Toh, che botta di cuo Jannik Sinner, il suo ginocchio, quello per cui è fermo dalla finale di Wimbledon, che gli ha fatto saltare Montreal, Cincinnati, Us Open, Pechino, Shanghai, guarirà proprio per la fine del 2026. Per un capodanno in bellezza, in cui potrà molleggiare e brindare, ma toh, altra botta di cuo, giusto in tempo anche per il Six Kings Slam che, altra botta di cul*o, previsto a Riad dal 21 al 24 ottobre, è slittato al 27-30 dicembre per il conflitto in Medio Oriente e i problemi di sicurezza a Riyadh e che, ennesimo colpo di fortuna, prevede giusto un cachet milionario. Miracolo di Natale. Turki Alalshikh, presidente della General Entertainment Authority del Regno dell’Arabia Saudita, ha fatto a Jannik e al suo ginocchio un’offerta “che non possono rifiutare”. 1,5 milioni di dollari solo per la presenza, 6 milioni per la vittoria, e allora un sacrificio si fa più che volentieri. Lui che ha più volte scelto di riposare e di evitare viaggi sfiancanti, rinunciando a tornei come la Coppa Davis o la Laver Cup mai giocata in vita sua. Ma se chiama Federer il telefono è occupato, se chiama lo sceicco una soluzione si trova, e anche con il ginocchio mal messo Jannik d’Arabia è pronto ad attraversare il deserto e tornare in campo subito dopo Natale. Un’ottima preparazione in vista dell’Australian Open. Anche quest’anno Sinner non ha saputo resistere all’irresistibile fascino dello Slam delle sabbie (e dei petroldollari) e con lo slittamento ha ripostato sui social la locandina del torneo, annunciando indirettamente che si unirà agli altri cinque Kings: Zverev, Alcaraz, Djokovic, Fritz e De Minaur. “Quando il corpo ti dice stop devi accettarlo” ha detto oggi a Repubblica, ma quando il portafogli ti dice vai devi ascoltarlo, e allora il ginocchio si sblocca e il bollettino medico si aggiorna in base al calendario Netflix.
Per chi non lo conoscesse, il Six Kings Slam è un torneo-esibizione a inviti, parte della Riyadh Season, organizzato sotto la regia di Turki Alalshikh, presidente della General Entertainment Authority saudita. Si gioca su cemento indoor all’anb Arena, è trasmesso in esclusiva da Netflix e non assegna punti ATP. Partecipano sei giocatori: due entrano direttamente in semifinale, gli altri quattro cominciano dai quarti. Sinner, grande appassionato del torneo, ha vinto entrambe le edizioni giocate, battendo sempre Alcaraz in finale: 6-7 6-3 6-3 nel 2024 e 6-2 6-4 nel 2025. Per qualcuno il Six Kings è solo un banco di prova in vista di gennaio; per altri, come Andy Roddick, che dopo la prima edizione si irritò perché Sinner aveva guadagnato in tre giorni più di un quarto dei premi della sua intera carriera, è soprattutto un investimento in marketing del governo saudita.
Ma quanto gli piacciono i soldi al nostro Jannik. E beato lui, fa benissimo e ha tutto il diritto di rientrare come e quando decidono i suoi medici. Per chiudere con un bel bonifico un anno complicato, Riyadh val bene un ginocchio.