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5 novembre 2026

Sì, Toto Wolff ha appena dissato la Ferrari sull’argomento del momento: “Antonelli a Maranello? Sarebbe stato parcheggiato come Bearman”

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

5 novembre 2026

A Mondiale conquistato, Toto Wolff si è tolto qualche sassolino dalla scarpa parlando di Antonelli, la scommessa per eccellenza vinta dalla Mercedes. Tra questi, anche una frecciata a Maranello non poteva mancare: “Non è che loro se lo siano lasciati sfuggire, come ho sentito dire. Se fosse stato lì, oggi sarebbe parcheggiato in un piccolo team come Bearman”

Foto di copertina: Ansa

Sì, Toto Wolff ha appena dissato la Ferrari sull’argomento del momento: “Antonelli a Maranello? Sarebbe stato parcheggiato come Bearman”

L’ultimo pilota italiano ad aver vinto un Gran Premio al volante di una Ferrari è stato Michele Alboreto, nel 1985 in Germania. Il tutto mentre Kimi Antonelli, grazie alla Mercedes, si è preso il Mondiale di F1 a soli vent’anni, il più giovane di sempre a riuscirci. Kimi, la scommessa vinta di Toto Wolff, che ormai 9 anni fa lo strappò proprio alla Scuderia. “Non c’erano le giuste condizioni”, ha raccontato più volte il team principal dell’epoca Maurizio Arrivabene, lasciando intuire come quel nome a Maranello lo si conosceva e anche bene. 

A Brackley, però, ci hanno creduto e investito come poche volte nella storia era stato fatto, finanziandone la carriera e garantendogli un trattamento esclusivo in tutto e per tutto. E quel ragazzino la fiducia non l’ha mai tradita, passando dal kart a diventare campione del Mondo del Circus in appena cinque anni. Una storia di coraggio, soprattutto, perché vale la pena chiedersi in quanti avrebbero fatto salire un diciottenne - seppure speciale - su una Mercedes, oltretutto prendendo il posto di Lewis Hamilton. 

Kimi Antonelli Mondiale Messico
Kimi Antonelli festeggia la vittoria del Mondiale in Messico. Ansa

In pochi, anzi, pochissimi. A raccontarlo, rivendicando quanto fatto dalla sua squadra durante tutto il percorso di crescita che ha segnato la carriera dell’italiano, è stato proprio Toto Wolff: “Qui c’è dietro un percorso di nove anni fra squadra e famiglia: ha avuto i migliori coach, i migliori strumenti, test sulle Formula 1, la sua carriera è stata interamente finanziata da noi, siamo gli unici a farlo”, ha tuonato l’austriaco in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. “Non è che la Ferrari o altri se lo siano lasciato sfuggire, come ho sentito dire. Dietro ci sono solo lavoro e un ragazzo straordinario che ha ripagato la fiducia con i risultati. Non è una vittoria mia ma del sistema”.

Ma cosa sarebbe successo se, invece che nell’accademia sviluppata a Brackley, quel ragazzino fosse cresciuto a Maranello e con il logo del Cavallino Rampante stampato sulla tutta? Wolff non ha dubbi: “Nessuno in Mercedes ha mai dubitato di Antonelli, lo abbiamo sempre sostenuto anche quando i risultati non arrivavano. Se fosse stato alla Ferrari o alla Red Bull i dubbi ci sarebbero stati, non lo avrebbero mai messo subito sulla macchina migliore e lo avrebbero parcheggiato in un piccolo team, come Bearman. Noi avevamo un progetto per Kimi, una programmazione”.

Una frecciata pesantissima, o forse no. D’altronde, immaginare Antonelli su una Ferrari da pilota titolare già al primo anno sembra fantascienza: basti pensare a quanto fuori dagli schemi fosse stata la promozione di Leclerc dopo una sola stagione in Sauber, peraltro strepitosa. Figuriamoci se un rookie dovesse arrivare e vestirsi direttamente di rosso. Impensabile, almeno ad oggi. 

Kimi Antonelli con il logo della Ferrari, partner del team Tony Kart al tempo, sulla tuta.
Kimi Antonelli con il logo della Ferrari Driver Academy, partner del team Tony Kart al tempo, sulla tuta. Tony Kart

L’unico paragone che scricchiola è quello con Red Bull, specie considerato quanto fatto con Verstappen tra il 2014 e 2015. L’olandese, prima di salire nel team ufficiale, un anno e qualche gara in Toro Rosso l’ha fatta, vero, ma non bisogna dimenticare che all’esordio in F1 ci era arrivato con una sola stagione in monoposto alle spalle, un anno e mezzo dopo aver completato il suo ultimo anno in kart. E soprattutto, con molti meno chilometri di test macinati alle spalle. 

Coraggiosa fu anche quella scelta, ripagata con una vittoria al primo tentativo a Barcellona dopo che Hamilton e Rosberg, dopo nemmeno un giro, si buttarono fuori. Fu incredibile, proprio com’è stato il 2026 di Antonelli. E mentre tante delle figure care alla Scuderia, da Montezemolo allo stesso Piero Ferrari, lo chiamano da giorni, la Mercedes se lo gode e se lo godrà. Probabilmente, ancora per moltissimi anni.

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Foto di copertina:

Ansa

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