Lo avevamo già visto l'anno scorso e, nonostante l'esperienza, la parte più difficile di Wimbledon per Jannik Sinner rimane l'imbarazzante "ballo dei vincitori". Non battere Zverev o Djokovic, non arrivare alla fine di un torneo massacrante fra caldo, paura e difficoltà: la parte più dura rimane qualche passo di danza con la vincitrice del torneo femminile. Un tradizionale supplizio per i vincitori, attenuato nel 2015 per volere di Djokovic e Serena Williams. Quello che prima era un "gran ballo" è stato ridotto in un ballo lampo di una ventina di secondi, qualche passo (più o meno) a ritmo di musica, e via. Quest'anno però, per evitare di sembrare un pezzo di legno mano nella mano con la ceca Linda Noskova, ha portato al galà di Wimbledon un'arma segreta. Jannik si è presentato a Raffles London, antica sede del ministero della guerra britannico, dopo la mezzanotte, con la coppa di Wimbledon in mano e qualche coppa di champagne di troppo. "Non farmi domande difficili: sono brillo" ha esordito con il presentatore della serata. Poi qualche boccone, la consegna delle repliche dei trofei e infine il momento tanto temuto.
Qualche manciata di secondi sulle note di "Can't stop the feeling" di Justin Timberlake con la Noskova. Il risultato della performance, c'è da dirlo, è migliore rispetto a quello dello scorso anno con Iga Swiatek. Vuoi per l'alcol, vuoi per l'esperienza passata, Jannik è più disinvolto ma ancora ben lontano dalla sufficienza. Poi è in vena di confidenze, parla della madre Siglinde e della sua nota abitudine ad abbandonare il campo durante le partite del figlio: "Non sono ancora padre — dice sorridendo —, non so cosa significa vedere un figlio sul centrale di Wimbledon...". Poi racconta che con le moto è decisamente meno bravo che con la racchetta, visto che è stato bocciato di nuovo all'esame per la patente: "È la quarta volta, forse è meglio se gioco a tennis...". Forse sì, meglio non rischiare di rompersi qualcosa.