La scorsa primavera Volkswagen annunciava ubri et orbi il Future Plan 2030, un piano formato da 12 iniziative che dovrebbe rendere il gruppo e i suoi marchi più resilienti e competitivi in condizioni di mercato sempre più difficili. L'obiettivo principale del piano approvato dal Consiglio di sorveglianza del colosso tedesco era, e rimane tutt'ora, quello di raggiungere un margine operativo del 9% entro il 2030. Per centrarlo, Volkswagen ha fatto sapere di voler puntare a un risultato operativo di 31 miliardi di euro e a 37 miliardi di costi generali, e che nel periodo 2027-2031 prevede di investire 135 miliardi di euro in ricerca e sviluppo. Il piano guarda anche al 2035, quando la casa automobilistica dovrebbe ridurre di circa il 50% la propria gamma di modelli e tagliare del 75% la complessità dell'offerta. La strategia prevede di concentrare le risorse su un numero più ristretto di modelli prioritari, puntando su design e tecnologia, maggiori volumi per singolo modello, costi più bassi e più ampie economie di scala. “Nei prossimi anni investiremo una somma a tre cifre in miliardi per rendere i nostri marchi iconici ancora più attraenti, forti e competitivi”, dichiarava l'amministratore delegato Oliver Blume.
Il piano di Volkswagen non sarà tuttavia indolore per i dipendenti del gruppo. Anche per via di altre decisioni controverse. A quanto pare, almeno secondo riportato dal quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, il gruppo starebbe pianificando una drastica (l'ennesima) misura per ridurre i costi. Quale? Il congelamento degli stipendi fino al 2030 di molti dei suoi 600.000 dipendenti in tutto il mondo. Non è una mossa da poco, visto che, in termini concreti, questo potrebbe spingere gli addetti interessati dal provvedimento a fare i conti con una perdita di reddito reale di circa il 10%. No comment da parte dell'azienda. Un portavoce si è limitato a spiegare che il prossimo ciclo di negoziati rappresenta “il forum in cui discutere per la prima volta di accordi interni aziendali di qualsiasi tipo”. I 130.000 dipendenti dell'azienda coperti dal contratto collettivo aziendale avevano già accettato di rinunciare a un aumento salariale del 5,5% nell'ambito del pacchetto di riduzione dei costi del 2024.
Certo, Volkswagen non è l'unica casa automobilistica europea in difficoltà ma, da leader di mercato, sta subendo le conseguenze più rilevanti dello shock combinato che sta colpendo il mercato globale delle quattro ruote. Il gruppo tedesco deve fare i conti con i dazi statunitensi, con le difficoltà delle filiali Audi e Porsche, e con un andamento disastroso in Cina. Voci di corridoio sussurrano che Blume stia attuando un piano di tagli denominato Group Target Picture che includerebbe l'eliminazione di decine di migliaia di posti di lavoro. Quattro stabilimento di Volkswagen, inoltre, rischiano la chiusura: quelli di Emden, Hannover, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm. Alla fine di settembre è stato anche annunciato che l'azienda rescinderà quasi tutti i contratti collettivi di lavoro mettendo a rischio bonus e indennità aggiuntive. I sindacati sono sul piede di guerra. Nel frattempo un portavoce del Consiglio di fabbrica europeo e globale del Gruppo Volkswagen è stato chiaro: "Tutti i membri del consiglio di amministrazione con uno stipendio simile dovrebbero sapere che un'illusione del genere da parte del management di Wolfsburg non può assolutamente diventare realtà. Naturalmente, i dipendenti sindacalizzati di tutto il mondo continueranno a chiedere la loro giusta parte e, se necessario, la faranno valere con la forza".