Quando c’è stato bisogno lo abbiamo criticato, e anche tanto, ma questa volta dobbiamo dirlo: il nuovo QN di Leonardo Maria Del Vecchio è un ottimo giornale. Oggi ha esordito nelle edicole di tutta Italia e sulle piattaforme digitali, e noi siamo andati a prenderlo.
La prima cosa che salta all’occhio, ovviamente, è la veste grafica. Il nuovo logo è sinuoso ed elegante, la prima pagina minimalista, con gli articoli separati da linee sottili. Lo stesso stile ritorna nel nuovo sito, nero con le scritte bianche, più simile a un magazine di lifestyle americano che a un quotidiano, quasi una pubblicità di Giorgio Armani. E forse non a caso Armani compare davvero come inserzionista, sia in prima pagina accanto al logo sia nell’ultima.
Cambia il volto, ma cambia anche il pubblico. Fino a ieri QN non era un quotidiano a sé: era un fascicolo sinergico, il dorso nazionale venduto insieme a Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, giornali di riferimento ma locali, di Bologna, Firenze e Milano. Una formula che lo aveva reso uno dei quotidiani più venduti in edicola in Italia, ma con una diffusione concentrata nelle aree storiche delle tre testate e un’identità che si confondeva con quella dei giornali che lo ospitavano.
Oggi QN punta a diventare un vero giornale nazionale. Come scrive nel suo editoriale la direttrice Agnese Pini, è una testata che “esiste da quasi trent’anni, ma che per la prima volta avrà anche una vita autonoma (…) con tirature e diffusioni nazionali, e una grande piattaforma digitale per proiettarlo sulla scena italiana ed europea”.
Quarantasette pagine, carta di buona qualità, tono moderato, centrista tendente al centrosinistra. Come prevedibile, il numero di oggi è in gran parte dedicato alle elezioni americane di metà mandato, con corrispondenze da Washington, un’intervista a Paul Kahn, professore di diritto a Yale, e reportage dalla roccaforte caduta del Texas e dalla Florida in bilico. Lo sport si apre e si chiude con un’intervista a tutta pagina a Federica Pellegrini, lontana dalla vasca e alle prese con figli, casa e problemi di tutti i giorni. Discreto spazio è invece dedicato alla cultura, di cui due pagine al filosofo Luciano Floridi e la sua rubrica “Sinopie”. Evocativi anche i nomi delle sezioni: Confini per gli esteri, Potere per gli interni, Riflessioni per gli editoriali, Paese reale per la cronaca, Valore per l’economia, Immaginari per la cultura.
Il risultato è un giornale alto e un po’ snob, quasi radical chic, che beneficia di un’ottima “campagna acquisti”. Sul primo numero c’è Mattia Feltri, che torna con i suoi corsivi in prima pagina dopo l’addio all’HuffPost e lo stop del “Buongiorno” sulla Stampa, e poi Pietrangelo Buttafuoco e il fumettista Gipi, che al posto della solita vignetta scriverà una pagina di fumetto in coda a ogni numero, una sorta di ritorno al passato, quando i fumetti stavano in fondo ai giornali. Tutto sommato, un giornale promosso, che punta ad inserirsi nel mare oggi occupato da Corriere della Sera, Stampa e Repubblica, ma che forse ha ancora un po’ paura di osare. Un giornale in smoking, elegante, scuro, ma che non balla, non urla, non prende posizioni nette, mostra i fatti, pone le domande. Soprattutto un giornale bello, come non se ne vedevano da un po', e se il degrado culturale passa anche per il degrado estetico, di un giornale come il nuovo Qn forse ce n'era proprio bisogno.