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3 novembre 2026

Raffaele Giammaria, talent scout che scoprì Kimi Antonelli, a MOW: “Dissi al padre che aveva un dovere morale con l’Italia”. E poi quella volta a Maranello (in anonimo), le difficoltà e il Mondiale

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

3 novembre 2026

“Hai il dovere morale nei confronti dell’automobilismo italiano di portare Kimi in F1. Siamo di fronte a un futuro campione del Mondo”. A dirlo a Marco Antonelli, quando il figlio aveva appena sette anni e mezzo, fu Raffaele Giammaria, il talent scout che lo vide per la prima volta al Kart Summer Camp del 2014 a Sarno. Un amico di famiglia, ma anche figura apicale della Federazione Italiana. Ce l’ha raccontato in una lunga intervista, tra un aneddoto e l’altro: dal bambino capace di adattarsi a tutto fino al debutto difficile in Formula 4 a Imola, della tuta “non Ferrari” a Maranello alla fiducia mai tradita: la storia, come aveva previsto, è diventata realtà

Foto di copertina: Scuola Federale Aci Sport

Raffaele Giammaria, talent scout che scoprì Kimi Antonelli, a MOW: “Dissi al padre che aveva un dovere morale con l’Italia”. E poi quella volta a Maranello (in anonimo), le difficoltà e il Mondiale

Raffaele Giammaria è uno degli osservatori federali che, ormai tredici anni fa, scoprì Kimi Antonelli. Solo in pista, però, perché in verità quel bambino che sarebbe poi diventato il campione del Mondo più giovane della storia della F1 l’aveva già incontrato nei suoi primi anni di vita, grazie all’amicizia con papà Marco e mamma Veronica. La prima volta in pista insieme, comunque, la ricorda come se fosse ieri. A Sarno, per un evento della Federazione Italiana di cui è presidente della commissione Karting e direttore della Scuola Federale.

Proprio in quell’occasione, dopo essere rimasto folgorato da ciò che quel bambino piccolissimo fece al volante, disse a Marco Antonelli una frase che ricorda a memoria: “Hai il dovere morale nei confronti dell’automobilismo italiano di mettere a frutto tutte le tue conoscenze di ex pilota e proprietario di un team per portare Kimi in F1. Siamo di fronte a un futuro campione del Mondo”. Fu quello l’inizio della storia.

Kimi Antonelli al Kart Summer Camp di Sarno nel 2014.
Kimi Antonelli al Kart Summer Camp di Sarno nel 2014. ACI Sport

Raffaele, ricordi la prima volta che hai visto Kimi? Cosa lo distingueva da bambino rispetto agli altri?

“Faccio una premessa. Kimi l’ho conosciuto senza il casco in testa, da bambino, essendo amico di Marco e Veronica, i suoi genitori. Dal punto di vista sportivo le nostre strade si sono incontrate invece al Kart Summer Camp del 2014 a Sarno, l’occasione in cui, come Scuola Federale, lo abbiamo messo per la prima volta su un kart da competizione, dopo che lui aveva già fatto qualche sessione di test alla guida di un’altra tipologia di kart”.

In cosa consiste questo appuntamento?

“Il Kart Summer Camp è una entry level per far conoscere il karting e rappresenta un’escalation: si parte da esercizi di guida iniziale per far conoscere il mezzo ai bambini, che all’epoca avevano dai 6 ai 10 anni (mentre adesso l’abbiamo esteso fino a 12). Quando è venuto Kimi aveva 7 anni e mezzo, poiché avrebbe compiuto 8 anni ad agosto. In questi esercizi aveva già mostrato delle abilità notevoli, ma ha iniziato a fare la differenza e a farmi capire che eravamo di fronte a qualcosa di fuori dal comune quando siamo entrati nella fase in cui si fa più sul serio. Mi riferisco alle varie simulazioni di qualifica, di partenza e di gara del terzo e quarto giorno, che rappresentano la parte conclusiva del programma. Lì ha iniziato veramente a fare la differenza rispetto al resto del gruppo, dove c’erano bambini che avevano già partecipato a delle gare”. 

Cosa vi colpì al tempo?

“Kimi mostrò doti incredibili: non soltanto velocità, ma anche una grandissima capacità di adattamento alle varie condizioni e soprattutto alle richieste che gli facevano gli istruttori”.

Da quel momento in poi, com’è continuato il lavoro, culminato con la vittoria del Supercorso Federale nel 2021?

“Dal 2014 al 2021 ci sono state le attività karting che ha svolto: noi abbiamo degli osservatori della Scuola Federale sui campi di gara, quindi eravamo sempre in contatto e ricevevamo report su di lui. Prima del Supercorso lo invitammo a un FDA Camp, poiché all’epoca organizzavamo gli stage valutativi per i piloti che dal karting passavano alla Formula 4, come fase preparatoria al Supercorso Federale. Lì c’è un aneddoto curioso: lui era già un pilota Mercedes, quindi per farlo entrare a Maranello abbiamo dovuto sudare sette camicie. Chi partecipava all’FDA Camp normalmente utilizzava un abbigliamento completamente Ferrari; in quell’occasione dovetti fargli fare una tuta e un abbigliamento a parte, perché era un pilota Mercedes che entrava a Maranello. È una cosa curiosa che fa sorridere. Lì fu uno dei migliori, ottenendo risultati impressionanti”.

Kimi Antonelli Supercorso Federale ACI
Kimi Antonelli dopo la vittoria del Supercorso Federale ACI Sport nel 2021. Scuola Federale ACI Sport

Nel suo percorso fatto di tantissimi alti e pochissimi bassi, c’è stato qualche momento in cui il supporto della Federazione è stato necessario?

“Si parla spesso dell’infortunio nel 2020 o, anche, della scorsa stagione in F1. Sono stati sicuramente momenti difficili, ma più che quelli ricordo la prima gara che ha fatto in Formula 4, ad Imola: vuoi perché era la prima gara in monoposto, vuoi perché Imola era il circuito di casa essendo lui di Bologna, non fece un esordio impressionante. Avendo sempre corso sotto i riflettori e con la pressione della stella Mercedes fin da quando aveva 10 anni, debuttare a 15 anni a casa con risultati al di sotto delle aspettative lo aveva visto molto demotivato”.

Praticamente, com’è che lo avete aiutato?

“Grazie alla vicinanza della Scuola Federale e del settore Ricerca e Formazione, che fa parte del programma di monitoraggio per tutti i piloti del Campionato Italiano Formula 4. C’è un occhio di riguardo per tutti i piloti, ma soprattutto per gli italiani, e sapevamo che Kimi in quel periodo aveva qualità superiori agli altri. Gli siamo stati vicini per fargli capire che si trattava di un singolo episodio e che aveva tutte le carte in regola per ribaltare la situazione. Tant’è vero che, nel giro di una o due gare, ha iniziato a inanellare successi su successi, vincendo quell’anno non solo il campionato italiano, ma anche quello tedesco”.

Kimi l’hai conosciuto da piccolissimo. C’è somiglianza tra quel bambino super vivace e veloce e il ragazzo appena diventato campione del Mondo di F1?

“Il suo punto forte è che ad oggi è rimasto quello del Kart Summer Camp del 2014. Sono cambiate le responsabilità, le pressioni, il contesto, la velocità e la tecnica, ma il suo entusiasmo e la sua serenità sono rimaste le stesse di sempre. Sembra un parolone quando sei in F1 a giocarti un Mondiale, ma posso assicurarti che dedica ancora del tempo alle persone che gli sono vicine. Ha questa freschezza e serenità interna, data da un talento naturale immenso che gli consente di gestire con semplicità e naturalezza situazioni complesse, le stesse che piloti meno dotati non riuscirebbero a gestire. Mi colpisce la semplicità con cui affronta tutto, grazie anche a una famiglia eccezionale che gli ha dato un’ottima educazione e gli ha fatto vivere tutte le fasi della vita dandoci il giusto peso”.

Da pilota, prima ancora che da manager, ti aspettavi di vederlo lottare per il mondiale quest’anno?

“Ti rispondo con un aneddoto. Quando venne al Kart Summer Camp, a conclusione dell’evento chiamai suo padre Marco (in presenza della madre Veronica) e gli dissi che aveva il dovere morale nei confronti dell’automobilismo italiano di mettere a frutto tutte le sue conoscenze di ex pilota e proprietario di team per portare Kimi in F1. Eravamo di fronte a un futuro campione del Mondo. Lui mi rispose: ‘Ma cosa stai dicendo? È soltanto un ragazzino di 7 anni e mezzo’. Gli dissi: ‘Vedrai, la storia ci darà ragione’.

Kimi Antonelli Famiglia Messico Vittoria
Kimi Antonelli e l'abbraccio con la famiglia una volta conquistato il titolo Mondiale in Messico. F1

Non hai dubitato nemmeno dopo le difficoltà, prevedibili e comprensibili, dello scorso anno?

“Non l’ho mai fatto. Non ho mai dubitato del Kimi fenomeno o potenziale campione del Mondo. Sostituire un sette volte campione come Hamilton in un contesto di grande difficoltà è un’asticella elevatissima. Se si esamina la sua stagione, col terzo posto in Canada e tutto il resto, ci sono stati sì degli errori, ma ha fatto un primo anno in una F1 ultra-competitiva, dove tra il primo e il quindicesimo ci sono pochi decimi al contrario di quanto accadeva in passato. Magari uno step by step lo avrebbe aiutato, ma una prima stagione complicata non ha assolutamente fatto pensare che non fosse all’altezza della situazione”.

Com’è che, come Federazione, siete riusciti a rimettere in moto un sistema che per anni è rimasto fermo?

“Dal punto di vista manageriale, come Scuola Federale abbiamo studiato programmi didattici diversi, stretto nuove collaborazioni e allacciato rapporti con partner commerciali che ci supportano nello scouting. Riusciamo a fare una selezione tra piloti di livello superiore rispetto al passato. Questo dipende anche dall’organizzazione di campionati karting di grandissimo livello, come il Campionato Italiano. Siamo passati da una media di meno di 200 piloti a una media di 313 iscritti nel 2026 sulle cinque gare. Vengono anche tanti stranieri, il che alza l’asticella e permette ai piloti italiani di scontrarsi con contesti che li fanno crescere di più. Quando la Scuola Federale va a selezionare i piloti di interesse nazionale, pesca in un parterre di livello elevato”.

Quanto è motivo d’orgoglio per una Federazione aver avuto tre piloti in pista nelle FP1 del Messico? C’erano Antonelli, Fornaroli e anche Gabriele Minì…

“Abbiamo scritto un’altra pagina storica per la F1. Tutti e tre provengono dai nostri programmi: due sono vincitori del Supercorso Federale e Fornaroli ha fatto tutto il percorso dal Kart Summer Camp allo stage karting, fino al monitoraggio in Formula 4. In questi casi il talento naturale ce l’hai dentro, ma noi cerchiamo di affinare la tecnica e lavoriamo tramite il settore Ricerca e Formazione. Questo è composto da una psicopedagogista e un neuroscienziato, lavora sull’aspetto caratteriale e sull’ ‘altro lato del pilota’, perché crediamo che un bravo sportivo debba essere anche un ragazzo con un carattere forte. Non è una coincidenza che oggi ci sia un numero di piloti italiani che ci farà divertire. Non è tutto merito nostro, è un concorso di situazioni, ma quando le situazioni positive si sommano significa che qualcosa di buono l’abbiamo fatto anche noi”.

Kimi Antonelli sul podio del Messico con Max Verstappen e Lewis Hamilton.
Kimi Antonelli sul podio del Messico con Max Verstappen e Lewis Hamilton. F1

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