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La benedizione

Caro Bonaccini, attento alle figure da “villanfottuto”: hai ragione, chi non studia vota a destra, ma questo non vuol dire che la destra sia una cosa da ignoranti

Riccardo Canaletti

31 agosto 2026

Stefano Bonaccini ha ragione, chi ha studiato meno vota a destra. O meglio: chi studia di più vota a sinistra. Almeno è andata così nel 2022, alle elezioni nazionali che hanno portato alla vittoria di Giorgia Meloni. Ma spieghiamo una cosa facile a Bonaccini, e cioè la differenza tra questo fatto e insinuare che a destra siano tutti ignorati, che è quello che hanno capito gli australopitechi che gli vanno dietro. Qualche nome è un po’ di logiche per evitare la figura di quelli che Montanelli definiva dei “villanfottuti”

Stefano Bonaccini ha ragione, chi ha studiato meno vota a destra. E chi studia di più vota a sinistra. Almeno è andata così nel 2022, alle elezioni nazionali che hanno portato alla vittoria di Giorgia Meloni. Ma spieghiamo una cosa facile a Bonaccini, e cioè la differenza tra questo fatto e insinuare che a destra siano tutti ignorati, che è quello che hanno capito gli australopitechi che gli vanno dietro e quello che emerge dal suo atteggiamento quando, per esempio, in tv durante una discussione, prima ancora che il suo interlocutore di destra possa parlare, dà Francesco Giubilei sostanzialmente della capra in storia.  

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Le analisi Ipsos sulle elezioni del 2022

Certo, la cultura a sinistra c’è sempre stata. I terroristi rossi e i militanti leggevano professori di fisica e filosofia, da Franco Piperno a Toni Negri. Facevano musica, anche buona, facevano poesia, di solito bruttina, facevano film. Ma anche la destra è stata ed è colta. Non solo in Italia, da Prezzolini a Malaparte, da Corrado Alvaro a Giovanni Gentile, ma ovunque. Il più grande scrittore vivente di noir, James Ellroy, è di destra. Il più grande poeta australiano e uno dei più grandi della nostra epoca, Les Murray, era di destra. Uno degli intellettuali più colti ed eretici di Francia, Richard Millet, è di destra. E quando fate i fighi nei circolini in cui vi vedete Arancia meccanica di Stanley Kubrick, ricordatevi che il romanzo da cui è tratto lo ha scritto un conservatore di destra che scriveva su Il Giornale di Montanelli, Anthony Burgess. E si potrebbe andare avanti all’infinito, ma il punto è un altro.

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Stefano Bonaccini e la segretaria del Pd Elly Schlein Ansa

Vent’anni fa il sociologo Luca Ricolfi ci aveva scritto un libro: Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori. Alla Caduta del muro di Berlino la sinistra non aveva più carte da giocarsi: la rivoluzione socialista aveva fallito e fatto milioni di morti, la lotta di classe non si capiva più cos’era, erano gli anni di quelli che il giornalista americano Tom Wolf chiamava “radical chic” (quelli che noi chiamiamo “comunisti col Rolex”). Cosa restava alla sinistra? Vantarsi di una presunta e inesistente superiorità morale e culturale. E Bonaccini fa lo stesso. 

Ma la cultura non è un dato politico. E chi fa sfoggio a gratis di cultura, chi se ne vanta, come diceva Montanelli, rischia di fare la figura del povero “villanfottuto”.

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