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15 luglio 2026

Partite per le vacanze? Sono caz*i vostri. C'è un nuovo allarme a Hormuz: ecco cosa succede al prezzo della benzina

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

15 luglio 2026

Nessun allarmismo sul prezzo del petrolio. Nessun catastrofismo sulla guerra in Medio Oriente. La realtà ci dice però di stare molto attenti a quanto sta accadendo nello Stretto di Hormuz. Perché Donald Trump ha annunciato il blocco navale contro l'Iran sullo sfondo di nuovi attacchi tra Washington e Teheran. E, soprattutto, perché il prezzo del petrolio è tornato a salire pericolosamente...

Foto: Ansa

Partite per le vacanze? Sono caz*i vostri. C'è un nuovo allarme a Hormuz: ecco cosa succede al prezzo della benzina

La tregua è un lontano ricordo. Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi aerei contro l'Iran, che a sua volta ha risposto colpendo due petroliere emiratine con dei missili. Non solo: Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale dei porti di Teheran, una mossa che ha provocato l'aumento dei prezzi del petrolio e innescato un ciclo già noto. Prima ci sono avvisaglie di pace, poi attacchi sospetti - quando da una parte, quando dall'altra – poi, puntuale come un orologio svizzero, arriva la chiusura di Hormuz da parte degli ayatollah, poi scattano le minacce statunitensi. E poi? Arriviamo ai caz*i nostri perché il Brent, ovvero il benchmark globale per i prezzi dell'oro nero, schizza verso l'alto. A quest'ultimo giro ha fatto un balzo del 10%, raggiungendo gli 83 dollari al barile: un quarto al di sotto del picco raggiunto lo scorso aprile ma comunque l'incremento più consistente dal cessate il fuoco. Potrebbe trattarsi di un bel guaio per i tanti europei che, da qui alle prossime settimane, effettueranno le loro meritate vacanze spostandosi con auto e aerei. “Il petrolio greggio sta rapidamente perdendo le sue riserve strategiche e non si può escludere un forte rialzo dei prezzi finché il mercato non vedrà una retorica più moderata da entrambe le parti”, ha dichiarato June Goh, analista senior del mercato petrolifero presso Sparta Commodities, ai microfoni di Al Jazeera.

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Il traffico navale nello Stretto di Hormuz è crollato a causa della rinnovata minaccia di violenza contro le navi commerciali. In ogni caso, come ha spiegato l'Economist, i prezzi del petrolio al momento non hanno registrato aumenti drastici (almeno nel momento in cui scriviamo) per diversi motivi. Uno di questi è che i mercati continuano a ritenere probabile un ripensamento da parte di Trump, soprattutto considerando che le elezioni di metà mandato si terranno tra soli quattro mesi. Un elemento ancora più rilevante riguarda però l'equilibrio tra domanda e offerta di greggio. Attualmente, l'offerta mondiale supera la domanda non tanto per un forte aumento della produzione, quanto per il rallentamento dell'attività delle raffinerie, molte delle quali sono ferme e quindi consumano meno petrolio. Di conseguenza, la produzione globale di prodotti raffinati si attesta a circa 79 milioni di barili al giorno, un livello ancora inferiore di 8 milioni di barili al giorno rispetto al periodo precedente allo scoppio del conflitto. Anche se nelle ultime settimane centinaia di milioni di barili di petrolio siano usciti dal Golfo Persico contribuendo ad aumentare le scorte mondiali di greggio, ciò non si è tradotto in un corrispondente incremento dell'offerta di carburanti. 

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Come evidenziato anche dalla Cnn, il petrolio greggio, prima di poter essere utilizzato, deve essere trasformato attraverso il processo di raffinazione in prodotti destinati ai consumi finali, tra cui benzina, gasolio, carburante per aerei, olio combustibile, asfalto e materie prime per l'industria petrolchimica. Il principale collo di bottiglia del mercato energetico non riguarda quindi la disponibilità di greggio, bensì la limitata capacità di raffinazione a livello globale. Tale situazione è il risultato di una combinazione di fattori: le interruzioni delle catene di approvvigionamento causate dal conflitto, i danni subiti da numerose raffinerie mediorientali a seguito degli attacchi iraniani e, più recentemente, gli attacchi con droni ucraini contro gli impianti energetici russi. Nel complesso, la capacità mondiale di raffinazione risulta ancora significativamente inferiore ai livelli precedenti al conflitto. Gli impianti di raffinazione lavorano circa 8,4 milioni di barili di greggio al giorno in meno rispetto al periodo prebellico, con una conseguente riduzione della produzione globale di carburanti di circa il 10%. Questa contrazione dell'offerta di prodotti raffinati contribuisce a spiegare perché i prezzi di benzina, diesel e carburante per l'aviazione rimangano elevati nonostante la relativa abbondanza di petrolio greggio sui mercati internazionali. Guerra tra Usa e Iran permettendo.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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