La vicenda dei due neonati ritrovati sepolti nel giardino di una villetta di Traversetolo è uno dei casi di cronaca che maggiormente ha impressionato l’opinione pubblica perché vede al centro una giovane donna che all’epoca dei fatti non aveva compiuto nemmeno vent’anni e aveva deliberatamente scelto di tenere nascoste due gravidanze avvenute a distanza di poco più di un anno per poi disfarsi di entrambi i corpicini dei figli seppellendoli nel terreno dell’abitazione che condivideva con i genitori. Per la morte del secondo neonato venuto alla luce il 7 agosto 2024 la Petrolini è stata condannata in primo grado ad una pena di 24 anni e 3 mesi mentre per la morte del primo bimbo nato il 12 maggio 2023 è stata assolta con la motivazione che lo stato dei resti del piccolo non ha potuto chiarire se fosse nato vivo oppure già morto. Quello che sappiamo di questa ragazza è che i giudici l’hanno ritenuta perfettamente in grado di intendere e di volere nonostante le sue condotte abbiano rivelato comportamenti difficili da comprendere per chiunque tenti di addentrarsi nei meandri della mente umana. Chiara era riuscita nel suo intento di tenere nascosta alla madre, al padre, al fidanzato e a chiunque la conoscesse non una ma ben due gravidanze e davvero non si comprende come le persone che le erano vicine non abbiano mai notato cambiamenti nel suo fisico e nel suo modo di comportarsi. Durante il periodo in cui era in stato interessante faceva costanti ricerche su internet su come procurarsi un aborto al sesto mese di gravidanza, faceva uso di alcool e droghe, continuava a condurre una vita pressochè normale lavorando come baby sitter e frequentando la solita combriccola di amici. Amici che spesso invitava a casa dove, anche dopo il primo parto e la sepoltura del bimbo, ha continuato ad organizzare feste in giardino e grigliate su quella stessa porzione di prato dove aveva scavato una buca tanto profonda da far ipotizzare una premeditazione. Una capacità di mentire e di manipolare i familiari e le persone che aveva intorno che farebbero supporre un disturbo della personalità di un soggetto ritenuto comunque lucido e determinato nel suo disegno di portare a termine le gravidanze e poi disfarsi dei suoi bimbi come fossero oggetti ingombranti che erano di intralcio alla realizzazione dei suoi progetti. Uno degli elementi più inquietanti è proprio il fatto che Chiara un paio di giorni dopo aver partorito, ucciso e sepolto in giardino il secondo bimbo sia partita per New York con i genitori per trascorrere una vacanza spensierata senza far trapelare assolutamente nulla dell’orrore che si era consumato nelle ore precedenti e probabilmente senza immaginare che il cane di casa avrebbe fiutato la presenza del corpicino e avrebbe iniziato a scavare portando alla macabra scoperta.
Ora la Procura contesta l’assoluzione della Petrolini per la morte del primo bimbo e annuncia che farà ricorso ritenendo che ci siano sufficienti elementi per stabilire che anche lui fosse nato vivo. Inoltre i pm contestano anche la decisione dei giudici di attribuire a Chiara soltanto l’occultamento dei cadaveri e non la soppressione perché se non fosse stato per il cane che ha riportato alla luce il secondo corpo dando il via alle indagini che hanno condotto al rinvenimento anche degli altri resti, l’intento dell’imputata di non farli più ritrovare avrebbe sortito l’effetto desiderato. Le domande che sorgono spontanee intorno a questa vicenda sono tante e probabilmente comprendono anche le considerazioni che gli stessi pubblici ministeri hanno fatto nell’arco di questi anni. Come mai Chiara Petrolini si trova ancora agli arresti domiciliari e non è in carcere come Alessia Pifferi? Anche se il processo a suo carico non è ancora terminato siamo certi che la custodia cautelare non sia necessaria? Non sussiste il rischio di fuga o reiterazione del reato? Visti i precedenti la Petrolini non sarebbe in grado di rimanere di nuovo incinta e commettere lo stesso reato? A chi obietta che si trova sotto la custodia dei suoi genitori ci permettiamo di esprimere qualche perplessità dato che purtroppo né il padre né la madre si sono mai accorti delle due gravidanze e di quello che è successo dopo. A questo riguardo è utile, anche se amaro, ricordare le parole del Procuratore Capo di Parma Alfonso d’Avino che all’indomani dei terribili ritrovamenti si chiese sgomento come era possibile che dopo la scoperta dei tappetini intrisi del sangue del parto e del taglio del cordone ombelicale la madre di Chiara si sia limitata a lavarli e ad andarsene al mare senza chiedere spiegazioni alla figlia, senza accertarsi del suo stato di salute e magari proporle di accompagnarla dal ginecologo per una visita.