Un paio di settimane fa vi avevamo anticipato che i Ris di Messina stavano concentrando la propria attenzione sul terrazzino dell’abitazione di Noemi Impellizzeri, la trentatreenne trovata cadavere nel suo appartamento lo scorso agosto. Gli investigatori ipotizzano da qualche tempo che l’assassino della giovane si sia dato alla fuga proprio attraverso i tetti degli stabili di via Circonvallazione a Riposto dopo aver inscenato un finto suicidio che sarebbe avvenuto per impiccagione e un incendio appiccato in prossimità della porta di ingresso dell’appartamento della vittima. Ora questa ipotesi si fa sempre più strada perché la scientifica è tornata sulla scena del crimine e ha ripercorso lo stesso tragitto che avrebbe condotto il killer dalla cucina di Noemi fino al balcone e, attraverso i tetti e i terrazzi degli appartamenti adiacenti, ad un palo della luce dal quale si sarebbe calato fino a raggiungere la stradina secondaria dalla quale sarebbe fuggito.
I Ris comandati dal colonnello Carlo Romano avrebbero analizzato le immagini riprese da tutte le telecamere di sorveglianza della zona, compresa quella di un’abitazione privata che copre l’area in cui si trova il palo della luce attenzionato ed è altamente probabile che abbiano individuato una sagoma sospetta calarsi dai tetti anche se la sua identificazione potrebbe rivelarsi complicata per via della scarsa illuminazione del vicolo nelle ore notturne. Per questo ora al vaglio degli inquirenti si trovano alcune tracce dattiloscopiche rinvenute nella parte alta del palo insieme a impronte di scarpe individuate sul pavimento dei terrazzi e su una scala in pietra lavica, impronte che sarebbero state lasciate dall’assassino mentre fuggiva dal luogo del delitto approfittando dell’oscurità notturna. Tutti elementi che non fanno altro che confermare l’ipotesi che il killer conoscesse molto bene l’abitazione della vittima e sapesse perfettamente che dal terrazzino di Noemi era possibile avventurarsi sui tetti e calarsi dal palo nella via secondaria e meno trafficata rispetto a quella che affaccia sull’ingresso principale. Un’ipotesi percorsa non solo dagli inquirenti ma anche da Sara, madre della vittima, che fin dalle prime ore è sempre stata convinta del fatto che la figlia non si sia tolta la vita ma sia stata uccisa da qualcuno che la conosceva molto bene e la frequentava da tempo.
L’unica persona raggiunta dall’avviso di garanzia per la morte di Noemi rimane Tony Proietto, colui che le cronache con un termine forse un po' abusato negli ultimi tempi ma perfettamente calzante, definiscono amico speciale, l’ “amico fraterno” che continua a presenziare nelle varie trasmissioni televisive professandosi totalmente estraneo ai fatti anche se spesso fornisce versioni e ricostruzioni dense di elementi contraddittori e non è in grado di stabilire con certezza dove si trovasse nella giornata di sabato quando, secondo l’autopsia, Noemi sarebbe morta. Della fantomatica videochiamata dove la donna il venerdì notte gli avrebbe confessato l’intenzione di farla finita non c’è traccia e non è oggettivamente possibile provare che quella comunicazione sia mai realmente avvenuta.
Proietto in tv è spesso accompagnato dal suo avvocato difensore che si fa e ci fa una domanda retorica : come mai il suo assistito è ancora a piede libero se gli elementi finora raccolti dagli investigatori sono realmente a suo carico? Per rispondere al quesito dobbiamo sicuramente attendere gli esiti delle analisi sulle nuove impronte rinvenute tra cui ci sarebbero anche tracce di dna sotto le unghie della vittima e tracce ematiche sul chiavistello che chiude dall’interno il passaggio dalla cucina di Noemi al terrazzino che avrebbe costituito la via di fuga del killer. Risultanze che potrebbero scagionare o inchiodare definitivamente l’unico indagato per quello che ormai, senza più ombra di dubbio, è un omicidio mascherato da suicidio.