L’occhio è sempre quello e la precisione non è cambiata. Viene da pensare questo ad ascoltare Andrea Dovizioso parlare della F1 direttamente dal paddock Austin, anzi, da bordo pista. In Texas Dovi ci è arrivato grazie all’ultima trovata di Liberty Media, con quattro MotoGP in pista tra una sessione e l’altra del Circus il sabato. Lui salirà in sella a una Yamaha M1 e ci saranno anche Dani Pedrosa su KTM, Lorenzo Savadori su Aprilia e Niccolò Bulega su Ducati, fresco campione del Mondo Superbike.
Prima di indossare tuta e casco, però, il pomeriggio di venerdì l’ha passato a osservare da vicino le vetture sfrecciate tra una curva e l’altra, rimanendo folgorato da velocità e stabilità soprattutto nei tratti misti. Ai suoi occhi, infatti, quelle vetture spesso criticate nel corso di questo 2026 rimangono dei mostri.
“Ci sono tantissime cose diverse dalla MotoGP, se non tutto”, esordisce ai microfoni di Sky Sport F1, intervistato da Marc Genè con la discesa dopo il primo tornantino a fare da sfondo. “Quando entri nel box e vedi il lavoro, è maniacale. Nelle moto è un po’ più difficile essere così precisi e mi ha fatto molto effetto oggi vederlo. In pista sono stato alle prime otto curve: sono speciali e le macchine sono incollate. Per voi non tanto, perché lo sono meno degli anni scorsi, ma per il nostro occhio è incredibile. Fare la S a tavoletta, senza togliere gas... Anche se sai che la macchina ha più aderenza, guidare così per me è abbastanza innaturale. È bellissimo”.
Un’altra grossa differenza l’ha notata proprio osservando le macchine in quel tratto davanti a lui: “Le F1 entrano molto più strette. Noi invece normalmente allarghiamo molto di più a sinistra per cercare di riuscire a fare una linea e ritornare in traiettoria in uscita, perché noi non usciamo così larghi come la F1. Stiamo più stretti a destra, altrimenti non riusciremmo a fare il cambio di direzione per Curva 3. C’è proprio un timing e una posizione in pista completamente diversa”.
L’occhio di Dovi è in forma e dallo studio incalzano. Gli chiedono delle buche che, se in F1 danno fastidio, in MotoGP non ne parliamo proprio. La spiegazione del perché è semplicissima: “Alle macchine manca la stabilità, invece noi chiudiamo il gas, freniamo un po’ e lasciamo andare la moto. Prima di Curva 2 ce ne sono due importanti e ti si può chiudere il davanti molto facilmente; e non è che riesci a recuperarla se ti si chiude il davanti. Ad Austin, in moto, bisogna darle del “lei”: interpretare le buche, conoscerle, perché ogni anno cambiano e sono sempre di più”.
Qualche attimo più tardi, il discorso si sposta su Kimi Antonelli. Non può essere altrimenti, nel fine settimana che potrebbe vederlo diventare il nuovo campione del Mondo di F1. Quest’anno ha stupito tutti, Dovizioso compreso: “È spettacolare! Un’annata così credo sia stata una sorpresa per tutti, persino per lui. Troppo bello, secondo me sono tutti contenti di vederlo così competitivo. Ma poi, è un ragazzino! Cioè, lo vedi che gli è esplosa quest’annata da super competitivo in mezzo a tutti i nomi spettacolari, quindi sono felicissimo per lui. Non lo conosco benissimo purtroppo, ma quando quest’anno l’ho incrociato al Mugello mi ha fatto piacere. Spero faccia un gran bel weekend”.
Se per Kimi il COTA potrebbe diventare speciale, per lui invece lo è già. “Ho bei ricordi qui grazie ai primi podi insieme a Ducati quando iniziavamo a tornare un po’ più competitivi”. Nello specifico, terzo nel 2014, prendendosi il primo podio vestito di rosso e poi secondo nel 2015 alle spalle di Marc Marquez e davanti a Valentino Rossi. “Austin è sempre stata positiva per noi in quegli anni”, continua a raccontare. “Consumavamo poco la gomma davanti ed era un vantaggio. Ci ha aiutato molto”.
Stagioni di battaglie contro il miglior Marquez, come qualcuno gli fa notare. Lui sorride e, quando gli viene chiesto invece di questa MotoGP, non ha dubbi: “Bella, bella, combattuta. A differenza della F1, che potrebbe finire prima, molto prima, sarà molto bella fino all’ultima gara e ci divertiremo. L’Aprilia sembra un po’ più completa quest’anno, ma Marc è riuscito a fare la differenza nel recuperare tanti punti soprattutto stando fuori qualche gara. Ha avuto un’annata abbastanza strana. Altri piloti Ducati sono andati molto forte, ma non sono riusciti ad essere costanti come lui. Si è creata questa lotta con Aprilia ed è bello anche per questo”.
L’uomo contro la moto, anziché contro la macchina come in F1. Storie e sfide profondamente diverse, come la natura dei due mondi che lui analizza con la solita attenzione di sempre. Non è cambiato nulla da quando correva.