È il pomeriggio di mercoledì, perlomeno qui a Mandalika, quando MotoGP Sports manda una nota alla stampa con quello che sarà il nuovo format per il weekend di gara dal 2027. In breve, verrà ridotto il tempo dei piloti in pista (15 minuti in meno il venerdì, 10 in meno il sabato mattina e niente warm up) per aggiungere un turno di qualifica e modificare l’intero sistema avvicinandolo a quello della Formula 1.
Il venerdì pomeriggio, dopo le FP2 (che dureranno mezz’ora) tutti e 22 i piloti scenderanno in pista per le qualifiche Sprint, che per l’appunto stabiliranno la griglia del sabato. Cambiano anche Q1 e Q2 però, perché al primo turno dovranno presentarsi tutti i piloti, dove i migliori 12 entreranno nell’ultimo turno di prova per stabilire le prime posizioni in griglia.
Così, di fatto, il pilota che parte dalla pole (e gli 11 che seguono) dovranno scendere in pista per tre turni di qualifica. Oltre a questo è stato abolito il warm-up e sostituito con 10 minuti di sighting laps (giri di schieramento) per controllare le condizioni di moto e pista prima del via. Così in buona sostanza abbiamo passato la giornata di giovedì a raccogliere le opinioni dei piloti in merito.
Cosa ne pensano i piloti? VR46 Academy favorevole, gli altri contrari
La giornata è stata una carrellata di occhi sgranati, prese di fiato e parole dette a mezza bocca. Le eccezioni però non sono mancate, a cominciare da Pedro Acosta che si è schierato senza mezzi termini contro la nuova scaletta: “Non abbiamo scelta, quindi non importa molto quello che pensiamo. Ma sarà un anno duro, molto duro. Sai quanto stress ha un pilota MotoGP durante un weekend di gara, noi abbiamo già tante sessioni in cui dobbiamo rischiare tutto. E non credo che fare la qualifica Sprint con 22 piloti in pista sia una buona idea, poi di nuovo una qualifica il sabato con 22 piloti, la Sprint e la gara della domenica. Voglio dire, saremo spesso stressatissimi. E io capirei il format se ci fossero la metà delle Sprint. Già adesso abbiamo moltissimi infortuni e verrà peggio. E poi se cadi sabato, senza warm up non puoi controllare cosa è successo alla moto. Anche perché se c’è qualcosa di rotto non hai tempo per aggiustare nulla”.
Per Pecco Bagnaia invece è una bella notizia, manca solo il warm up. Anche Marco Bezzecchi, in conferenza stampa con Jorge Martín e Marc Marquez, si è detto felice del cambiamento. Gli altri due invece no: per Marc questo approccio accorcerà la carriera dei piloti, anche se lui dice che “La mia ormai l’ho fatta”. Martín ha aggiunto che comunque la si voglia vedere i piloti non vengono presi in considerazione per questa storia. Ancora più straniante però è stata la netta divisione dei piloti sul warm up: per qualcuno, come Alex Rins, è completamente inutile: “Ho passato la mia carriera a sperare che lo togliessero e ora che lo fanno vado via”, ha raccontato con un sorriso.
Le reazioni della sala stampa
Difficile trovare un collega, nella sala stampa di Mandalika, che vede il nuovo format come una buona idea. Mettere 22 piloti tutti assieme in due diversi turni di qualifica (quando in passato Q1 e Q2 erano state introdotte proprio per una questione di sicurezza) sembra soltanto un passo indietro. In termini economici si riducono i costi dei componenti perché le moto passano meno tempo in pista, tuttavia è facile immaginare che aumenteranno i costi dei ricambi per via di un aumento delle cadute. Un collega inglese riassume la faccenda così: “È come se i piloti pensassero: ‘Vogliono ammazzarci per lo show ma è l’unico modo che abbiamo per correre’”
Resta poi un tema mediatico, perché da un lato diventa più difficile raccontare tutto, dall’altro ogni momento (ogni qualifica, ogni gara) perde importanza. In questo caso però viene da pensare che la faccenda sia più grande: con una soglia dell’attenzione ridotta all’osso, piccole scosse emotive sono più efficaci di un evento ad ampio respiro. In breve, funziona di più una clip da mettere su Instagram con una caduta, una pole o un qualche tipo di dramma che la gara vera e propria.
Arriviamo così al dubbio atroce che abbiamo tirato fuori tra le scrivanie della sala stampa: ma non è che Marini, Bagnaia e Bezzecchi hanno deciso di dire che a loro questa soluzione piace soltanto perché sanno che opporsi non serve a nulla e che anzi, genera più domande e fastidio? In questo caso sarebbe un bel modo di misurare a che punto i piloti si sentano partecipi delle scelte che li riguardano, ovvero quasi niente.