Siamo a Mandalika nell'hotel in cui alloggiano alcuni piloti, tra cui Pedro Acosta e Jorge Martín. Sul divano è appoggiata una chitarra, Jorge dice che ha imparato a suonare "La Bamba" e che si sta esercitando su pezzi nuovi. A fianco del tavolo in cui ci sediamo per l’intervista invece ha parcheggiato la sua bici da corsa. Ad ascoltarlo con un sorriso largo c’è la fidanzata, Maria, che sta vivendo con lui questa lunga trasferta d’oltreoceano iniziata la settimana scorsa in Giappone che proseguirà fino ai primi di novembre, con la Malesia. In breve, Jorge sta facendo il possibile per portare un po’ della sua vita europea in questo lungo viaggio nel quale cui si sta giocando il terzo titolo mondiale della sua carriera.
Poche ore prima, verso le 4 del mattino, tutta l'isola è stata svegliata da un terremoto di magnitudo 5, che in una zona a rischio tzunami non ti lascia esattamente sereno: "Mi sono ca*ato", dice lui ridendo. Poi racconta degli inizi, del desiderio di restituire qualcosa alla sua famiglia, delle scelte che ha preso e della sua mentalità: “Penso solo a quello che posso controllare”, è la sua filosofia in estrema sintesi. Jorge è piuttosto sfuggente. Alla fine, nel giro di un quarto d'ora di lui si capisce soprattutto una cosa: negli anni, tra infortuni, porte chiuse, lo psicologo e la fede, si è costruito una mentalità che pochi altri sportivi possono vantare. Forse qualcuno nel basket, perché ha tanto dell’atleta americano che crede nel sogno, nel lavoro e nell’altissimo. Magari non emerge del tutto, eppure si mostra abbastanza da spiegare abbastanza bene perché Martín può davvero essere tra i grandi favoriti al titolo in questa MotoGP 2026. La moto c’è e la fame pure, anche se dall’altra parte non manca uno dei piloti più forti nella storia delle corse.
7 ottobre 2026
ESCLUSIVA con Jorge Martín: "Giocarsela con Bagnaia o con Marquez? Molto diverso ma io darò tutto"
Chi è Jorge Martín? È uno che non molla. Perché è i piloti che hanno subito più infortuni, al punto da vedersi morto in un letto d’ospedale solo lo scorso anno, ma pure perché è stato l’unico in grado di vincere un titolo mondiale con un team satellite. Lo puoi scordare in fretta, eppure Martín sta riuscendo a giocarsi il campionato con una moto che non conosce troppo bene contro uno dei piloti più forti della storia: lo abbiamo intervistato per capire come sia possibile, lui ci ha dato una risposta chiarissima
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