Fermi tutti: il titolo va spiegato. Marc Marquez in Indonesia è stato feroce nella partenza della Sprint, tirando fuori quell’aggressività che serve per girare davanti a tutti e in barba a quello che può succedere. Marc Marquez è stato calcolatore perché in Indonesia c’era arrivato con l’obiettivo di non perdere punti e dall’Indonesia viene via senza aver perso punti. Marc Marquez è stato “mai in errore” perché, oggettivamente, in Indonesia ha sbagliato niente di niente, riuscendo anche a non farsi prendere da quell’istinto tipico dei piloti che impone di non accontentarsi mai. Marc Marquez c’ha pure un discreto culo perché in Indonesia, almeno nella Sprint di sabato, ha potuto capitalizzare gli errori (o l’autosabotaggio) di tutti gli altri. La premessa era doverosa per arrivare a una conclusione che però è una domanda: è vero che Aprilia in Indonesia ha vinto tutto, piazzando tutte le sue moto là davanti, ma non sarà che il vero vincitore è comunque Marc Marquez?
In un circuito ostico dove ci sarebbe stato solo da soffrire e limitare i danni, la classifica generale dice che il leader, Jorge Martín, è esattamente dove stava giovedì, prima che iniziasse il week end di Lombok. E adesso arriverà Phillip Island, che è un altro dei circuiti Aprilia, ma in cui l’esperienza conta e conta tanto, soprattutto quando c’è da fare i conti con le emozioni di un mondiale da giocarsi a quattro GP dal gran finale di Valencia. Marc Marquez lo sa e anche nelle interviste del post gara è sembrato già in Australia. Sì, spiegando il suo week end, raccontando del problema non avuto con la gomma anteriore, ma pure lasciando intendere quello avuto con la gomma posteriore, mandando un messaggio a Ducati e ricordando ai suoi diretti avversari, Jorge Martín e Marco Bezzecchi, che lui ha saputo passare indenne pure quell’Indonesia che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto lasciarlo con le ossa rotte. Insomma, quando c’è da fare bottino pieno, Marc Marquez fa bottino pieno. Quando, invece, c’è da limitare le perdite, Marc Marquez riesce a perdere proprio niente.
Aprilia, se vuole provarci davvero, dovrà muovere da qui. E, forse, anche dalle parole dello stesso Marc Marquez nel media scrum di Lombok. Se analizziamo il tutto... è facile da spiegare. “Se giovedì mi avessero detto che in tutto il weekend avrei perso soltanto 3 punti da Bezzecchi pareggiando con Martín – ha detto - lo avrei considerato un sogno. E ci siamo riusciti. Nel complesso abbiamo fatto un grande weekend, siamo stati capaci di mantenere la costanza per tutto il fine settimana. È vero che in gara abbiamo sofferto molto, specialmente nella seconda parte, ma sono molto contento di come si è concluso il weekend. Ho spinto per alcuni giri e sentivo che per un po' riuscivo a tenere più o meno lo stesso passo di Martín, ma per 10 giri, esattamente come ieri nella Sprint, non per 27 giri. È vero che devo guidare in un altro modo, devo adattarmi a molte cose e oggi stavo solo cercando di mantenere un passo costante. Quando mancavano 12 giri alla fine avevo Acosta che stava giocando con me per via di un problema con la pressione delle gomme, Ogura che ha una parte finale di gara fortissima e l'unico con cui pensavo di potermela giocare era Di Giannantonio perché ha la mia stessa moto. Ma gli altri piloti erano più veloci di me e a volte bisogna saperlo accettare. È quello che ho imparato ed è quello che devo fare se voglio lottare per il Mondiale. Oggi ho avuto un calo enorme al posteriore, ma l'anteriore era perfetto. Alla curva 10 ho mollato un po', ma faceva parte della mia strategia: zero rischi. La mia strategia è stata semplicemente quella”.
Una strategia che fino a qualche tempo fa nessuno avrebbe mai pensato potesse essere adottata da uno che si chiama Marc Marquez e ha quella storia lì. Invece questo Marquez in versione “maturità raggiunta” rischia di risultare più forte di quello tutto muscoli, nervi e istinto del passato. Anzi, adesso è pure un “Marquez maestro”, con il nove volte campione del mondo che ha voluto parlare anche del titolo vinto dal suo pupillo, Máximo Quiles. “Al momento – dice Marc - lui ha un contratto di due anni in Moto2, che rappresenta il percorso naturale. Máximo è un pilota di grandissimo talento, incredibile. Spero e mi auguro che l'anno prossimo fatichi un po' all'inizio, almeno nella prima parte della prestagione e nelle prime gare. Non perché gli auguri il male, sia chiaro, ma perché spero che possa imparare da quella esperienza. Credo comunque che diventerà molto veloce in fretta: ci siamo allenati insieme molte volte e, a prescindere dalla moto su cui sale, è sempre velocissimo. Ha un talento straordinario, ma deve restare con i piedi per terra e continuare a lavorare”.
Insomma, Marc Marquez ha in qualche modo messo gli stivali anche sul futuro delle corse. Anche se a non piacergli, e lo dice espressamente, è la piega che il Motomondiale sta prendendo. “Tutti – taglia corto – vogliamo che la MotoGP cresca e diventi sempre più grande. Però penso che ci possano essere modi diversi per far crescere questo sport senza mettere così tanto sotto pressione i piloti. Questa è la mia sensazione. Ora abbiamo tantissime cose da fare, perché non si tratta solo degli impegni con la MotoGP: ci sono gli sponsor durante il weekend, le riunioni, la domenica, gli eventi... Fai il Warm-up in MotoGP, ti cambi di corsa, poi la parade, poi l'Hero Walk con tantissima gente, poi torni e c'è un'altra riunione sul Warm-up perché prima non c'era tempo. Alla fine siamo atleti. L'anno prossimo il programma sarà ancora più denso perché il tempo in pista sarà lo stesso, ma sarà tutto più intenso. E si passerà molto più tempo con la tuta in pelle addosso. Alla fine siamo i primi a volere il bene del campionato, ma c'è un altro modo per farlo crescere. Voglio dire, noi dobbiamo fare lo spettacolo in pista, non fuori”.