Il dibattito sulla nuova Formula 1 è destinato ad andare avanti a suon di pareri contrastanti. Da un lato chi le nuove regole dice di apprezzarle, dall’altro chi invece pensa l’opposto: macchine troppo complesse, azione artificiosa e il ruolo del pilota sempre meno centrale rispetto al passato. Fin qui se ne sono dette di ogni, specie dopo il sabato e la domenica di Melbourne. A difendere il nuovo corso ci sono ovviamente la Fia e Liberty Media, oltre ai due piloti della Mercedes, ad odiarlo quasi tutto il resto della griglia. E viene spontaneo chiedersi se, qualora la W17 non fosse stata così veloce, anche Russell e Antonelli non si sarebbero schierati con gli altri. Una sola verità non esiste, ma di sicuro non è tutto bellissimo come la Formula 1 sta cercando di raccontare.
Troppo presto per affermare che sarà un flop totale, ma anche sbagliato sostenere che tutto vada per il verso giusto. E a confermarlo, dopo aver abbandonato il circus al termine della scorsa stagione, è anche Helmut Marko: “In Australia i primi due giri sono stati emozionanti, è vero, ma in realtà è come se non fosse successo nulla”, ha spiegato l’ex super consulente della Red Bull come riportato dalla testata gpblog.com. “Se due piloti hanno la stessa velocità e non commettono errori non succede niente, come è successo ad esempio quando Verstappen ha raggiunto Norris o quando Hamilton si è avvicinato a Leclerc e a Russell. Penso che l’unica vera battaglia sia stata quella tra Oliver Bearman e Arvid Lindblad, ma è stato un duello comunque condizionato dallo stato delle gomme”.
Una riflessione che si scontra con la narrativa portata avanti da Formula 1, che al termine della gara ci ha persino tenuto a sottolineare come ci fossero stati ben 120 sorpassi contro i 45 della scorsa stagione, dimenticando però che buona parte fossero soltanto dovuti alla gestione dell’elettrico, vera croce di questo nuovo ciclo tecnico.
Marko però predica calma, nonostante non si tiri indietro nel muovere una critica piuttosto pesante e che rispecchia un po’ i pareri sentiti in quest’inizio di 2026: “Penso che dobbiamo dare un po’ più di tempo a questa F1 2026, le cose miglioreranno. Quello che non mi piace è che l’attenzione si sta spostando sempre più sugli ingegneri, i piloti contano meno”.
Chi non è dello stesso avviso, come detto, sono sicuramente i due della Mercedes: al termine del GP Russell ci ha tenuto a lanciare una frecciatina dicendo di amare questo motore e questa nuova Formula 1, Antonelli si è detto contento e curioso di scoprire cosa gli riserverà il futuro. Sorridono entrambi, ma ciò non basta a spazzare via lo scetticismo generale.
In tal senso, il prossimo appuntamento sarà un altro banco di prova, specie perché a Shanghai è presente un lunghissimo rettilineo, esattamente la caratteristica che sembra mettere in crisi queste nuove vetture.
Il timore che possa essere un disastro c’è, ma lo stesso Russell ha cercato di spiegare perché in realtà su un tracciato del genere quanto visto in Australia potrebbe non accadere: “C’è un lungo rettilineo e quindi la maggior parte dei piloti userà la propria energia in quel punto. Non è necessario dividerla tra quattro allunghi come si fa a Melbourne”. E sulle critiche aggiunge: “Si è sempre troppo frettolosi nel criticare nel giungere a conclusioni. Quando abbiamo avuto le auto migliori e il minor degrado degli pneumatici tutti si lamentavano che la gara era una schifezza. Ora i piloti non sono perfettamente soddisfatti, ma tutti hanno detto che è stata una gara fantastica. Diamo a queste regole qualche gara e poi si vedrà”.
Una posizione legittima, ma la domanda resta la stessa: se non fosse stato al volante della W17 avrebbe detto lo stesso?