaltata. Dopo un annullamento della Cassazione, l’appello bis escluse l’omicidio volontario. Pena finale due anni e due mesi per omicidio colposo, definitiva dal 2024. Nel gennaio 2025, Riganti escluse invece il tentato omicidio contestato a Matteo Chialà, vigile di Garlasco che aveva sparato contro un’auto in fuga e gli da venti giorni per getto pericoloso di cose. Sergio Contrini, poi, ex assessore ai Servizi sociali di Pavia, viene condannato per aver sottratto soldi a persone anziane e fragili di cui era amministratore di sostegno. Liliana Barone si prende in primo grado nel 2025 dodici anni per l’omicidio dello zio ottantanovenne. Nel procedimento bis sulla morte del fotoreporter Andrea Rocchelli, ucciso nel Donbass nel 2014, Riganti è stato chiamato a decidere sulla richiesta di archiviazione della Procura, contestata dai familiari. Nel 2017, poi, nel processo sulle estorsioni legate allo scandalo del santuario della Bozzola, davanti al collegio presieduto da Riganti testimoniò Massimo Lovati, poi difensore di Sempio e successivamente uscito dal suo collegio difensivo. Lovati non era imputato ma fu sentito per i suoi rapporti professionali con uno degli accusati.
Fuori dalle aule Riganti, però, è tutt’altro personaggio. Bassista, appassionato di cinema, autore di libri sulla musica e su Pavia, collezionista di migliaia di fumetti e oltre diecimila dischi. Una specie di giudice rock, insomma. Che ora avrà sul tavolo uno dei fascicoli più esplosivi d’Italia. Sempio nega ogni responsabilità, mentre per il delitto Poggi c’è già una condanna definitiva ad Alberto Stasi. Riganti dovrà decidere se mandare Sempio a processo, pronunciare un non luogo a procedere o, se la difesa sceglierà e otterrà il rito abbreviato, giudicarlo direttamente. E lì, altro che fumetti, si farà sul serio.