Da Austin Toto Wolff si fa sentire. Non sulle prestazioni della Mercedes, che al COTA dovrà confermare i primi piccoli passi in avanti mostrati a Singapore, con Kimi Antonelli in pista coi nuovi aggiornamenti, ma sulle gare di kart a cui il figlio Jack, nove anni, prende parte. Non uno sfogo a caso, ma arrivato dopo un incidente spaventosissimo che ha visto proprio il piccolo di famiglia coinvolto, in pista a Viterbo per prendere parte alle Iame Warrior Final, competizione che ha visto arrivare in Italia piloti da tutto il mondo.
La dinamica è tipica dei mucchietti di quelle gare: Wolff, secondo, affianca il primo in pieno rettilineo, ma l’altro bambino risponde con una manovra al limite. Lo spinge fino ad oltre la riga bianca, i due kart si toccano e quello dell’austriaco finisce in testacoda, rientrando verso il centro della pista. A quel punto, il terzo se lo ritrova davanti e lo centra in pieno, salendogli completamente sul corpo. L’immagine è spaventosa, con Wolff praticamente schiacciato dall’altro go-kart che, in nemmeno un secondo, gli passa sopra fino ad atterrare nuovamente.
Fortunatamente i due sono illesi e, quando Wolff scende dal suo kart, lo si vede camminare con la visiera abbassata e il capo chinato. Sarà necessaria qualche medicazione alla spalla qualche minuto dopo, ma tutto sommato se l’è cavata bene. Immagini che, oltre allo spavento iniziale, a Toto - dall’altra parte del mondo per seguire la Mercedes - non sono piaciute per niente. E infatti, quando al termine delle FP1 la squadra di Sky Sport lo intervista e si sincera delle condizioni del figlio, lui non ci gira intorno.
“Voglio dire due cose”, esordisce. “Come papà, naturalmente, è molto importante che lui stia bene, perché queste immagini fanno sempre paura e io non le posso guardare. Ma sono anche molto… come si dice?”. Si ferma un attimo, probabilmente la parola che manca è “incazzato” ma lui non la pronuncia. Poi riprende il suo discorso: “Per me è importante che i bambini imparino. La FIA ha fatto molto per la sicurezza nei kart e fa molto per cambiare anche le regole, per alzare il livello di guida, perché cose così non vogliamo vederle”.
Il problema, per il team principal delle Frecce d’Argento, non è da sottovalutare: “I bambini, dopo qualche anno, vanno in macchina e questi standard (di guida, ndr) vanno cambiati già nei kart. C’è bisogno di questo step”. Il riferimento è ai tanti incidenti che si sono visti quest’anno (ma non solo), molti dei quali provocati da manovre spesso oltre il limite. Troppi, finiti sotto la lente di ingrandimento: “Fortunatamente lui sta bene. Mi ha detto ‘Sono anche un po’ arrabbiato’, mancavano due curve e avrebbe vinto la gara, ma un altro ragazzo l’ha… come si dice, l’ha chiuso. Mi ha detto anche che domani vuole girare”.
A quel punto, il duo Camicioli-Bobbi prova a stemperare: “E tu guarderai?”, gli chiedono. Lui risponde senza pensarci due volte: “Sì, naturalmente. Mi sveglio la notte alle 3:00 e poi alle 7:00 per guardare le sue gare”. E qui arriva la battuta: “Ma tiri pugni sul tavolo quando sbaglia qualcosa?”, rievocando quella scena diventata cult che più volte si è vista negli anni. Lui sorride: “Non ha sbagliato molto questo weekend, è andato molto bene. Ma dopo il crash, Susie (la mamma, ndr) l’ha fatto. È normale. Quando sei papà e c’è un bambino che fa kart, la cosa più importante è che loro stiano bene”. Prima di chiudere, però, ribadisce il messaggio: “È importante che tutti gli altri bambini vedano che queste cose non si fanno”.
Una giornata iniziata col piede sbagliato, fortunatamente senza troppi danni.