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6 novembre 2026

Volano stracci in casa Radicali, ma cosa sta succedento? Tanti scazzi che nemmeno in un condominio, dal mini-Papeete dell'ex segretario Blengino alle 50mila firme non depositate con Valentina Nappi

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

6 novembre 2026

Grandi scazzi per pochi voti. Nei Radicali volano accuse di tessere sospette, conti opachi e minacce. Blengino realizza un mini-Papeete: si dimette e accusa Hallissey, che contrattacca e prende il suo posto ai sensi dello statuto. Insomma, tutto belllissimo. Tra 50mila firme mai depositate e presunte promesse di poltrone, sullo sfondo la guerra a Magi per +Europa. Altro che nonviolenza. Le elezioni si avvicinano!

Foto: Ansa

Volano stracci in casa Radicali, ma cosa sta succedento? Tanti scazzi che nemmeno in un condominio, dal mini-Papeete dell'ex segretario Blengino alle 50mila firme non depositate con Valentina Nappi

Volano stracci in casa Radicali. Le solite conseguenze delle elezioni che si avvicinano. Ciò gli uomini (e donne) unisce il potere divide. Potere, poi, si fa per dire, perché stiamo comunque parlando di infinitesimi percentuali che i Radicali Italiani si stanno combattendo con una ferocia che lascia tutti a bocca aperta. Al congresso del dicembre 2024, Filippo Blengino, artefice di quest’ultimo pandemonio, è eletto segretario con 205 voti, Patrizia De Grazia tesoriera con 198 e Matteo Hallissey presidente con 207. Neanche ad un assemblea condominiale ci si scanna così, verrebbe da dire. Ma sarebbe una cattiveria, anche se a quanto pare i tesserati a Roma sono 16, due in più della cittadina da 11000 abitanti, Mercogliano, al centro delle accuse di irregolarità da parte di Blengino che però omette un particolare. In quella cittadina ci abita il presidente del Comitato nazionale dei Radicali, Bruno Gambardella. Sarebbe da stranirsi per il contrario. Le battaglie più dure sono proprio quelle sul futuro di un’idea. Inevitabilmente, uno scontro generazionale. Però la traduzione di questo conflitto è sempre nel concreto di quella manciata di voti. Attorno a questi si sta consumando una sorta di psico dramma. Blengino infatti dopo essersi dimesso in una sorta di mini-Papeete che ha portato ad essere ancora più centrale lo stesso Hallissey, ha parlato al Fatto di tesseramenti opachi, gestione personalistica del partito, minacce, soldi non rendicontati correttamente e persino presunte promesse di assunzioni. Assieme a lui si sono dimessi altri quattro dirigenti, mentre l’uomo dalla camicia rosa, Matteo Hallissey, presidente sia dei Radicali Italiani sia di +Europa, è al centro di un grande casino. Nel frattempo si è attivata per rispondere alle accuse di Blengino pure la tesoriera De Grazia che nel frattempo è alle prese con uno sciopero della fame per la riapertura del Campus Luigi Einaudi a Torino, occupato dai centri sociali. Aiuto.

Filippo Blengino Ansa
L'ormai ex segretario Filippo Blengino Foto Ansa

E pensare che Marco Pannella era quello della nonviolenza, della trasparenza, delle battaglie contro la partitocrazia. Eppure dalla gerarchia non si scappa. E’ una questione naturale. Il potere è una questione umana, e l’uomo è tale perché organizza. Matteo Hallissey, Filippo Blengino e Patrizia De Grazia, prima di darsele di santa ragione andavano d’amore e d’accordo ed erano una compatta testuggine del nuovo millenio. Nel gennaio 2024 Hallissey viene eletto segretario di Radicali Italiani, De Grazia presidente e Blengino tesoriere. Hallissey è già noto sui social per gli sputi e le botte che si prende dai tassisti, le sue incursioni sulle spiagge, la sua lotta a Mondella con Ismaele Lavardera. A dicembre, è che Blengino diventa segretario, Hallissey presidente e De Grazia tesoriera. Nel febbraio 2025, poi, Hallissey viene eletto anche presidente di +Europa, battendo Benedetto Della Vedova. Da alleato di Riccardo Magi, segretario di +Europa, Hallissey ne diviene il principale antagonista. Senza capire questo la riunione della Direzione dei Radicali su Zoom dello scorso 2 novembre non ha senso. Blengino prende la parola e annuncia che non intende assumersi la responsabilità di convocare il prossimo congresso. Poi arrivano le dimissioni. E soprattutto arriva una lettera che ha ben poco di diplomatico. Secondo Blengino i Radicali son diventati “roba” di Hallissey, una sorta di fattoria degli animali nella quale la fedeltà personale avrebbe preso il posto delle competenze e gli organismi democratici sarebbero stati svuotati della loro funzione. Una “setta politica”, scrive, e da addosso ad Hallissey. Perché è lui, dice, ad aver trasformato Radicali Italiani in uno strumento funzionale alle proprie ambizioni dentro +Europa. Hallissey e De Grazia, però, in una lunga mail agli iscritti del 5 novembre, respingono le accuse e propongono una ricostruzione opposta: Blengino si sarebbe progressivamente isolato, avrebbe chiesto rassicurazioni sulla propria rielezione e, non avendole ottenute, avrebbe scelto di "difendersi dal Congresso e non nel Congresso". Secondo i due dirigenti, inoltre, durante la Direzione Blengino avrebbe impedito agli altri di intervenire, disattivandone i microfoni. Insieme a Blengino si dimettono Bianca Piscolla, Alice Depetro, Andrea Turi Nora Brigid Righini. Si è persa la trasparenza e la democrazia interna, dicono. Si rifanno alle accuse di Blengino che dice di di aver riscontrato anomalie nelle iscrizioni al partito in vista del XXIV congresso. Pagamenti effettuati con la stessa carta di credito per più persone, iscrizioni arrivate a pochi minuti di distanza dallo stesso indirizzo Ip, versamenti in contanti accompagnati da dati anagrafici insufficienti. Blengino spiega pure che a Mercogliano, comune in provincia di Avellino con circa undicimila abitanti, avrebbe, secondo l'ex segretario, appena due iscritti radicali in meno rispetto all'intera città di Roma. Blengino ha addirittura annunciato la preparazione di un esposto alla Procura della Repubblica. Eppure che strano, pare quasi un deja vu. E no, non ci riferiamo al complotto della frode elettorale evocata da Trump o Bolsonaro.

Ci riferiamo a quel caso di tesseramenti sospetti che già aveva accompagnato l'ascesa di Hallissey nel 2023-2024. All'epoca la precedente dirigenza radicale aveva denunciato incrementi anomali delle adesioni e casi di persone che, contattate per verificare la propria iscrizione, non sapevano nemmeno per cosa avrebbero dovuto votare. Il congresso venne rinviato e fu introdotto il voto attraverso Spid per identificare i partecipanti. Hallissey vinse e respinse le accuse di condizionamenti esterni. Dopo tre anni rieccoci punto a capo, ma questa volta è proprio Blengino, che all’epoca stava dalla parte degli accusati, ad accusare. Patrizia De Grazia, attuale tesoriera dal canto suo respinge le accuse. Intervistata dal Fatto Quotidiano sostiene che non risultino iscrizioni illegittime e ricorda che il rappresentante legale del movimento, con la responsabilità di certificarle, era proprio Blengino. Nella mail agli iscritti, Hallissey e De Grazia aggiungono che nelle ultime settimane alla tesoreria sarebbe stato impedito di consultare autonomamente il gestionale delle iscrizioni senza l'autorizzazione del segretario. Annunciano ora una verifica approfondita di tutte le tessere. Se è proprio così, allora, perché parlarne solo ora? Giustizia ad orologeria? Bah.

Matteo Hallissey Ansa
Matteo Hallissey Foto Ansa

Non c’è nemmeno il tempo di prendere fiato che eccone un’altra. Infatti si era da poco consumato lo psicodramma sullo stop alla tassa etica lanciata dai radicali con Valentina Nappi, la pornostar schierata per abolire l'addizionale fiscale del 25% prevista per i redditi del settore pornografico. Il 23 luglio 2026, davanti a Montecitorio, i Radicali annunciano il raggiungimento delle 50mila firme necessarie per una proposta di legge di iniziativa popolare. Hallissey, Blengino, De Grazia, le promotrici della campagna e naturalmente Nappi. C’è anche Riccardo Magi. Peccato che quelle firme non siano state depositate in Parlamento. Lo ammette Hallissey all’Huffington Post. Da la colpa alla lentezza degli enti locali nel rilascio di parte delle certificazioni e che il movimento abbia successivamente scelto una “strategia parlamentare” alternativa. Nella loro replica i Radicali precisano che le firme raccolte erano effettivamente 50mila, circa metà online e metà cartacee, e sostengono che la scelta di non depositarle fosse conosciuta e condivisa dallo stesso Blengino. Annunciano anche di aver impugnato una cartella esattoriale per tentare di portare la tassa davanti alla Corte costituzionale. Ma allora perché dire gatto se non ce l’hai nel sacco? E’ un giallo in rosa, tutto questo, oltre che quasi una commedia kafkiana vista da fuori. Ma il problema di fondo è sempre quello dei soldi. Secondo Blengino, De Grazia avrebbe inizialmente indicato una spesa di circa 3mila euro per “Stop Tassa Etica”, successivamente salita a 4.500, mentre i costi complessivi sarebbero stati, sempre secondo la sua ricostruzione, attorno ai 10-11mila euro. La tesoriera respinge le accuse. Hallissey e De Grazia spiegano che le cifre comunicate erano aggiornamenti progressivi, mentre il rendiconto complessivo spetta al bilancio annuale, sottoposto a revisione. E rilanciano: accusano Blengino di aver autorizzato, senza coinvolgere la tesoreria, una fattura di oltre 5mila euro per un ricorso sui carceri minorili e di essersi fatto anticipare 3.900 euro di stipendio per novembre proprio il giorno dell'annuncio delle dimissioni. Somma di cui chiedono la restituzione. Blengino allora denuncia pressioni e persino velate minacce di morte, raccontando che due persone si sarebbero presentate sotto casa sua dopo il suo rifiuto di autorizzare una spesa relativa a una piattaforma informatica. De Grazia nega che vi sia stata un'intimidazione e racconta una scena completamente diversa. Due persone sarebbero andate a chiedergli se avesse tempo per un caffè. Anche la comunicazione ufficiale dei Radicali nega categoricamente le minacce e sostiene che si sia trattato soltanto di tentativi di contatto dovuti alla preoccupazione per l'assenza prolungata di Blengino. Chi ha ragione? Certo che il partito dei Radicali in versione camorrista è un po’ difficile da immaginare. Ieri, poi, Blengino ha diffuso un video su instagram in cui sostiene un’accusa pesantissima. Hallissey gli avrebbe offerto la presidenza di Radicali Italiani, mantenendo lo stesso stipendio previsto per il segretario e promettendo persino l'assunzione della sua fidanzata, nel tentativo di convincerlo a restare nell'organizzazione. Hallissey che dice a proposito? La mail del 5 novembre, precedente a quest'ultima uscita pubblica di Blengino, non affronta specificamente l'accusa. Forse ha di meglio a cui pensare. Il suo principale scontro è quello con Riccardo Magi dentro +Europa. Che si tratti della stessa battaglia? Si tratta di uno “scisma” che va avanti da mesi e che riguarda sia la leadership sia la futura collocazione elettorale del partito. Hallissey, alleato con Benedetto Della Vedova, sostiene la necessità di un congresso straordinario per ridiscutere la linea politica e rinnovare i vertici. Magi, invece, contesta la legittimità del percorso seguito dai suoi oppositori. Il 19 aprile una mozione sostenuta da Hallissey e Della Vedova ottiene 52 voti su 100 nell'assemblea di +Europa, ma la presidenza dell'assemblea ne contesta gli effetti sulla base delle maggioranze qualificate previste dallo statuto. Da lì, ricorsi, interpretazioni regolamentari contrapposte, polemiche pubbliche. A maggio Hallissey e Della Vedova arrivano persino a piantare una tenda nella sede del partito per protestare contro la gestione di Magi. E a settembre una nuova votazione rilancia l'ipotesi del congresso del 4, 5 e 6 dicembre, tuttora al centro della contesa politica e statutaria. Ma perché questi signori litigano?

Perché le elezioni del 2027 si avvicinano e bisogna dettare la linea delle alleanze in modo chiaro. Magi guarda a un rapporto con le forze del centrosinistra senza rinunciare all'autonomia di +Europa. L'area Hallissey-Della Vedova spinge invece per ridefinire il posizionamento del partito a cavallo tra Matteo Renzi e Carlo Calenda, puntando a un disegno complesso da realizzare. Federare Renzi e Calenda, praticamente, attraverso i Radicali. Hallissey accusa Magi di non rispettare sufficientemente la democrazia interna di +Europa, mentre l'ex segretario di Radicali Italiani accusa proprio Hallissey di fare la stessa cosa nel proprio partito. Chi ha ragione? Boooh. Intanto mentre Patrizia De Grazia è impegnata a respingere le accuse di Blengino, è impegnata anche in uno sciopero della fame. Dal primo novembre ha avviato un digiuno per chiedere la riapertura del Campus Luigi Einaudi di Torino, occupato da gruppi studenteschi, e il ritorno delle lezioni in presenza. Speriamo che i maranza alla prossima manifestazione non si accaniscano su di lei. Ad ogni modo le dimissioni di Blengino somigliano un po’ ad un mini-Papeete in salsa radicale, dato che ai sensi dell’articolo 18 dello statuto del partito, in caso di dimissioni del segretario, i suoi poteri vengono esercitati temporaneamente dal presidente del movimento, fino a un congresso straordinario da convocare entro sessanta giorni, ovvero Hallissey che fino a nuovo congresso è il capo. Un bel cortocircuito per Blengino che dopo aver accusato Hallissey di accentrare a sé il potere, gli cede la sua quota e pure a norma di legge. E allora se colpo di mano fu, giammai hoirs de loi.

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