C'è una frase che ormai utilizziamo per qualsiasi cosa, buona per tutte le occasioni e soprattutto per non dover spiegare mai un cazzo: "La violenza va condannata sempre". Perfetto. Siamo tutti persone perbene, possiamo tornare a dormire tranquilli. Willie Peyote sale sul palco del Fabrique di Milano e decide di complicarci un po' la vita. Perché invece di ripetere la solita formula, quella che mette tutti d'accordo e non scontenta nessuno, fa una cosa: prova a ragionare. Parla degli scontri di Milano, delle vetrine spaccate, dell'indignazione che ne è seguita. Ma soprattutto parla di tutto quello che siamo diventati bravissimi a non vedere: gli stipendi che non bastano, gli affitti impossibili, le discriminazioni, le guerre, le persone che vengono schiacciate ogni giorno da un sistema che abbiamo imparato a considerare normale e a un certo punto dice una cosa che dovrebbe essere talmente ovvia da non meritare nemmeno una discussione: "Le cose sono meno importanti delle persone, punto". E invece eccoci qui. Perché una vetrina rotta fa notizia, una persona che non riesce a pagarsi una casa molto meno.
Per la prima ci indigniamo, per la seconda abbiamo imparato a usare parole come mercato, crisi, sacrifici che suonano decisamente meglio di ingiustizia. Attenzione, perché so già come funziona: qualcuno dirà che Willie Peyote giustifica chi spacca le vetrine e magari qualcun altro sosterrà che chi scrive queste righe pensa che distruggere un negozio sia un gesto rivoluzionario. No. Spaccare una vetrina non risolve il problema degli affitti e non rende coraggiosi o politicamente consapevoli ma nemmeno condannare una vetrina spaccata ci rende automaticamente persone migliori. Il punto è un altro. E Willie lo mette sul tavolo senza preoccuparsi troppo di risultare simpatico: ci siamo abituati talmente tanto alla violenza sulle persone che ormai ci scandalizza di più quella sulle cose. Non mi sorprende tanto il fatto che abbia preso posizione, perché Willie Peyote lo fa da anni e non è certo una novità, quanto il fatto che abbia rifiutato quella comoda neutralità che oggi sembra essere diventata una virtù. Nel frattempo il rap italiano si divide: c'è chi parla di rivoluzione e chi ricorda che la violenza è sempre sbagliata, chi ostenta ricchezza e chi contesta il sistema che quella ricchezza la produce. Ma questa volta, almeno per me, il punto non è stabilire quale rapper abbia vinto la gara a chi è più coerente.
Il punto è che Willie ha fatto quello che dovrebbe fare un artista quando decide di parlare di politica. Perché è facile dire che la violenza è sbagliata. Molto meno facile riconoscere quella che non lascia vetri per terra, non finisce nei video sui social e non offre immagini abbastanza spettacolari per un telegiornale. Quella che non fa rumore, ma intanto rovina delle vite. Non so se sono d'accordo con ogni parola pronunciata da Willie Peyote. E francamente non credo sia necessario esserlo. Non cerco un cantante che mi dica cosa pensare, ma qualcuno che ogni tanto mi costringa a chiedermi se quello che penso abbia davvero senso. E Willie, quando vuole, sa essere tremendamente bravo a fare proprio questo. Una vetrina si ripara. Una persona, qualche volta, no. Forse prima di indignarci per quello che è stato rotto dovremmo cominciare a chiederci quante persone abbiamo lasciato rompere senza dire una parola.