E se le verità non fossero altro che metafore sbiadite? Parafrasando Nietzsche e migliaia di altri pensatori che, molto prima dell’avvento dell’AI, si erano chiesti dove si celassero l’autenticità e il fittizio, abbiamo intervistato sull’argomento il cast di Quasi vera di Fausto Brizzi, nelle sale con Medusa Film. Il film già nel titolo porta la sua sinossi. Diego (Frank Matano), aspirante attore in crisi crea con l’intelligenza artificiale Vera, una sensuale influencer virtuale che diventa un fenomeno mondiale. Fama, denaro, ai, speranza e paura. E una serie di altri concetti che possiamo già immaginare. Il regista (suoi alcuni dei più grandi successi del cinema italiano, Notte prima degli esami, Maschi contro femmine, Poveri ma ricchi) aveva dichiarato che, più che voler usare l’AI come tema, desiderava che questa fosse una sorta di maschera. In effetti, sono proprio i personaggi che, nel film, si raccontano attraverso di essa. È la tecnologia a presentarceli. Così l’abbiamo citata nelle nostre domande, per cercare di indagare, insieme a Brizzi e agli attori, com’è cambiato il piacere, quanto gli schermi e i social interferiscano con la bellezza e, soprattutto, cosa deve assolutamente restare autentico e non possiamo rischiare che diventi falso.
Il film si chiama “Quasi vera” e la vita che stiamo vivendo a volte somiglia a una vera e propria gara in cui dobbiamo scovare cosa sia reale e cosa no. Cosa, secondo voi, deve assolutamente rimanere autentico e non rischiare di diventare falso?
Frank Matano: L’opinione delle persone, dei giornalisti, dei professionisti, perché il pericolo dell’AI è che chiedi all’AI cosa commentare sotto le cose, ci sono delle agenzie di bot che programmano bot per commentare sotto le notizie giornalistiche. Questo muove l’opinione pubblica. Quindi una cosa che dovrebbe restare autentica è il pensiero delle persone.
Taylor Mega: Il carattere delle persone dovrebbe rimanere autentico. E quindi, di conseguenza, l’esprimersi delle persone o sui social o nella vita reale, perché vedo che sempre di più per esprimersi, ma anche per fare dei video, si utilizza l’AI anche solo per lo script di un contenuto. Sono cose che io noto subito, eppure tanti magari non lo capiscono e ne restano affascinati. Questo penso che tolga carattere alla persona che c’è dietro, al personaggio. Penso sia meglio sbagliare rimanendo sé stessi piuttosto che apparire perfetti ma totalmente fake.
Rocío Muñoz Morales: Tutto. Sono gli esseri umani che vivono, abitano su questo mondo e prendono delle decisioni. Dobbiamo tenere sempre a fuoco che l’intelligenza artificiale è stata creata da noi, quindi, bisogna tentare di combattere, anche per una logica della vita che ci è dato vivere, perché tutto rimanga il più vero possibile, compresi l’utilizzo e la creazione dell’AI.
Fausto Brizzi: A me piacerebbe sempre sapere con chi parlo, è questa la cosa che mi manca di più. I social stanno mischiando le carte, c’è come una multidentità. Non sai mai con chi ti stai relazionando davvero, questo inganno secondo me va tolto, è pericoloso, per quanto riguarda tutto il resto, svariati contenuti possono anche essere divertenti, ma ripeto, io voglio sapere sempre con chi parlo.
Taylor Mega, Rocío Muñoz Morales, siete due artiste molto presenti anche sui social. Che rapporto avete con il giudizio?
Taylor Mega: Se ci sono critiche pulite, senza offese, le accetto, anzi sono ben felice di riceverne, mi fanno crescere, però se in un preciso commento leggo misoginia, maschilismo, blocco direttamente. Non sono più disposta ad accettare questo tipo di comportamento nel mio profilo.
Rocío Muñoz Morales: In generale non ho un buon rapporto con il giudizio, con il pregiudizio, credo che dovremmo smetterla di essere così superficiali, perché è noioso, non ci completa. Dobbiamo andare nell’essenza, nella profondità. Il problema dei social è che, nascondendosi, alcune persone li usano come sfoghi per attaccare, distruggere. Personalmente ci faccio poco caso, mi farebbe del male ricevere un giudizio negativo da parte di qualcuno a cui voglio bene o che mi conosce realmente. Sui social però, devo ammettere che mi arriva molto più amore che odio.
Secondo voi, alle donne, è ancora permesso essere belle senza doverne pagare il prezzo?
Taylor Mega: Questa è una domanda che apre un argomento gigantesco. Dicono che la bellezza sia soggettiva eppure i canoni oggettivi, restano, detto ciò però credo che non piaccia più la bellezza statica, standard: la classica bionda, alta, occhi azzurri. Sui social non te lo perdonano. Io che incarno queste caratteristiche al giorno d’oggi mi sembra che sia più un minus che un plus. Vedo anche molto colpevolizzata la sensualità, motivo per cui ho cercato di abbassare molto la mia carica sensuale rispetto a come mi pongo verso il mio pubblico.
Rocío Muñoz Morales: La bellezza è una battaglia ancora da combattere, ma bisogna farlo con semplicità. Quando non diventa il fuoco della tua vita e le attenzioni, l’impegno, la voglia di evolversi sono concentrati su altri aspetti, passa veramente in secondo piano.
Fausto Brizzi, Poveri ma ricchi, Maschi contro femmine e ora Quasi vera, negli anni attraverso i tuoi film hai interrogato le disparità sociali, i generi, le necessità degli italiani. Stavolta è l'AI che analizza le cose e persino i sentimenti, il piacere. Sono diventati questi i temi del nostro qui e ora?
Io ho sempre parlato d’amore nella maggior parte dei miei film, di relazioni, e stavolta secondo me c’è una grande interferenza nei rapporti. Rischiamo non solo di non sapere più con chi ci si stiamo interfacciando, ma se anche una determinata cosa che ci sta dicendo una persona, l’abbia davvero pensata oppure no. È molto differente andare a cena o chattare con una persona. È un filtro incredibile, perché possiamo essere più divertenti, spiritosi, avere una inventiva diversa e sta alla persona dall'altra parte capire se si sta innamorando di un’idea, di una AI o di un essere umano, ecco il film è su questo. Su questa domanda: cosa accade se c’è una persona fin troppo perfetta?
Frank Matano, in Quasi vera, all'inizio, Diego si percepisce sconfitto, fallito e piano piano si rialza, si ridisegna. Ti sei mai sentito, almeno una volta nella tua vita, come il personaggio del film e, se sì, cosa hai fatto per reinventarti?
Una cosa che è una sliding door della mia vita è che non ho vissuto benissimo il periodo delle elementari, delle medie e anche inizio delle scuole superiori. Pensa che ho cominciato parlare a quattro anni, il mio psicologo mi ha detto che non è proprio una cosa buona. Ho avuto problemi di apprendimento, di socializzazione alle medie, poi sono andato negli Stati Uniti con la mia famiglia e lì, a scuola, ero il ragazzo italiano. Qui i miei compagni riuscirono a tirarmi fuori questo entusiasmo, questa voglia di socializzare, di relazionarmi agli altri e tutto ciò mi ha emancipato. Ecco, forse i mie anni più difficili, come ti dicevo, sono stati alle medie, poi quando sono tornato dall’America sono diventato socievole.