Massimo Garavaglia, 58 anni, lombardo e Presidente della Commissione Finanze al Senato, sfida Salvini e lo fa veramente. In effetti, subito dopo la candidatura inaspettata dell’ex ministro del Turismo con il governo Draghi, si era diffusa la voce che il promotore di tutta l’operazione potesse essere lo stesso Matteo Salvini e che quindi si volesse costruire una parvenza di legittimazione congressuale in assenza di avversari. Ma così non è. Infatti secondo fonti della Lega ben informate la candidatura non solo è vera ma potrebbe essere stata appoggiata da Giancarlo Giorgetti (anche se non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali a riguardo), con il rischio di non essere più ricandidato per il 2027. Si noti che Giorgetti non presidierà il nuovo congresso, al contrario del passato (lo presiederà Lorenzo Fontana, presidente della Camera). Del resto è noto il profondo legame tra i due, per altro entrambi bocconiani e portatori di una idea della Lega profondamente diversa da quella estremista attuale. Da notare che Garavaglia ha detto all’Ansa di aver parlato con Fontana (Attilio) della sua candidatura.
Questo quindi cambia parecchio l’interpretazione dell’evento che avverrà a Milano il 24 e 25 ottobre. Non si tratta più di quella che poteva sembrare una farsa di auto-incoronazione o giù di lì. Si tratta di roba vera e non solo: infatti la presenza del voto segreto rende pericoloso l’evento, perché i franchi tiratori esistono anche a via Bellerio e non solo a Montecitorio. E poi -come forma di dissenso - c’è un altro temuto strumento e cioè la scheda bianca che permetterebbe ai delegati di poter “trattare” sia con Salvini che con Garavaglia. Una mossa quella della candidatura di Garavaglia che ha attivato tutta una serie di “meccanismi di protezione” per limitare al massimo i possibili danni. In effetti la vittoria del leader è comunque abbastanza scontata, ma una cosa sarebbe stata in caso di assenza di avversari e una cosa invece sarà con un avversario vero e neppure “addomesticato”. Garavaglia farà più danni possibile e qualcuno dentro la Lega - in posizioni di assoluto rilievo - preconizza anche una forbice dal 25% al 33%, con una soglia di “vittoria psicologica” al 30%. Questo significherebbe indebolire di molto la leadership ed esporre anche lo stesso governo ad un inevitabile indebolimento, soprattutto in presenza di avversari esterni, come l’incombente Generale Vannacci e il suo Futuro Nazionale. Repubblica riporta che: “i fedelissimi di Salvini invitano i dirigenti a non sostenere lo sfidante del leader nella raccolta: chi lo farà rischia la candidatura”. Tuttavia come detto, il voto segreto è il vero e temibilissimo pericolo e forse per Salvini conveniva non farlo questo congresso che rischia di indebolirlo ulteriormente in una fase molto critica, visto che comunque un congresso era stato già celebrato (e vinto) solo un anno e mezzo fa a Firenze.
Garavaglia, secondo il regolamento, doveva prendere almeno 80 firme entro il 21 ottobre in quattro regioni differenti dai delegati che sono 706 e lo ha fatto nel termine stabilito delle ore 13, anche se con qualche difficoltà. Naturalmente i nomi dei delegati che hanno firmato per lo sfidante saranno noti e quindi rischieranno la riconferma. Garavaglia non si vede in Senato ma lavora alacramente alla sua mozione. Le fonti dicono che potrebbe riutilizzare progetti e proposte già presentate da Luca Zaia con una Lega divisa: il Nord dei governatori e di Romeo (55) e il Centro-Sud guidato da Claudio Durigon. Nel frattempo si sa che Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, sta raccogliendo firme per una mozione nordista che negli intenti sarebbe servita ad arginare il malumore. Tale mozione è stata firmata da Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e poi Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, autore del libro Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento. Salvini ha poi dichiarato dopo la raccolta firme: “Garavaglia? Non è una sfida, ma un confronto. Il congresso l'ho convocato apposta. Dopo mesi di polemiche giornalistiche finalmente si ascolteranno idee, proposte, io ce le ho chiare, su come la Lega può essere determinante in Italia. L'abbiamo dimostrato in questi giorni: autonomia approvata in Consiglio dei ministri, decreti Sicurezza che raccolgono le nostre proposte, all'estero siamo il terzo movimento nel Parlamento europeo, siamo determinati e determinanti. Dopo mesi di chiacchiere adesso capiremo chi vuole fare e che cosa”.
Romeo pare essere nel mirino di Salvini che starebbe facendo raccogliere firme contro di lui in Senato e si parla di commissariamento del partito in Lombardia, dimenticando però che Romeo è il segretario della potente Lega Lombarda. Si parla inoltre di parlamentari leghisti in uscita verso il gruppo misto dove potrebbero costituire un gruppo ed evitare di raccogliere le firme (che con la nuova legge elettorale sono passate da 1.500 a 6.000 per collegio) per fare un nuovo partito da presentare alle elezioni politiche del 2027. In questo quadro già complesso c’è anche da tenere presente che Gianluca Pini, ex coordinatore dell’Emilia – Romagna, ha presentato un esposto – denuncia alle Procure di Roma e Milano sulla gestione della vecchia Lega Nord con implicazioni sul simbolo del Carroccio e sul 2 per mille, coinvolgendo lo stesso Matteo Salvini e Igor Iezzi (segretario della Lega Nord). Ricordo che nel 2019 è stata creata la “Lega Salvini Premier” lasciando però in essere la Lega Nord - come “bad company - che ha un debito di 49 milioni con lo Stato. Il malcontento del Nord, a quanto si legge sui post e dalle scritte comparse anche a Pontida, è pure indirizzato verso il Ponte sullo Stretto di Messina gestito dall’ amministratore delegato Pietro Ciucci, con i continui ritardi e rinvii e che drena ingenti risorse economiche - finanziarie senza aver prodotto finora risultati. Tra l’altro il recente blitz dei Ros dei Carabinieri -d elegati dalla Procura di Roma - nei confronti di Dipe / Cipess, Società Ponte sullo Stretto, Mit e Consorzio Eurolink per corruzione, non aiuta. Resta da capire anche come sia possibile che Ciucci dichiari “l'estraneità della società ai fatti oggetto di inchiesta" quando un ex membro del cda è implicato nell’inchiesta stessa.