La situazione nello Stretto di Hormuz è incasinata ma forse meno di quanto non venga descritta. Basta cambiare prospettiva per giungere a un'altra conclusione: transitare attraverso questo choke point strategico è possibile, ammesso di superare indenni due condizioni. La prima consiste nell'accettare di pagare un “pedaggio” all'Iran che controlla lo stretto, la seconda richiede di bypassare un secondo blocco, ossia quello statunitense. Già, perché la rotta commerciale è blindata a doppia mandata: prima dagli ayatollah, che comunque sarebbero disposti a far passare un po' chiunque in cambio di denari, poi dagli Usa, che hanno a loro volta imposto un blocco navale contro tutte le imbarcazioni in entrata o in uscita dai porti iraniani. Il risultato? Se prima dell'inizio della guerra in Medio Oriente passavano da qui tra le 125 e le 140 navi al giorno, i dati aggiornati al 27 aprile parlano di sette imbarcazioni e nessuna contenente petrolio destinato ai mercati globali. Eppure qualcosa, o meglio qualcuno, si muove. Nelle ultime ore una superpetroliera giapponese, la Idemitsu Maru della compagnia Idemitsu Kosan, ha superato indenne lo Stretto di Hormuz. E per di più colma di petrolio.
La Idemitsu è partita dall'Arabia Saudita e sarebbe diretta in Asia, in Giappone, dove dovrebbe arrivare entro metà maggio. I media statali iraniani hanno scritto che la nave ha attraversato lo Stretto di Hormuz con il permesso di Teheran. Se fosse vero, significherebbe che Tokyo, uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti, avrebbe accettato di pagare il pedaggio richiesto dagli ayatollah per uscire dal Golfo. Un pedaggio, va da sé, presumibilmente saldato in yuan o bitcoin, come richiesto e auspicato dagli iraniani. La petroliera, appartenente alla classe "very large crude carrier" (Vlc), ha una capacità stimata di circa 2 milioni di barili di petrolio greggio. Silenzio di tomba dall'equipaggio, che non intende rilasciare dichiarazioni per motivi di sicurezza. Qualcosa in più è invece arrivato da un anonimo funzionario giapponese che ha dichiarato alla Nikkei Asia che "questo è il risultato di negoziati condotti dal governo giapponese" e che "non sono stati pagati costi di transito". Non male, visto che negli ultimi due mesi il traffico attraverso Hormuz si è attestato intorno al 5% della media prebellica, causando carenze di prodotti raffinati, soprattutto in Asia.
La Cnn ha confermato che un piccolo numero di navi continua ad entrare e uscire dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz. Piccolo recap: in seguito al cessate il fuoco concordato lo scorso 8 aprile, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva inizialmente affermato che il passaggio sicuro attraverso la citata rotta sarebbe stato possibile grazie al coordinamento con le autorità iraniane. Il giorno successivo, tuttavia, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha nuovamente annunciato il dietrofront, con il passaggio garantito solo attraverso le acque territoriali iraniane e oltre l'isola di Larak, e dunque previo controlli da parte della marina e delle autorità portuali di Teheran, e il pagamento di un pedaggio. A quel punto gli Stati Uniti hanno risposto con un blocco navale per le navi in entrata e in uscita dai porti e dalle zone costiere iraniane. Attenzione però, perché gli ultimi dati sul traffico marittimo mostrano che la maggior parte delle navi che ha recentemente attraversato lo Stretto di Hormuz lo ha fatto seguendo la rotta designata dalle autorità iraniane, e che circa la metà di loro (forse navi cinesi e indiane) ha caricato le proprie merci nei porti iraniani sfidando il blocco statunitense. Transitare dal Golfo è difficile ma non del tutto impossibile.