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8 ottobre 2026

Noemi Impellizzeri: l’assassino ha le ore contate? Le tracce sui cordini e le contraddizioni dell’unico indagato

  • di Morena Zapparoli Funari Morena Zapparoli Funari

8 ottobre 2026

Mentre i Ris analizzano li cordino repertato sul corpo della vittima per paragonarlo a quello sequestrato a casa dell’indagato, Tony Proietto si rimangia quello che aveva dichiarato all’indomani della scoperta del cadavere di Noemi e dice che per lui la ragazza “era come una sorella”
Noemi Impellizzeri: l’assassino ha le ore contate? Le tracce sui cordini e le contraddizioni dell’unico indagato

Che quello di Noemi Impellizzeri non sia stato un suicidio ormai appare chiaro non solo alla famiglia della vittima che ha sempre sostenuto questa tesi ma anche agli inquirenti che stanno indagando senza sosta supportati dagli esiti degli esami autoptici e dei numerosi reperti rinvenuti dai Ris di Messina nell’abitazione della trentaduenne di Riposto. Si tratta di un’evidenza resa ancora più certa dall’esame macroscopico legato all’autopsia, accertamento al quale hanno partecipato anche i legali dei fratelli della vittima e il difensore di Tony Proietto, unico indagato per la morte di Noemi. E deve essere stato proprio l’esito di questi esami ad aver spinto l’avvocato di Proietto, Ivan Siragusa, a dichiarare pubblicamente che ora anche il suo assistito si è persuaso che Noemi non si sia tolta la vita ma sia stata uccisa.

Un cambio di versione che però cozza con le parole dello stesso indagato che nel corso della trasmissione “Verità Nascoste” si è più volte contraddetto rispetto alle dichiarazioni fatte precedentemente. Uno dei misteri ancora da risolvere riguarda proprio la natura della relazione tra la vittima e l’indagato perché Tony all’indomani del ritrovamento del corpo di Noemi aveva dichiarato che la ragazza durante una videochiamata gli avrebbe mostrato una corda e gli avrebbe manifestato l’intento di suicidarsi a causa del sentimento che provava nei suoi confronti, sentimento che Tony non poteva ricambiare totalmente perché sposato con prole. L’indagato, pur negando l’esistenza di un legame sentimentale, aveva ammesso l’assidua frequentazione con la vittima e si era spinto a dichiarare in tv di essere stato costretto a bloccare il suo contatto perché aveva promesso a moglie e figlie di interrompere qualsiasi tipo di rapporto con la giovane. Per quale motivo dunque Tony ora dichiara a Milo Infante che tra lui e Noemi c’era solo un rapporto di amicizia fraterna e la ragazza non gli avrebbe mai dichiarato il suo amore? Che bisogno c’era di bloccare il numero di cellulare di Noemi se la giovane lo considerava soltanto “un fratello” al quale rivolgersi in caso di bisogno? E perché preoccuparsi tanto del fatto che Noemi potesse telefonargli o mandargli messaggi mentre era in compagnia della moglie o delle figlie giunte in Sicilia dall’Olanda nel periodo delle vacanze di agosto?

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Sono le stesse domande che si pone anche Sara, la madre di Noemi, che ha più volte rivelato pubblicamente che tra sua figlia e Tony c’era una relazione sentimentale e l’uomo spesso frequentava l’abitazione della giovane e si fermava a dormire da lei. La madre della vittima fa notare anche che il killer probabilmente doveva conoscere molto bene l’appartamento di Noemi perché l’eventuale via di fuga attraverso il terrazzo e l’appartamento adiacente disabitato ipotizzata dagli inquirenti poteva essere praticata solo da una persona avvezza a frequentare l’abitazione di sua figlia.

Un particolare che fa molto riflettere è il fatto che il corpo di Noemi sia stato ritrovato impiccato nella sua abitazione come a simulare un suicidio, gesto volontario del quale la vittima, stando alla versione di Tony, avrebbe informato l’indagato attraverso la famosa videochiamata. Se ci soffermiamo su questa ricostruzione le conclusioni possono essere soltanto due: o qualcun’altro era al corrente della videochiamata e dell’intento suicidario di Noemi e ne ha approfittato per ucciderla con le stesse modalità riferite da Proietto mettendo in scena l’impiccagione oppure la versione di Proietto non risponde a realtà e spiega come mai gli investigatori lo ritengano l’unico indagato per l’omicidio della ragazza.

Intanto i Ris stanno effettuando le analisi sul cordino trovato intorno al collo della vittima e sui cordini sequestrati nell’abitazione della stessa, a casa di Proietto e nell’auto della madre della vittima. Gli esami su questi reperti probabilmente non potranno restituire impronte dattiloscopiche per via del materiale e della superficie ristretta ma molto probabilmente potrebbero contenere tracce di dna e cellule epiteliali depositate dall’assassino durante le operazioni di maneggiamento del cordino. Quel cordino che è servito per simulare un gesto volontario prima di dare fuoco all’appartamento nel tentativo di cancellare ogni traccia dell’aggressione sfociata nell’omicidio di Noemi.

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