È vero, Nicola Gratteri non ha detto che tutti quelli che voteranno Sì al Referendum sulla giustizia siano pericolosi criminali. Ha usato una scorciatoia retorica. Parlando di chi voterà No e di chi voterà Sì ha scelto di elencare tra i sostenitori del No solo figure positive, “persone perbene”, che hanno a cuore la giustizia e l’autonomia del magistrato; e tra i sostenitori del Sì la massoneria deviata, gli indagati, gli imputati e i centri di potere.
La svista del procuratore ha fatto sì che in quelle poche battute i sostenitori del Sì ne uscissero malissimo, mentre i sostenitori del No benissimo. In fondo chi potrebbe parteggiare per la massoneria e non per le persone perbene. Ma sì, sarà sicuramente un caso, considerato che Gratteri è tra i magistrati più esposti per il No al Referendum…
Ovviamente lui risponde alle critiche, ancora una volta senza contraddittorio e gentilmente ospitato da Corrado Formigli a Piazzapulita, dicendo che ha smesso di avere paura tanti anni fa. Verrebbe da chiedersi se abbia smesso di avere paura anche di fare figuracce. Come quella, sempre in diretta tv, di novembre scorso, quando citò un’intervista contro la separazione delle carriere fatta a Falcone; peccato fosse un’invenzione e non sia mai esistita.
Dopo Pif che paragona l’Italia immaginata con questa riforma all’Ungheria di Orban, dopo Saviano che sostiene che la separazione delle carriere aiuterà le mafie (peccato che Falcone non sia d’accordo con lui), dopo Barbero che richiama alla mente il fascismo e il Ventennio, nonostante questa riforma sia la fine di un percorso iniziato trent’anni fa da un partigiano, medaglia d’argento al valore militare, Giuliano Vassalli, proprio per affrancarci definitivamente dal modello di giustizia del Ventennio fascista, Gratteri ci mette dentro ‘Ndrangheta, massoneria deviata, centri di potere e qualcuno che in questa lista non dovrebbe proprio esserci: imputanti e indagati.
Perché forse chi voterà No e dice di voler difendere la Costituzione, come Gratteri, non ricorda che la Costituzione stabilisce che chiunque, in Italia, è innocente fino a prova contraria. E che dunque un indagato non è colpevole, non è automaticamente un criminale. E non merita di essere accostato a massoneria deviata, centri di potere e ‘Ndrangheta.
Quale sia l’opinione che un Procuratore come Gratteri ha su imputati e indagati traspare chiaramente da questa frase. Ma c’è chi, come Ermes Antonucci, ha elencato le storture del “gratterismo” in modo molto più analitico. Dai 140 provvedimenti di arresto annullati e le varie assoluzioni nel contesto dell’operazione Rinascita-Scott (ricorda Antonucci: “Con la solita modestia, Gratteri definì l’indagine ‘la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo’, paragonandosi di fatto agli eroi antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”), fino ai record di indennizzi in Calabria per ingiusta detenzione (tra il 2018 e il 2024 sono stati “spesi” 78 milioni di euro).
In sintesi, sempre Antonucci: “Sono i numeri, difatti, a condannare ogni volta il metodo di indagine usato da Gratteri, quello della pesca a strascico. Numeri dietro i quali si celano le vite devastate di persone arrestate o accusate ingiustamente”.
Insomma, fa già strano che Gratteri parli dei sostenitori del Sì, e quindi anche di molti suoi colleghi, senza un minimo di equilibrio e di bon ton istituzionale. Ma fa ancora più strano che un magistrato abbia quest’opinione di imputati e indagati, cioè di cittadini innocenti fino a prova contraria.