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La benedizione

Lo Stato festeggia 80 anni di Repubblica facendo propaganda con Checco Zalone e Claudio Bisio, ma l’Italia è un Paese che sta sprofondando nell’abisso

Riccardo Canaletti

25 maggio 2026

Il prossimo 2 giugno si festeggiano 80 anni di Repubblica e o Stato ha già scelto alcuni dei volti della campagna pubblicitaria a favore di quello che siamo diventati in questi decenni. Checco Zalone, Claudio Bisio e tanti altri. Lo Stato lavora come un’agenzia, scegliendo dei talent, degli artisti pop, e mettendogli in bocca quel che serve. A tutti gli effetti si tratta di propaganda a bassa intensità, dell’ennesima narrazione fuori dalla realtà su quanto sia bello vivere in un Paese in cui la democrazia repubblicana compie 80 anni ma la liberazione dell’individuo è ancora a una fase embrionale. Anzi, deve ancora partire

Claudio Bisio e Checco Zalone. Questa è l'idea dello Stato per festeggiare la Repubblica Italiana. Il 2 giugno prossimo saranno 80 anni da quel famoso Referendum e lo Stato ha pensato di imbastire una sorta di festa permanente e di chiamare una serie di artisti e personaggi pop per fare quella che è a tutti gli effetti propaganda a bassa intensità, un po’ l’equivalente dell’educazione civica a scuola. In sostanza lo Stato lavora come un’agenzia di comunicazione, sceglie dei talent, persone che possano bucare lo schermo e avvicinare il pubblico, e poi fanno dire loro delle cose totalmente deboli, molli, inutili, pura pubblicità a favore dello Stato. Ma questo è esattamente il contrario di quello che avrebbe dovuto insegnarci vivere in una repubblica democratica. Perché, parliamoci chiaro, 80 anni non sono solo un bell'anniversario, si tratta anche un momento per fare dei bilanci. 

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L'Italia è un paese in cui la pressione fiscale non fa che aumentare, siamo largamente sopra la media europea. Questo significa togliere soldi alle persone che quei soldi li guadagnano, che lavorano per averli. E la scusa è sempre la solita: la spesa pubblica, il bene comune. Ma anche la spesa pubblica è aumentata nel corso degli anni. Allora la domanda è: qual è il limite? Quand’è che diremo basta? C'è qualcosa che non torna. La spesa pubblica aumenta, la pressione fiscale aumenta, ma l'Italia non migliora. Infatti negli ultimi 20 anni siamo tra quelli che crescono di meno in tutta Europa. L'Italia è un Paese che sta morendo, non solo economicamente, anche a livello demografico. Il calo è inarrestabile, ci stiamo avvicinando all'inverno demografico. Siamo il Paese più vecchio d'Europa. 

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Direte: sì, però siamo una nazione di santi, poeti, navigatori. No, non più. Il sistema culturale in Italia è malato, è fatto di amichettismo, di relazioni, di raccomandazioni. Le università in Italia sono covi di clan, esattamente come le fondazioni su cui noi, in solitudine, abbiamo fatto varie inchieste, ed esattamente come i teatri, esattamente come il mondo del cinema. In Italia la letteratura non esiste più, abbiamo soltanto romanzi occasionali di formazione/battaglia sociale, cose giusto giusto buone buone per il premio Strega, per collaborare a Repubblica, al Corriere. 

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In Italia ogni giorno ci danno da mangiare propaganda statalista. A forza di demonizzare la privatizzazione, la liberalizzazione, tutto quello che volete, l'Italia è un Paese che ha smesso decenni di crescere. È un Paese che ha smesso di essere creativo, di essere all'avanguardia, di essere leader in almeno un settore. 

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E quindi festeggiare gli 80 anni con le solite parole d’ordine, cercando di rimestare all’interno della memoria storica della Resistenza, eccetera eccetera, significa non aver compreso minimamente in che direzione stiamo andando. Una direzione che ci farà sprofondare nell'abisso.

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