Mohammed Ben Sulayem spegne ogni dubbio sul nascere. Per adesso, i GP di Qatar e Abu Dhabi non si toccano, anche se la situazione in Medio Oriente rimane delicata. Basti pensare che solo lo scorso 13 ottobre, un attacco con missili balistici ha colpito il complesso della sede centrale della Saudi Aramco a Dhahran, situato a circa 160 chilometri da Lusail, dall’altra parte del Golfo Persico. Poi ci sono gli attacchi marittimi nei pressi dello Stretto di Hormuz e quelli aerei contro i nodi di trasporto regionali, che hanno sollevato nuove preoccupazioni riguardo a possibili chiusure dello spazio aereo e ritardi nelle spedizioni.
Tutto nella norma, praticamente. Anche perché, per il presidente della Federazione si tratta di buon senso, lo stesso che ha citato nel suo ultimo intervento a difesa del regolare svolgimento dei due GP: “Qui usiamo il buon senso: non porteremmo mai il nostro personale, i piloti o i funzionari in un luogo che riteniamo rischioso. Assolutamente no”, ha affermato in un incontro con parte della stampa legata al circus come riportato da Motorsport.com.
Un concetto, questo, che ha voluto rimarcare portando un personalissimo esempio: “Vorrei aggiungere una cosa: i miei figli si trovano lì negli Emirati Arabi Uniti. Pensate davvero che li lascerei lì, mentre io sono qui con voi, se la situazione fosse pericolosa? Bisogna essere ragionevoli. Chiedersi ‘potremmo avere dei problemi?’ è un conto, ma ciò che si legge sui media è ben diverso dalla realtà che viviamo lì. Quando leggiamo o vediamo certe cose in TV, ci chiediamo: ‘Ma dove succedono?’. Da noi non accade nulla di tutto ciò. Altrimenti, perché dovrei restare lì? Perché dovrei lasciarci la mia famiglia?”.
Il presidente rassicura, forse dimenticando il nocciolo della questione. I conflitti in quella zona continentale non si sono fermati, anzi, proseguono in maniera del tutto imprevedibile. E sicuramente andarci a correre significherebbe, inevitabilmente in questo momento, esporsi a un possibile rischio.
D’altronde, la certezza assoluta che fili tutto liscio dice di non averla nemmeno lui: “Significa forse che non accadrà nulla? Non posso prevederlo. Posso solo dirvi che, ad oggi, non c’è alcun problema e che le due gare si terranno regolarmente. Sono sereno. Non credo che il personale della FIA sia per me più importante di quanto lo siano me stesso o la mia famiglia. Ma se io sono presente, significa che mi sento al sicuro”.
Non c’è nessun problema e la verità è che sappiamo tutti quanti il perché: non l’evento, non la vetrina sul mondo, ma i contratti faraonici che ci sono dietro. Da alcune stime pubblicate sempre su Motorsport.com nelle scorse settimane, qualora Qatar e Abu Dhabi dovessero rinunciare allo svolgimento dei rispettivi GP la somma da pagare sarebbe spaventosa: 55 milioni il primo, 40 il secondo. E in entrambi i casi, l’evento non è organizzato da privati ma sostenuto dai relativi stati, un altro aspetto da non sottovalutare.
A queste perdite, poi, vanno aggiunte quelle relative ai costi operativi e a quelli di sponsorizzazione. Ecco perché, ad esempio, il Bahrain ha deciso di organizzarsi con la Malesia per assicurarsi comunque un GP anziché darsi per vinto. Ed è la stessa ragione dietro ai lavori nonstop di Qatar e Abu Dhabi come se niente fosse. Questione di soldi, tanti soldi. Ben diverso dal buon senso di Ben Sulayem, che si dice sicuro senza poter garantire però una sicurezza totale.