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9 settembre 2026

Anche quando perde Alcaraz dallo US Open (come Sinner) ci regala il miglior tennis di questi anni

  • di Francesca Zamparini

9 settembre 2026

La lotta notturna tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton termina alle 03:33 del mattino, facendo segnare un nuovo record per la chiusura più tardiva sull'Arthur Ashe. Quattro ore e 28 minuti sono servite a "Big Ben" per piegare Carlitos, conquistando una prima volta importante che lo avvicina sempre di più al sogno US Open. Un tennis magistrale è stato protagonista su entrambe le metà del campo, ma una menzione d'onore va allo spagnolo, autore fin qui di un ritorno straordinario dopo mesi di assenza. Ora è tutto nelle mani di un tabellone ormai agli sgoccioli e di uno sport che, senza Sinner e Alcaraz, cerca una volta ancora - dopo Parigi - di trovare il nuovo Djoker

Foto di: ANSA

Anche quando perde Alcaraz dallo US Open (come Sinner) ci regala il miglior tennis di questi anni

La partecipazione di Carlos Alcaraz agli US Open aveva colto un po' tutti di sorpresa. Era il 20 agosto scorso quando lo spagnolo comunicava la sua decisione di ritornare in campo, dopo uno stop di oltre quattro mesi dovuto all'infortunio al polso destro. Il 2026 si è così trasformato nel capolavoro di Jannik Sinner, con la magistrale razzia nei Masters 1000 e la storica replica a Wimbledon. Attenzione, però, perché l'assenza della seconda variabile nell'equazione tennis (Alcaraz) non è stata una mera semplificazione del percorso della prima (Jannik), ma piuttosto un imprevisto divenuto nullaosta per successi a senso unico. Il motivo? A questo tennis manca un Novak Djokovic: intruso invadente e incisivo. E non ce ne voglia Sasha Zverev, trionfante a 29 anni a Parigi, dopo una carriera d'agonia a rincorrere i Grandi. Per essere reali disturbatori, ci vuole ben altro, per esempio sapersi misurare con i sovrani del ranking senza accampare scuse sul perché di una sconfitta ("Penso che stessi giocando meglio di lui in quel momento, ma sono scivolato", queste le dichiarazioni di poche ore fa sulla finale dei Championship"). Ci vuole classe e oggettività. Sul Philippe Chatrier, guarda caso, Sinner non c'era.

La notte newyorkese restituisce un nuovo capitolo di questa odissea da terzo incomodo. Sì, perché Carlitos Alcaraz è stato battuto da Ben Shelton, tennista a stelle e strisce che in quattro ore e 28 minuti ha espresso il gioco della vita. Per la prima volta dal 2021, ci sarà quindi un nuovo campione a Flushing Meadows: dopo l'exploit di Daniil Medvedev contro Djokovic, negli ultimi quattro anni la coppa è sempre stata alzata dal murciano, oppure da Nole e Jannik. Fratello della Parigi di Sasha, l'Arthur Ashe sorriderà a un volto diverso. E saremo punto e a capo, a chiederci se sia questa la volta buona per una riserva ai vertici, mentre già pregustiamo il momento in cui Carlitos e Sinner si ritroveranno una volta ancora, dopo una mancanza che comincia a bruciare, ai lati opposti della rete.

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Alcaraz a New York ANSA

Occhi sul match da record tra Alcaraz e Shelton: all'ultimo colpo, l'orologio segnava le 03:33 di notte. Mai prima nella storia dello US Open si era finito così tardi, un orario figlio di incontri precedenti lunghissimi. Sarà il mancino classe 2002 ad avere la meglio su Tiafoe in semifinale? Connazionale a sua volta protagonista di una vittoria al cardiopalma contro l'altro statunitense Alex Michelsen. Reo di aver condannato alla panchina il campione in carica, "Big Ben" non merita di passare in secondo piano, ma ci scuserà se in questa sede provvederemo a spendere giusto due parole sul rientro monumentale di un Alcaraz dato per spacciato ancor prima di posizionarsi ai blocchi di partenza. Con quel leggero dubbio che sorge solo nei confronti di chi ci ha già abituato innumerevoli volte a ribaltare risultati e pronostici negativi. Ci scuserà Ben se ci soffermeremo sulla prestazione dell'avversario, nel giorno del suo forse più significativo trionfo, superiore all'ex numero uno per la prima volta in carriera. Certo, perché non capita spesso di assistere a ritorni così.
Carlitos arriva a New York e, al fianco di Serena Williams, consegna mille punti aura allo Stadio di tennis più grande al mondo. E ce ne vuole. Lascia l'avventura del doppio misto e si prodiga a riprendere in mano la sua natura da singolarista, lo fa cedendo un solo set, al secondo turno, contro Jaime Faria. Lo fa mostrando un tennis di tutto rispetto, oltre agli outfit chiacchierati, impensabile se si pensa che fino a poco tempo prima si allenava con la mano sinistra o simulava colpi impugnando una racchetta senza corde e con una parte del telaio tagliata. Non è l'Alcaraz migliore, perciò ci fermiamo un attimo a contemplare l'idea di cosa sarebbe successo se lo fosse stato. E, lo ribadiamo, non è per sminuire i colleghi del Tour, ma il livello presentato a mezzo servizio è fuori da ogni logica e lascia sperare in un finale di stagione di tutto rispetto. O un inizio 2027 più che stimolante.

È la legge dei Campioni, che risponde solo a chi è segnato da una tempra inossidabile. La stessa che lo scorso anno, dopo il caso Clostebol, ha visto Sinner tornare nel caldo abbraccio romano e raggiungere una finale completamente inaspettata, e poi l'epilogo dalle lacrime amare a Parigi, il riscatto con il primissimo Wimbledon.
Con un calendario sempre più fitto di impegni e corpi spinti costantemente al limite (Sinner ha seguito a ruota Alcaraz, ritirandosi dall'ultimo Major della stagione a causa di un dolore al ginocchio), la soluzione sta nella capacità di dosarsi e, prima ancora, di ascoltarsi. Così, quando Carlos Alcaraz annuncia che si prenderà più pause e salterà alcuni appuntamenti durante i prossimi anni, non dobbiamo sorprenderci, perché sarà quello – oltre a tutto il lavoro dietro le quinte – a consentirgli di avere una carriera longeva e altrettanti ritorni come quello messo in scena in queste settimane newyorkesi. Del resto, quello che Adriano Panatta definisce "fuoriclasse" è il tennista autore di cose impossibili che vanno ben oltre il puro talento, ma – ci permettiamo di aggiungere – è anche il miglior custode della propria salute.
Onore quindi a Ben Shelton per aver abbattuto il muro dello spagnolo, a un passo dal coronamento di un sogno nell'abbraccio della sua gente. Onore a Carlitos Alcaraz per il livello che ci ha regalato e per aver dimostrato che il limite è spesso soltanto quello che imponiamo a noi stessi.

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