Più che una gara, a Marina Bay è stata una prova di resistenza. Sessantadue giri con caldo e umidità fuori scala hanno messo tutti in difficoltà: Kimi Antonelli lo si è visto più volte con le mani fuori dall’abitacolo della sua W17 per prendere un po’ d’aria, Lando Norris alzava la visiera sui rettilinei per far entrare quella stessa aria dentro al casco, seppur caldissima. Ma a pagare il conto più pesante è stato Lewis Hamilton.
Basta guardare le immagini del sette volte campione del Mondo appena arrivato in parco chiuso. Sir Lewis scende dalla Ferrari e finisce piegato sulle ginocchia, esausto, come uno che ha corso una maratona in una sauna. È la fotografia di una gara che lo ha svuotato fisicamente, come si è potuto comprendere meglio qualche minuto più tardi: l’inglese non si è presentato alla zona interviste e, dopo un po’, a fare chiarezza sul perché è stata la Ferrari.
Niente delusione per com’è andata la gara, come più di qualcuno aveva ipotizzato. La Scuderia ha infatti spiegato che Hamilton non si sentiva bene ed è stato visitato dal team medico della Federazione, che gli ha concesso di saltare tutti gli impegni con i media. Per lui non è nemmeno la prima volta: nel 2024, sempre a Singapore, lui e George Russell, allora ancora compagni in Mercedes, erano stati male dopo il traguardo, segno di quanto questo GP sia uno dei più duri dell’anno, capace di sfiancare anche piloti abituati a qualsiasi sforzo.
Il caldo, però, non è stato il suo unico problema. Sir Lewis era partito terzo ed era rimasto a lungo in zona podio, finché a un certo punto le cose si sono messe male. Con la Virtual Safety Car in pista, innescata dal ritiro di Lance Stroll al trentanovesimo giro, il muretto Ferrari lo ha chiamato ai box. Lui ha ignorato la chiamata e ha deciso di restare fuori, scelta che nel giro di pochi minuti si è trasformata in un boomerang.
Senza fermarsi, Sir Lewis è rimasto con le gomme ormai consumate e le conseguenze si sono viste subito. Non aveva più grip, non riusciva a difendersi e nel finale è stato passato da Antonelli e da entrambe le McLaren, Norris e Piastri. Da un terzo posto quasi sicuro ha chiuso sesto, con molti meno punti in tasca di quanto il suo weekend avrebbe meritato.
Stavolta, però, la Ferrari non c’entra assolutamente nulla in quanto la scelta è stata solo ed esclusivamente la sua. Lo ha confermato lui stesso nel solito scambio via radio con il suo ingegnere di pista, Carlo Santi, prendendosi tutta la responsabilità: “Scusate ragazzi, vi ho delusi con quella strategia. La decisione è stata mia, ci ha fatto perdere punti preziosi”.
Il perché di quella decisione rimarrà un mistero, visto che a fine gara non ha parlato davanti ai microfoni. L’unica certezza è che a Singapore Hamilton ha sofferto due volte: prima per colpa del clima, poi per una decisione che l’ha lasciato a mani vuote. Non l’epilogo che avrebbe meritato soprattutto dopo il sabato a fuoco, con quella partenza nella Sprint ancora impressa nella mente di tutti quanti. In quell’occasione aveva fatto l’opposto, da sesto a terzo in una manciata di metri. In gara, al contrario, la scommessa fatta non ha pagato.