Dicono che la tradizione è comunque rispettata. Dicono che sarà inconfondibilmente Ferrari. Dicono che rappresenta un esercizio di stile prima ancora che una vera scommessa commerciale. Ma – scusate la prima persona e la citazione – “io speravo de morì prima”. Sì, prima di dover vedere la Luce. Fermi tutti, è così che si chiama la nuova Ferrari, la prima (e speriamo l’ultima) full electric del Cavallino. L’hanno chiamata così, probabilmente, perché “Ferrari di Greta” avrebbe suonato maluccio adesso che è chiaro a tutti che la mobilità solo elettrica è letteralmente un’ecofollia. Poi oh, parliamoci chiaramente, sarà un mostro assoluto, spingerà come un’assassina e di sicuro, come sempre quando c’è di mezzo Ferrari, sarà il massimo del massimo in termini di lavatrici con le ruote. Però fa brutto solo a dirlo: una Ferrari elettrica per adulti. Cioè, non quelle robine rosse di plastica che Babbo Natale ci portava da piccoli facendo attecchire la radice del sogno di guidarne, prima o poi, una vera. Ma l’esatto contrario: macchinina elettrica eravamo e supercar elettrica ci toccherà tornare. Con, in più, l’amara consapevolezza che Enzo – l’immenso Enzo Ferrari – non ha potuto fare niente per opporsi. E buona pace di tutti noi – puristi di una volta e con diversi capelli bianchi – che già avevamo digerito maluccio le prime Ferrari a trazione integrale e pure la prima SUV che hanno chiamato Purosangue.
Quell’auto lì, la Purosangue, è piaciuta poco ai puristi e ha fatto impazzire il mondo. Quindi, forse, anche questa volta bisognerà farsi una ragione rispetto alla possibilità che a Maranello abbiano avuto ragione. E, magari, in attesa di provarla per cambiare idea, tutto quello che si può fare è raccontarla e spiegare bene in cosa la Ferrari Luce sarà diversa dalla lavatrice che più o meno tutti abbiamo in bagno. Il funzionamento è più o meno quello lì, solo che con più motori che entrano in gioco in fasi separate fino a sviluppare una potenza di oltre mille cavalli. Però è chiaro che Ferrari ha puntato tanto – e soprattutto – sul design e l’innovazione, con una architettura dedicata. Progetto totalmente nuovo, dunque, e primo tassello di qualcosa che somiglia spaventosamente tanto a una rivoluzione culturale.
Il pacco batterie, a alta densità energetica, garantirà circa 500 km di autonomia e è integrato strutturalmente nel telaio per contenere il peso e abbassare il baricentro, mentre l’elettronica di potenza lavora su strategie di raffreddamento avanzate per garantire costanza prestazionale anche in condizioni di utilizzo estremo. Questo, almeno, è quello che fanno sapere da Maranello. La vera novità, però, è nell’approccio progettuale: Ferrari ha coinvolto LoveFrom, lo studio fondato da Sir Jony Ive e Marc Newson, noti per aver firmato alcuni dei prodotti Apple più iconici, tra cui l’iPhone. Il contributo del team di Ive stando a quelloche si legge in giro, si concentra soprattutto sull’interfaccia e sull’abitacolo, dove l’obiettivo dichiarato è evitare la deriva verso plance dominate da maxi-schermi touch. Insomma, non suona come suonano le macchine vere, però non si illumina nemmeno come un videogioco, anche se la Luce combina display OLED ad alta definizione con una presenza marcata di comandi fisici, selettori in alluminio lavorato, superfici in vetro tecnico e materiali riciclati di qualità aeronautica.
Anche la chiave è più particolare di quella (che non c’era) delle altre Ferrari elettriche che ci portava Babbo Natale da piccoli. Questa è dotata di tecnologia E Ink e diventa parte dell’esperienza silenziosa e ecofriendly modificando grafica e colore quando viene inserita nel cruscotto. Futurismo esasperato, dunque, e , forse, la prova provata che sarà solo un modo per Ferrari di ricordare al mondo di saper fare le cose per bene. Anche quando sono inutili e senza futuro, ma sanno spararsi da zero a trecento con la stessa schiena di un missile. Tutto il reto, purtroppo o per fortuna, sarà solo da provare. Ma in ogni caso grazie Ferrari per aver deciso di produrre la prima, e speriamo ultima, Ferrari che non ci farà sbavare sopra quell’inconfondibile scritta del coperchio testata (non vogliamo mica prendere la scossa e ardere vivi!). Le prime consegne? A fine 2026.