Le due magie di Singapore sono senza dubbio le loro. Max Verstappen e Kimi Antonelli, primo e terzo sotto la bandiera a scacchi. Non che la gara di Charles Leclerc non sia stata buona, anzi, con il monegasco capace di rovesciare il suo weekend tra Q3 e i 62 giri di Marina Bay fino al podio, ma le altre due hanno semplicemente un peso differente. Sono i classici “statement”, quelli che più paura fanno agli avversari.
Verstappen la vittoria se l’è presa dopo un weekend sensazionale. Pole Position e vittoria tra Sprint Shootout e Sprint Race, pole position con un giro micidiale al sabato e gara dominata dalla prima all’ultima curva. L’unico attimo di incertezza è arrivato dopo lo spegnimento dei semafori, con l’olandese prima affiancato e poi quasi superato da Leclerc che gli scattava di fianco.
La sua risposta non ha lasciato scampo, con una staccata da studiare. Chiude la porta in faccia al monegasco e da quel momento niente e nessuno in pista è in grado di impensierirlo. Nemmeno i problemi della sua stessa Red Bull, che prima avevano fatto avvicinare Leclerc e poi gli avevano tagliato le comunicazioni via radio con Gianpiero Lambiase.
Per lui è persino un weekend di prime volte. Mai aveva fatto la pole position a Marina Bay, e nell’incertezza è finito davanti a tutti in entrambe le occasioni del fine settimana, così come mai aveva vinto questo GP. L’ha fatto annichilendo gli avversari, martellando per sessantadue giri consecutivi. Come piace a lui, praticamente, infilando la seconda vittoria di fila e lanciando un segnale potentissimo in ottica 2027: al primo reale miglioramento della macchina, lui è tornato a fare la voce grossa. Senza lasciare nulla a chi fino a qualche gara fa inseguiva.
Dopo Max c’è Antonelli, con un terzo posto che a primo impatto non colpisce a fronte delle otto vittorie fin qui conquistate. Come se, dopo una stagione come la sua, finire tra i primi tre sia scontato. Così non è e Marina Bay l’ha ricordato a tutti quanti. Un terzo posto sudato, in tutti i sensi: da un lato per il caldo asfissiante che a più riprese gli ha fatto staccare le mani dal volante mentre era in gara, dall’altro per le prestazioni di una “nuova” Mercedes - quella aggiornata a Sepang - ancora acerba e da comprendere.
L’aveva descritta come imprevedibile dopo le qualifiche, nonostante un passo in avanti rispetto alla Malesia e al venerdì qui a Singapore lo avesse fatto. E dopo la fortuna della Sprint, finito quarto grazie ai pasticci di George Russell e delle due McLaren, in gara è tutta un’altra storia. Con il compagno ultimo in griglia doveva soltanto amministrare ed è quello che fa per buona parte del GP.
Tutto secondo i piani finché, dopo il regime di Virtual Safety Car causato dal ritiro di Stroll, perde una posizione ai danni di Lando Norris. Proprio in quei frangenti commette molteplici infrazioni per i track limits una dopo l’altra e si inizia a credere che sia in difficoltà, con la macchina ma soprattutto con se stesso. D’altronde, quei gesti in rettilineo in cerca di refrigerio sembravano parlare chiaro.
È proprio in quel momento che risponde presente. Davanti a lui Hamilton e Norris lottano per il podio, il campione del Mondo in carica al 54esimo giro prova a tirare la staccata ma Sir Lewis fa altrettanto. In ingresso di Curva 1 finiscono lunghi entrambi e a quel punto Antonelli realizza un capolavoro.
Prima infila Lando approfittando di una dormita dell’inglese, poi va a prendere Hamilton e un giro più tardi lo passa, salendo in terza posizione. Il pilota Ferrari, in crisi con le gomme, non si difende nemmeno. Sfila verso il podio, conquistando 15 punti d’oro che gli valgono il primo match point Mondiale già ad Austin, con sei gare ancora da correre. Tutto grazie a quella manovra di lucidità pura, scaltra, quasi come ai tempi dei go-kart. Altro che difficoltà, insomma.
Due gare, due modi di impressionare diversi. Ma, alla fine, il messaggio che passa è lo stesso: a Singapore la differenza vera l’hanno fatta Max Verstappen e Kimi Antonelli. Uno dimostrando di essere tornato, l’altro di avere un Mondiale in pugno grazie a un talento e a una lucidità smisurati.