Due punti. Sono quelli che servono a Kimi Antonelli per diventare il nuovo campione del Mondo di F1, il più giovane di sempre a riuscirci. Gli basterà arrivare nono in caso di vittoria di George Russell, decimo se a tagliare per primo il traguardo sarà invece Lewis Hamilton. Dopo l’ennesimo capolavoro in Texas, che gli è valso il nono successo stagionale, il titolo sembra solo una formalità. Il tutto nonostante qualche problema che l’ha accompagnato in Messico, con un virus a tenerlo “ai box” durante il Media Day.
Nulla di troppo grave, comunque, o almeno così pare. A Città del Messico, nel frattempo, o più in generale in questi giorni, non si fa che parlare di lui. Lo fanno i suoi avversari, riconoscendone i meriti dopo una stagione fenomenale, lo fanno gli addetti ai lavori, e lo fa anche chi, per anni, il Circus l’ha vissuto visceralmente, dalla posizione più privilegiata di tutte.
Luca Cordero di Montezemolo, il presidente della Ferrari che annoiava dominando, quella che con Schumacher dal 2000 al 2006 ha regalato una festa quasi ogni domenica. Uno che di vittorie e di campioni negli anni ne ha viste e visti tanti. L’ultimo di questi, seppur vissuto da lontano, ormai fuori da qualsiasi dinamica legata alla F1, è proprio Antonelli “L’impresa di Kimi cambia la storia dell’automobilismo e dello sport tricolore”, ha raccontato al Resto del Carlino.
Kimi, l’esatto elemento che è mancato alla sua Ferrari, come spiega lui senza mezzi termini: “Lo dico io che, nella mia lunga milizia ferrarista, non ho mai avuto l’opportunità di inseguire il titolo insieme a un pilota italiano: un po’ mi dispiace, ma all’epoca due campioni come Alboreto e Patrese erano agli sgoccioli delle loro carriere e non c’erano italiani all’altezza”.
A sentirlo parlare, la sensazione è che avrebbe fatto di tutto per portare quel ragazzo a Maranello. E chiariamo, in questo caso non si tratta di attaccare l’attuale dirigenza, visto e considerato che più volte è stato raccontato dalle figure centrali del tempo che, Antonelli in Ferrari, non era un qualcosa di realizzabile, per incastri e dinamiche che allora caratterizzavano l’universo Ferrari.
Al di là di ogni possibile discorso sul tema, Montezemolo ci tiene a evidenziare uno dei fattori cruciali dietro la crescita e la maturazione di Antonelli. La famiglia, che tutti coloro che quel ragazzo l’hanno vissuto da vicino non esitano a menzionare positivamente.
“Ne sentiamo tutta la sua forza”, afferma l’ex presidente del Cavallino. Poi aggiunge: “Viviamo tempi in cui la disgregazione sociale nasce proprio dalla prima cellula, la famiglia. Kimi ha avuto la fortuna di crescere accanto a genitori che gli hanno saputo trasmettere il senso giusto della vita. Mi fa piacere sottolinearlo, a prescindere dai risultati sportivi, e mi rende particolarmente caro questo ragazzo, oltre alle radici bolognesi”.
C’è infine un ultimo passaggio lusinghiero, legato alla storia della F1 e dell’Italia: “A volte mi capita di pensare che il primo erede di ‘Ciccio’ Ascari non poteva che nascere a Bologna, a 20 minuti di macchina da Maranello”. Erede lo diventerà con ogni probabilità al termine di questo fine settimana, ponendo fine a un digiuno lungo 73 anni. Era il 1953 quando, al volante di una Ferrari, Ascari vinceva l’ultimo dei suoi due titoli mondiali. Da quel momento in poi niente più e, nonostante il suo successore vesta una tuta colorata di nero, un filo che lo lega al rosso esiste già. Chissà se, in futuro, non si parlerà anche di altro.