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12 ottobre 2026

“Tutte queste domande alla McLaren non le avete fatte”: ok, ma perché Frederic Vasseur a Singapore ha sfanc*lato (ancora) i giornalisti che gli chiedevano di Ferrari?

  • di Luca Vaccaro Luca Vaccaro

12 ottobre 2026

Anche a Singapore Frederic Vasseur non ha risparmiato qualche risposta piccata a chi gli chiedeva della Ferrari e del podio buttato di Lewis Hamilton. Non è la prima volta e la sensazione è che il rapporto tra il francese e la stampa, complici le speculazioni nate dopo le dichiarazioni di Christian Horner, si stia deteriorando sempre di più. Il cuore della sua battaglia contro i media, comunque, sta tutto in una frase pronunciata a Sepang

Foto di copertina: Ansa

“Tutte queste domande alla McLaren non le avete fatte”: ok, ma perché Frederic Vasseur a Singapore ha sfanc*lato (ancora) i giornalisti che gli chiedevano di Ferrari?

Il rapporto tra Frederic Vasseur e la stampa al seguito della Ferrari sembra essersi rotto. Una questione ingigantitasi dopo le innumerevoli insinuazioni delle scorse settimane, quando il futuro del manager francese a Maranello sembrava di nuovo in bilico. Di nuovo, appunto, dopo la bufera nata in Canada la passata stagione e che, anche in quel caso, lo dava fuori dall’ambiente Ferrari una volta terminato il 2025. 

Quest’anno lo scenario è stato lo stesso, ma scatenato da un protagonista diverso. A dare il via alla vicenda, infatti, era stato Christian Horner direttamente dalle pagine del Times, parlando della Scuderia come un sogno e come l’unica squadra in cui avrebbe accettato di lavorare senza alcuna quota azionaria. Parole pesanti che hanno fatto finire Vasseur al centro di ogni speculazione.

Lui aveva sviato infastidito già a Baku, poi era intervenuta la stessa Ferrari per mettere a tacere ogni voce. Da quel GP, però, in più occasioni il francese non ha risparmiato qualche frecciatina alla stampa, come si è visto anche a Singapore, dopo il GP. Stavolta, tutto ruota intorno alla strategia fallimentare di Hamilton, sceso dalla terza alla sesta posizione dopo aver deciso di rimanere fuori e di non approfittare di un pitstop in regime di Virtual Safety Car. 

Frederic Vasseur Ferrari
Frederic Vasseur, team principal della Ferrari. Ansa

Il perché di quella scelta l’aveva spiegato lo stesso Sir Lewis, nonostante l’assenza dagli impegni media a causa di un malore accusato dopo essere sceso dalla sua SF-26. Lo aveva fatto nel classico team radio con il suo ingegnere di pista, Carlo Santi, appena tagliato il traguardo (oltretutto con parole di grande umiltà): “Scusate ragazzi, vi ho delusi con quella strategia. La decisione è stata mia, ci ha fatto perdere punti preziosi”.

Una situazione chiara, senza bisogno di dover scavare più a fondo per trovare un altro colpevole. O forse no, visto che nel corso dell’incontro con i media dopo il GP molte delle domande ruotavano proprio intorno a quanto successo in pista al giro 39. Così tante che, a un certo punto, il team principal ha risposto senza giri di parole: “Avete fatto così tante domande alla McLaren ieri?”, in riferimento all’incidente tra Lando Norris e Oscar Piastri all’ultimo giro della Sprint. “Eravamo secondi e terzi in pista ed è stato molto chiaro quello che è successo. Abbiamo richiamato entrambe le vetture e uno dei due ha detto ‘preferisco restare in pista’. Anzi, non l’ha detto visto che ha risposto ‘ho mancato la pit entry’”.

È solo l’ultima delle risposte piccate di Vasseur. Di tensione se n’era già vista a Sepang, tra conferenza stampa e interviste. “Quando accetti questo ruolo, conosci sia il lato positivo che quello negativo. E me lo aspettavo”, aveva raccontato in conferenza in risposta ai rumors del caso Horner. “Quello che a volte è un po’ ingiusto è quando si getta la colpa su qualcuno e io sono qui per difendere il team e i miei ragazzi”.

Lewis Hamilton Singapore Ferrari
Lewis Hamilton a Singapore, 2026. Ansa

Un concetto, questo, che aveva poi approfondito: “Quando vinciamo, vinciamo come squadra. Ma quando siamo in difficoltà, io sono lì per difendere tutti. Penso sia l’atteggiamento giusto, da parte di tutti: da parte loro difendere il team principal e da parte mia difenderli nelle difficoltà”. E sulla stampa, poi, aveva concluso: “Onestamente sapevo cosa mi sarei trovato ad affrontare e non sono affatto sorpreso. A volte gli attacchi sono un po’ personali e non va bene. Abbiamo bisogno di media amichevoli”.

Media amichevoli o, tradotto, che non rompano il caz*o in ogni occasione. In sintesi, il messaggio è questo. Anche perché, secondo lui, il rumore di sottofondo costante non migliora le cose: “Io non ho Instagram, non ho Twitter, non leggo la stampa. Cerco di isolarmi da tutto questo. Il problema numero 1 sono le 1500 persone che lavorano con me e che, quando c’è qualcosa di negativo su di me, sul team e tutto il resto, la mattina accusano il contraccolpo. E penso che questo nuoccia enormemente ai risultati del team”, aveva spiegato in un’intervista concessa a Canal+ assieme a Jean Alesi. Il cuore della sua battaglia sta tutto in questo passaggio, sottolineato più e più volte. A meno di grandi rivoluzioni in termini di risultati, difficile pensare che con questa Ferrari la situazione possa migliorare.

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Foto di copertina:

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