Sul giallo di Pietracatella attualmente vi è un’unica certezza ed è quella che le indagini della Procura di Larino si stanno concentrando sull’esame dei dispositivi informatici da cui si potrebbero trovare tracce delle ricerche sulla ricina, la potente tossina naturale dagli effetti letali che è stata causa dell’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita lo scorso dicembre.
Allo stato non ci sono ancora indagati ma è ormai divenuta granitica l’ipotesi che si sia trattato di omicidio volontario premeditato e l’autore o gli autori del gesto probabilmente hanno a lungo progettato il modo in cui provocare la morte con una sostanza che potesse dare nell’occhio il meno possibile. Si fa sempre più strada l’ipotesi che l’omicida abbia fatto numerose ricerche online e magari, stando ad una ricostruzione tutt’altro che priva di fondamento, si sia anche finto uno scrittore di thriller per avere la scusa di chiedere in qualche forum informazioni circa una tossina velenosa capace di agire in breve tempo e di confondere le acque per rendere difficile il suo rinvenimento nell’organismo anche da parte del personale medico. E ci sono altissime probabilità che l’omicida si sia servito del web per acquisire la conoscenza necessaria a saper maneggiare un veleno particolare come la ricina.
A questo scopo è stata predisposta la perquisizione sui circa 70 dispositivi elettronici presenti nell’Istituto di Agraria di Riccia, scuola dove lavora come tecnico di laboratorio il marito dell’insegnante di matematica intima amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Verranno analizzati anche i pc del Liceo Scientifico in cui insegna sempre l’amica di lunga data di Di Vita, la donna ascoltata più volte dagli inquirenti anche lo scorso agosto in un inedito faccia a faccia proprio con il marito e padre delle vittime nell’ambito dei numerosi interrogatori che hanno coinvolto molti cittadini di Pietracatella.
Ma ora, grazie al documento di due pagine della Questura di Campobasso che possiamo mostrarvi, abbiamo la certezza che quelli sopra citati non saranno gli unici Istituti teatro di perquisizioni perché il prossimo 15 ottobre alle ore 9.00 la Polizia Giudiziaria e la Squadra Mobile effettueranno verifiche ed eventuali sequestri anche sui dispositivi informatici presenti all’interno del Liceo Classico “Mario Pagano” ovvero la scuola frequentata da Alice Di Ielsi, sorella di Sara e, fino allo scorso dicembre, dalla stessa Sara. Un liceo frequentato anche da studenti e studentesse fra cui figurano amici e amiche di Sara e che fa supporre che le indagini non riguardino solo il personale docente o i tecnici di laboratorio ma anche gli stessi ragazzi.
Come si evince dal documento, i consulenti di parte delle persone offese tra cui compaiono Gianni e Alice Di Vita, potranno assistere alle operazioni che evidentemente hanno come scopo quello di accertare se qualcuno ha usato quei computer per fare ricerche sul potente veleno, per ottenere informazioni sulla sua preparazione e riduzione in polvere a partire dai baccelli oppure per decidere di acquistarlo online.
Nessun delitto è perfetto e probabilmente il killer ha sottovalutato l’efficacia delle analisi tossicologiche del centro antiveleni prima e del Robert Koch Institute di Berlino poi. E ha sottovalutato anche le tracce lasciate online. Sebbene sia in corso un’indagine parallela per accertare le eventuali responsabilità dei medici che hanno fornito le prime cure ad Antonella e Sara poi decedute, è ormai evidente come l’autore o gli autori dell’avvelenamento che al momento figurano ancora come ignoti non possano più sperare di far passare questa vicenda come la storia di un tragico incidente dovuto alla negligenza di una diagnosi tardiva o di una contaminazione accidentale.