Ci voleva proprio lui. Non i giornalisti, non la F1, non tutte quelle interviste in cui ogni risposta è già concordata e discussa. Ci voleva un altro ragazzo stellare, un campo da basket, qualche altro atleta e un paio di chiacchiere spensierate, tra sana curiosità e risate. Ci voleva Victor Wembanyama a casa dei San Antonio Spurs, campioni in carica della Western Conference e in finale di NBA contro i New York Knicks l’anno scorso. L’italiano ci è passato per conoscere la squadra alla vigilia del fine settimana di Austin, a cui arriva con il primo match point mondiale grazie ai 102 punti di vantaggio su George Russell e ai 111 su Lewis Hamilton.
“La stagione sta andando bene, sto lottando per il titolo e si sta avvicinando. Quindi si spera che tra due settimane lo chiudiamo. Ma vedremo”. È questo il passaggio più significativo della chiacchierata tra Kimi e il giocatore francese, centro degli Spurs e altro fenomeno già da ragazzino. Francese, 22 anni, 2.24 metri d’altezza, che in confronto al 1.72 di Kimi sembrano assurdi, e tanta curiosità. Quando Antonelli gli dice che il giorno successivo lui e il team sarebbero andati a vederli giocare, lui gli chiede se prima d’ora di partite ne avesse mai viste. “È la mia prima di NBA”, gli risponde Antonelli, che spesso è stato beccato a guardare la Virtus a Bologna.
Poi la domanda sul 2026 e quella risposta senza troppi giri di parole. Non ad Austin, dove servirebbe molto più di una vittoria per diventare Campione del Mondo, con il compagno che dovrebbe finire non più avanti della nona posizione ed Hamilton da quinto in poi, ma tra due settimane, in Messico. E non parla nemmeno di ipotesi visto che il verbo utilizzato è precisissimo: “clinch it”, dice, che in inglese significa chiudere i conti definitivamente.
Sarebbe Città del Messico, quindi, la sede più probabile - almeno per ora - per un traguardo storico. Perché un italiano campione del Mondo in F1 non c’è dal 1953, quando a vincere fu Alberto Ascari bissando il titolo conquistato un anno prima. Quello stesso Ascari che Antonelli aveva eguagliato più volte in questa stagione, come a Spa quando era arrivata la sesta vittoria stagionale in dieci gare. Non l’ultima, comunque, visto che dal Belgio a Singapore, ultimo GP corso, ne sono arrivate altre due: la prima, pesantissima, a Monza, con quella rimonta ancora impressa negli occhi di tutti; la seconda, un po’ più fortunata, a Madrid, complici le sfighe di Lando Norris.
Il totale fa otto in 17 GP fin qui disputati, oltre alle 14 volte complessivamente sul podio. Numeri spaventosi, che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il campionato che l’italiano ha realizzato finora. Quasi senza sbavature, massimizzando il risultato praticamente ogni weekend. Fuori dalla pista, nel frattempo, è rimasto quello stesso ragazzo che si divertiva a guardare le partite della squadra della sua città, chiacchierando poi coi giocatori. Solo che stavolta si parla del suo mondiale, che “si sta avvicinando”. Quel sogno tanto rincorso fin da bambino sta diventando sempre più realtà.