Come mandare a puttane quattro anni di propaganda garantista e dichiarazioni di intenti: tutorial dal centrodestra di Governo. E dirlo ci dispiace, perché il percorso intrapreso dalla nostra giustizia dalla Cartabia in poi, per chi della stessa ha una certa idea, non può che essere virtuoso. L’idea che l’indagato debba essere innocente fino a sentenza definitiva, nelle carte ma anche sui giornali, che abbia diritto a difendersi, a non vedersi spiattellato come assassino o delinquente, che le tesi di un magistrato non siano il Vangelo e che il pm non sia un Inquisitore. Ma tutto va a farsi benedire quando lunedì 19 ottobre Vinci, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta su David Rossi, va in conferenza stampa a dire che David Rossi è stato ucciso e a indicare due nomi: Giuseppe Mussari come presunto mandante di un’intimidazione finita male e Gabriele Ceccherelli come presunto organizzatore di chi l’avrebbe eseguita. Né l’uno né l’altro risultano indagati. Ma come? E la segretezza delle indagini? Il diritto di difesa? Il contraddittorio? Mesi di campagna referendaria contro lo strapotere dei giudici e poi le stesse deformazioni imperdonabili ai giudici le mette in campo uno che giudice nemmeno lo è. Che non ha studiato per farlo (seppur sia avvocato, e questo è ancora più grave), non ha superato un concorso, non ha fatto un percorso professionale che gli consenta di decidere chi ha sbagliato e chi no, non ha le prerogative, le garanzie e gli obblighi che sono tipici e obbligatori in un processo penale, seppur per Costituzione “la commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”. E il fatto che tutto questo avvenga dopo le dichiarazioni di un detenuto già ritenuto altre volte inattendibile è solo un dettaglio. Come lo è che l’aver spifferato in anteprima i risultati raggiunti dalla Commissione a Massimo Giletti, che poi ha anche ospitato Vinci a Lo Stato delle Cose, quando lo stesso centrodestra, con la riforma Nordio e i decreti successivi, ha vietato di pubblicare il contenuto delle intercettazioni non riprodotto dal giudice e le ordinanze di custodia cautelare fino alla chiusura delle indagini, proprio per evitare che il materiale d’indagine arrivi sui giornali prima che l’interessato possa difendersi.
Dettagli, perché un Paese che demanda la gestione della giustizia alla politica è un Paese che sulla giustizia ha già fallito. Dopo essersi riempito la bocca per mesi di giudici terzi e liberi dai condizionamenti.
E attenzione, ben vengano le Commissioni Parlamentari d’inchiesta il cui compito però “non è di giudicare, ma solo di raccogliere notizie e dati necessari per l’esercizio delle funzioni delle Camere” (Corte Costituzionale, sentenza n. 231 del 1975). Sono un contrappeso giustissimo al potere giudiziario, ma svolgono verso lo stesso una funzione di controllo, non di supplenza. E ben vengano i dubbi sulle inchieste della magistratura, gli approfondimenti, le inchieste parallele, purché però ragionevoli e purché restino nei confini di quello che è pur sempre un “processo” istituito da un’autorità politica.
Si può essere persuasi che la morte di David Rossi non sia stata un suicidio. Si può pensare che due archiviazioni non siano una verità. Si può perfino credere che una commissione parlamentare sia la sede giusta per rimettere in moto una macchina inceppata. Ma non si può pretendere che la presunzione di innocenza valga solo per i nemici. Che i dichiaranti inattendibili siano solo Graviano e Brusca quando accusano Berlusconi. La commissione dice di voler ascoltare Mussari e Ceccherelli con un avvocato: ottima idea, arriva un po’ tardi...