Un'auto può piacere o non piacere. I gusti non si discutono e dunque non siamo intenzionati a mettere in discussione pareri, opinioni e giudizi tanto legittimi quanto rispettabili. Quello che ci interessa fare è semmai spiegare perché l'ultima vettura presentata da Jaguar, la Type 01, rappresenti un importante punto di svolta. Perché innanzitutto, dietro le linee spigolose, il cofano smisurato e l'assenza del lunotto posteriore che avrete visto in mille servizi, si nasconde una precisa strategia industriale: smettere di inseguire il mercato premium tradizionale per entrare nel mondo del lusso esclusivo, elettrico e tecnologico. Si tratta di scommessa ambiziosa, soprattutto per un marchio alle prese con anni difficili, ma che ha comunque una sua logica. E che ricorda, per certi versi, la traiettoria intrapresa da Ferrari, con la sua Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino, accolta con reazioni contrastanti in Europa ma capace di intercettare l'interesse di una nuova generazione di ricchi compratori asiatici. Bingo: siamo subito arrivati al punto. Jaguar ha pensato la sua ultima auto per i paperoni cinesi (almeno in prospettiva, visto che in Cina uscirà tra un po' di tempo) abituati a guidare vetture futuristiche, rigorosamente senza motore a combustione, e piene di funzionalità hi-tech. Allo stesso tempo il vero e primo grande target immaginato dal brand britannico coincide con gli altrettanto ricchi statunitensi della Silicon Valley abituati a guidare in strade larghissime.
Jaguar punta, dicevamo, soprattutto sugli Stati Uniti dove immagina di conquistare facoltosi clienti del settore tecnologico disposti a spendere almeno 130.500 dollari per una gran turismo a quattro porte completamente elettrica. Un po' di dati: la Type 01 supera i mille cavalli di potenza, scatta da zero a 100 chilometri orari in poco più di tre secondi e promette un'autonomia fino a circa 640 chilometri. Il design rompe deliberatamente con quello delle vecchie Jaguar: niente forme morbide e richiami nostalgici insistiti, ma superfici levigate, proporzioni monumentali e un abitacolo minimalista dominato dagli schermi. Il Guardian, piaccia o meno, ha scritto che una macchina del genere è pensata per una clientela giovane, ricca, urbana e attenta al design e alla tecnologia più che alla base storica del marchio. La strategia, insomma, è quella di vendere meno automobili ma a prezzi molto più elevati, recuperando esclusività e margini dopo anni in cui Jaguar non è riuscita a distinguersi abbastanza da concorrenti come BMW e Mercedes-Benz. Piccolo problema da considerare: il mercato delle elettriche di lusso resta difficile, soprattutto negli Stati Uniti, dove la domanda ha perso slancio e gli incentivi sono diminuiti. Eppure, secondo Jaguar, è proprio questa la strada per tornare rilevante.
Il grande obiettivo, in attesa dello sbarco sul mercato cinese, è quello di confrontarsi con l'industria del Dragone, la stessa che ha trasformato radicalmente le aspettative dei clienti in materia di tecnologia, connettività e qualità degli interni, e ritagliarsi uno spazio considerevole al tavolo dei grandi. I costruttori occidentali sono del resto sotto pressione proprio per la concorrenza delle vetture cinesi, spesso più accessibili e ricche di funzionalità. Ecco: Jaguar vuole sottrarsi alla guerra dei prezzi e giocare un'altra partita, smettendo di competere sul numero di schermi e sul costo di ogni singola dotazione, ma vendendo un'esperienza esclusiva. È una logica che richiama quella della Ferrari Luce, il cui design radicale e l'abitacolo tecnologico hanno alimentato un dibattito acceso anche in Europa, dove una parte degli appassionati teme che l'elettrificazione possa snaturare il marchio. In Cina, invece, l'attenzione verso innovazione, interni digitali e nuove forme di lusso offre ai costruttori storici l'occasione di parlare a compratori meno legati alla tradizione motoristica europea. Un aspetto rilevante che molti, ora, vogliono sfruttare a proprio vantaggio.