Andare oltre i limiti della propria vettura. È un concetto, questo, che negli ultimi anni è stato spesso associato a Max Verstappen. L’impareggiabile Max, quello che ha distrutto più compagni che macchine nella propria carriera. Uno capace di fare la differenza sempre e comunque, in qualsiasi condizione. Soprattutto, il pilota che più di tutti in griglia ha staccato i suoi compagni di box, portandoli al limite fino a farli crollare. Di fianco a lui, non sei nessuno.
Con le dovute differenze, è la stessa cosa che Kimi Antonelli sta facendo in questo 2026 con la Mercedes. Per capire perché, basta guardare al confronto sempre più monstre con George Russell, a 54 secondi dall’italiano sotto la bandiera a scacchi del COTA. Al netto di una W17 complessivamente migliore rispetto alle avversarie nell’arco della stagione, nonostante una flessione negativa nelle ultime gare, i numeri parlano chiaro. Nove vittorie dell’italiano, tre dell’inglese.
Antonelli è stato straripante, specie in quattro dei suoi nove successi. A Miami, a Monaco, a Monza e proprio ad Austin. In questi weekend la Mercedes non era affatto la macchina da battere e, per vincere, Kimi ha realizzato quattro capolavori certificati dal distacco al traguardo su Russell o dalla differenza di posizioni tra i due. 43 secondi a Miami, con l’inglese quarto; 43 secondi a Monaco, con George 13esimo; 4 secondi a Monza, scattato dalla diciannovesima posizione e davanti a Russell, primo in griglia, dopo nemmeno venti giri e poi i 54 di Austin, col compagno in ottava posizione.
Non c’è quasi bisogno di aggiungere altro. Dietro questi numeri, c’è una spiegazione tecnica precisa: Antonelli ha la W17 totalmente in mano dal secondo GP, vinto, in Cina; Russell, invece, la stessa vettura non l’ha mai capita fino in fondo, tra gli alti e i bassi della sua stagione. E la differenza si vede soprattutto quando la macchina non funziona come dovrebbe, quando c’è da superarne i limiti per stare davanti.
Kimi l’ha fatto, più di una volta, ricordando quella capacità di Max di estrarre ogni centesimo possibile dalla sue monoposto, cosa impossibile invece per i suoi compagni di box. In Texas è arrivato un altro “statement”, certificato poi dalle parole di Toto Wolff subito dopo la gara: “Questa è la migliore che ha fatto finora”, ha raccontato il team principal austriaco senza giri di parole. “Partire con una mescola inferiore e gestirla in quel modo in ogni momento... È stata la gara di un campione che non è ancora campione, ma è eccezionale. Ha sovra-performato rispetto alla vettura, superando i limiti stessi della macchina”.
Un discorso che, anche per Wolff, si rifà tutto a quella fiducia totale al volante della W17: “Forse è un po’ severo da dire, ma il suo stile di guida è semplicemente fluido con la vettura: lo abbiamo visto anche in qualifica, dove nel suo ultimo giro avrebbe potuto fare un altro decimo e mezzo o due”.
Un capolavoro per lasciare nuovamente tutti a bocca aperta e mettere definitivamente le mani sul Mondiale, che lo renderebbe il più giovane di sempre a vincere in F1. In Messico, tra sei giorni, gli basteranno due punti guadagnati su Russell ed Hamilton. Tradotto, se il compagno vince dovrà arrivare al massimo nono, se a farlo è Sir Lewis sarà sufficiente una decima posizione.
È quasi fatta, ma il suo atteggiamento non cambia: “Correrò con la stessa mentalità di sempre, cercando di divertirmi il più possibile e sperando di lottare per un’altra vittoria. Sarebbe fantastico finire in bellezza e questo è l’obiettivo. Per il resto, cercherò solo di godermi quanto rimane della stagione da qui in avanti”. Anche in questo, un po’ Verstappen lo ricorda. Ma lui è Kimi Antonelli, ha appena vent’anni e sta realizzando qualcosa di inimmaginabile.