Appena arrivato ad Austin, Kimi Antonelli l’aveva detto: “Sono gasato, voglio tornare alla vittoria”. Il primo passo è stato fatto: a sorpresa, nonostante una Mercedes nervosa, con una pole position da paura grazie a un giro da fuoriclasse. Doveva essere di Max Verstappen o al massimo di uno dei due Ferrari, e invece, al termine del Q3, al COTA davanti a tutti c’è lui. Ha fatto la differenza nel weekend dove tutti gli occhi sono puntati su di lui e dove non si parla d’altro che del suo match point per prendersi il Mondiale.
Lui sembra non curarsene. O, quantomeno, riesce a gestire la pressione a tal punto da farlo pensare. Scende in pista e dà una lezione a tutti quanti, pennellando i curvoni texani e sfiorando il limite più di una volta, con la W17 di traverso. Fa una magia, l’ennesima di questa stagione. E, alla fine, lascia tutti senza parole, Toto Wolff compreso.
A raccontarlo è proprio l’austriaco, a caldo dopo la sessione. “Vi dico la verità – ha esordito ai microfoni di Sky Sport F1, rivelando un divertente aneddoto – avevamo un ospite nel box che mi ha chiesto ‘allora, cosa facciamo in qualifica?’. E io gli ho detto che mi aspettavo il terzo, quarto o quinto posto”. Mai pronostico fu più sbagliato: “Praticamente, Kimi fa la pole e mi fa sembrare un incompetente che non è in grado di capire che la macchina è veloce”.
La verità, però, Wolff la racconta qualche attimo dopo: “Scherzi a parte, per me è stato un giro magico, qualcosa che non in tanti possono fare. Mi mancano parole”. Difficile effettivamente chiamarlo in un altro modo. Anche perché, fino al Q3, in pochissimi avrebbero puntato su di lui. Come detto, c’era Max e c’erano le due Ferrari, davanti alla sua Mercedes per tutto il fine settimana fin qui. Quando contava davvero, però, è arrivata la zampata che certifica ancora una volta, come se ce ne fosse davvero bisogno, la solidità - soprattutto mentale - di questo ragazzo.
Adesso, l’attenzione è tutta sulla situazione di classifica nonostante diventare campione negli States sia tutt’altro che facile. Servirebbe vincere, ma non solo: Russell, sesto, non dovrà fare meglio di nono sotto la bandiera a scacchi, così come Hamilton non dovrà andare oltre la quinta posizione.
“Domani sarà difficile [che ci riesca]”, conferma il team principal delle Frecce d’Argento. Anche perché, per Wolff, non c’è un reale vantaggio in ottica gara: “La macchina non mi sembra al livello degli avversari diretti”. Poco importa, comunque: “Se lo fa domani o in Brasile, o in Messico, per noi è uguale. L’importante ora è capire il nostro aggiornamento e capire perché sia andato tanto veloce oggi”.
A tal proposito, il confronto col compagno di squadra fa spavento: quattro decimi, talmente tanti da mandare in confusione lo stesso team principal: “La macchina può fare delle cose buone, ma mi sembra che la finestra di funzionamento per andare veloci sia ancora troppo piccola. L’abbiamo visto con George: lui è un pilota veloce ma non ha trovato la giusta finestra ed è stato quattro decimi più lento. La macchina ora è troppo sensibile, noi abbiamo bisogno di sviluppare una macchina che sia più ‘tranquilla’”.
Resta il fatto che, al contrario dell’inglese, quella macchina così nervosa e imprevedibile Antonelli l’ha domata, realizzando un capolavoro. È l’ennesimo di una stagione in cui sembra voler continuare a sorprendere, anche quando si pensa che non sia più possibile. A tal punto da far passare il proprio team principal, che di gare e Mondiali ne ha vinti parecchi nella sua posizione, come il primo dei cretini.