A volte, quando finisci per non voler dare regole, ti fai parecchio male. È esattamente quello che ha passato la Ferrari a Città del Messico, buttando una vittoria non alla portata, di più. Basterebbe considerare il ritmo indiavolato di Leclerc nel suo primo stint, vanificato da quel sorpasso sull’erba di Curva 4 che ha dato il via a una domenica da dimenticare. Perché largo ci è finito per provare a passare Hamilton che, nel frattempo, ha scodato ed è già un miracolo che i due non si siano autoeliminati dopo nemmeno un giro. Tutto quello che non dovrebbero fare due compagni di squadra, i due l’hanno fatto in quel punto.
E no, non si può nemmeno parlare di sfortuna data dal sorpasso di Verstappen ai danni di Sir Lewis, rendendo impossibile uno scambio di posizioni per prevenire quella penalità scontata: la verità è che questo non è nient’altro che il risultato dell’anarchia totale che si è vista per tutto l’anno nel box della Scuderia. Non che delle indicazioni stringenti dovessero essere date alla gara 19 di questo mondiale, chiariamoci. Magari, sarebbero dovute arrivare prima, molto prima. Alla vigilia di Monza, per esempio, dopo che già a Zandvoort delle scaramucce di troppo tra Hamilton e Leclerc si erano viste e che, come d’incanto, si sono ripetute davanti ai tifosi vestiti di rosso.
Il casino, in quel caso, era arrivato in prima variante, con un risultato più o meno simile: due piloti che si ostacolano e perdono tempo, mentre davanti gli altri scappano. Evitarlo non sarebbe bastato per vincere, mentre a Città del Messico l’occasione sprecata è enorme. Lo sa bene il team principal Frederic Vasseur, durissimo nel commentare l’episodio al termine della gara: “In Messico non ricordo un sorpasso per la vittoria negli ultimi 72 anni, quindi faccio fatica ad accettare il fatto che abbiamo chiuso la gara in seconda e in quarta posizione. Penso che si tratti di una mancanza di rispetto verso il marchio, nei confronti di tutte le persone che lavorano considerando gli sforzi che facciamo. Abbiamo fatto un vero passo avanti in termini di prestazioni e ma sprecare una vittoria in questo modo difficile da accettare”.
Per il francese, che non ci gira intorno, la colpa è di entrambi: “Avremo tempo per vederci a quattr’occhi o a sei occhi, ma in questo momento sono davvero arrabbiato. Non ho intenzione di prendermela con nessuno in particolare, ma penso che la situazione stia sfuggendo di mano. Dobbiamo anche tenere un po’ a mente che rappresentiamo un marchio, che rappresentiamo gli sponsor, che abbiamo 2.000 persone che lavorano alle nostre spalle. I piloti non devono correre per loro stessi, corrono per tutte queste persone”.
Il più duro di tutti, però, è stato Lewis Hamilton. “Credo che avessimo la macchina per vincere. Anzi, avevamo il potenziale per conquistare facilmente il primo e il secondo posto, ma quanto accaduto nelle prime due curve ha mandato tutto all’aria. A quel punto abbiamo praticamente regalato la gara a Max. A lui è bastato restarci davanti e lo ha fatto bene”. L’attacco a Leclerc, poi, si fa pesantissimo: “Se avessimo mantenuto le posizioni, sarebbe potuto succedere di tutto. Ma quando il tuo compagno di squadra agisce contro di te e finisci per perdere delle posizioni, è davvero difficile da accettare”.
Soprattutto, per il sette volte campione del Mondo è una questione di approccio. E anche qui, un’altra bordata non manca: “Prima di arrivare in Ferrari, quando ero ancora alla Mercedes, ho visto diverse gare nelle quali Charles e Carlos (Sainz) si sono affrontati così duramente da permettere a chi era davanti di scappare, pur avendo il passo per vincere. Ma una cosa è quando accade mentre lotti per il quarto o quinto posto, un’altra quando sei primo e secondo e perdi una vittoria. È una differenza enorme”.
Sainz non c’è più, Leclerc sì. E a chi parla di mancanza d’esperienza, Hamilton risponde chiaro: “Charles ha 28 anni, quindi non credo sia una questione di età. Penso sia una questione di mentalità. È come dire: ‘O vinco io oppure non vince nessuno’. Non dovrebbe essere così. Dovremmo pensare a conquistare una doppietta”.
Poteva essere la domenica dei sorrisi, invece è stata quella dei malumori. Un po’ come da tempo accade, col caos a regnare sovrano. Al di là degli attacchi e delle risposte a caldo, spesso sempre sopra le righe, cosa che soprattutto con Hamilton vale nel bene e nel male, un aspetto rimane. Questa Ferrari, incapace di prendere decisioni e di imporsi quando c’è da farlo davvero, il Mondiale forse non l’avrebbe vinto nemmeno con la macchina migliore. Ed è la cosa più preoccupante di tutta la storia. Anche perché, di gare buttate per via di qualche scontro tra compagni, pure stra-vincenti, il Motorsport è pieno di esempi.