Ferrari Luce doveva essere il modello, con la “m” maiuscola, capace di mettere d'accordo il futuro elettrico di Maranello e la sua clientela più tradizionalista. In Europa non è andata proprio così. Per settimane e settimane, dopo la presentazione, gran parte della critica ha bocciato la mossa del Cavallino. Colpa di un design fuori dagli schemi e della rottura deliberata con alcuni elementi stilistici che avevano sempre accompagnato il marchio per decenni, scelta dettata dall'affidamento del progetto al collettivo LoveFrom di Jony Ive, l'ex designer di Apple. Solo che dalle nostre parti le auto non sono proprio smartphone e la reazione del pubblico non si è fatta attendere. Sui social si sono moltiplicati paragoni poco lusinghieri e contestazioni. Non sono mancati persino interventi di ex dirigenti Ferrari preoccupati per l'identità del marchio. Il mercato ha però dato una risposta ben diversa. L'amministratore delegato Benedetto Vigna ha infatti confermato che la produzione di Ferrari Luce prevista per il 2027 è già interamente assegnata, parlando di una domanda solida e senza particolari criticità sul fronte degli ordini. “Tutto quello che prevediamo di vendere l'anno prossimo è già assegnato”, ha dichiarato Vigna durante la presentazione dei risultati del terzo trimestre senza però scendere nei dettagli.
A proposito dei risultati, nell'ultimo trimestre i ricavi di Ferrari sono aumentati del 7% a 1,896 miliardi di euro, con un utile netto in crescita del 13% (431 milioni) e un margine operativo lordo quasi al 40%. In tutto questo, mentre una parte del pubblico occidentale continua a interrogarsi sul senso di creare una Ferrari completamente elettrica, in Asia la situazione è un po' tanto diversa. La prima conferma è arrivata dalla Cina, dove le 88 vetture inizialmente destinate al mercato locale sono state assegnate in tempi rapidi. Un altro esempio emblematico coincide con la Thailandia. Qui l'interesse per Ferrari Luce ha raggiunto livelli particolarmente elevati già nelle settimane successive alla presentazione. Secondo quanto riportato dai media locali Cavallino Motors, il distributore ufficiale Ferrari nel Paese, avrebbe registrato numerose manifestazioni di interesse da parte dei potenziali acquirenti di Bangkok e delle aree circostanti. Il dettaglio che rende ancora più significativa la vicenda riguarda il prezzo. Per prenotare la nuova elettrica in Thailandia servirebbero circa 34 milioni di baht, equivalenti a quasi 900 mila euro, quasi il doppio dei circa 550 mila euro del prezzo di partenza europeo.
Vigna non ha specificato da dove provengono gli ordini per il 2027 di Ferrari Luce. La sensazione è che ci siano molti asiatici. Per quale motivo quest'auto piace così tanto in Oriente? Non è soltanto una questione di disponibilità economica. La Luce intercetta un pubblico meno legato alla tradizione motoristica europea e, forse proprio per questo, più disposto ad accogliere una Ferrari diversa da quelle conosciute finora. Il fenomeno si inserisce in realtà in una trasformazione più ampia del mercato asiatico del lusso, dove i marchi occidentali continuano a esercitare un forte richiamo, ma devono confrontarsi con consumatori sempre più sofisticati e con una nuova generazione di compratori facoltosi. Bisogna poi tenere in mente che in Europa il nome Ferrari evoca immagini ben precise (auto con motori termici e tradizione sportiva) mentre in Asia il Cavallino ha più margine di manovra per reinventarsi puntando sul proprio prestigio. Attenzione però perché i marchi cinesi stanno gradualmente riscrivendo le gerarchie anche nella fascia più alta dell'automotive. BYD, attraverso il marchio Yangwang, e Maextro, progetto nato dalla collaborazione tra Huawei e JAC, stanno provando a conquistare i clienti più facoltosi con vetture tecnologiche e prezzi che possono superare il milione di yuan. Un ostacolo in più per Ferrari.