Alla vigilia di Austin, il commento di Valentino Rossi non poteva mancare. Proprio il Doc, che Kimi Antonelli l’ha incrociato quando l’attuale leader del Mondiale di F1 era solo un bambino, ma già velocissimo. Fenomeno dei kart, imprendibile quasi ogni domenica. Lui lo volle incontrare dopo aver scoperto il suo nome per caso: “Andrea Kimi” era il detentore del record della pista di Migliaro, dove il #46 e l’Academy erano soliti allenarsi. Un tempo che nessuno riusciva a pareggiare e che lo ha spinto ad invitarlo a trascorrere una giornata con la sua banda.
Da quella volta, tra loro è nato un legame fatto di motori e quotidianità, di allenamenti e risate. E a distanza di nemmeno dieci anni, quel ragazzino romagnolo potrebbe diventare il nuovo campione del Mondo di F1 a soli 20 anni. Fa impressione dirlo, ma i 102 punti di vantaggio su George Russell e i 111 su Lewis Hamilton significano solo una cosa: ad Austin, a sei gare dal termine della stagione, il primo match point di questo 2026 è sul tavolo.
Per diventare campione già in Texas, servono tre sole condizioni: lui deve vincere, mentre Russell e Hamilton non devono fare meglio del nono e del quinto posto sotto la bandiera a scacchi. Complicato, sì. Eppure, la possibilità rimane. Un titolo che, al di là del quando, se dovesse arrivare gli varrebbe un’impresa senza precedenti, diventando il più giovane nella storia della F1 a riuscirci e il primo italiano a prendersi il Circus a 73 anni di distanza dall’ultimo, Alberto Ascari. Era il 1953, i Gran Premi non venivano nemmeno trasmessi in televisione.
Una valenza storica che proprio Valentino ha voluto sottolineare: “Per i tifosi italiani di motorsport è un sogno”, racconta a Sky Sport. “Non abbiamo mai avuto un pilota italiano in F1 così forte. Quindi è bello vederlo lì. Poi, per me è fighissimo perché lo conosciamo da quando era piccolo piccolo, giravamo insieme con il kart. Quindi, sapere che può vincere è una grande soddisfazione”.
Il Doc il suo tifo per Antonelli non l’ha mai nascosto. E, a chi gli chiede se gli darà qualche consiglio prima del Gran Premio, lui risponde senza troppi giri di parole: “Penso che, per come è andata quest’anno, abbia la situazione sotto controllo”, continua. “Vediamo domenica sera. Se lo sentirò prima della gara? Sì, ma non penso che abbia bisogno dei miei consigli”.
Il maestro incorona l’alunno, ancora una volta. E proprio l’alunno al COTA non si nasconde, nonostante i soliti riti scaramantici: “Mi hanno tirato tante gufate in questi giorni però io mi tocco sempre, per sicurezza”, ha scherzato nella sua media session con i media italiani, come riportato da Automoto.it. “Sono gasato perché mi piacerebbe tornare alla vittoria. È da un po’ che facciamo fatica nei weekend; con il pacchetto nuovo ho faticato, ma sono fiducioso: il team ha avuto una settimana per analizzare i dati e speriamo di partire col piede giusto”.
Dice di essere sereno, soprattutto grazie al suo approccio: “Il segreto è restare se stessi e godersi ogni momento, sia con il team sia in pista. Quando entri nella mentalità giusta e capisci che senza la concentrazione sul presente i risultati non arrivano, diventa più facile isolarsi dalle voci e dal rumore di fondo. Del Mondiale si parla da tanto, già da Monaco o forse anche da prima, cioè da quando sono andato in testa alla classifica. Avere una famiglia che mi sostiene e un bel gruppo al mio fianco mi aiuta ad affrontare tutto con più leggerezza. Faccio quello che mi piace, non posso lamentarmi: se faccio le cose per bene, il resto viene da sé”. L’auspicio è chiudere i giochi, ma senza nessuna smania.