Il fascicolo aperto dalla Procura di Roma sull'attentato subito da Sigfrido Ranucci si allarga sempre di più, da Torvajanica fino all'estremo sud del mondo: Zimbabwe, Sudafrica, Camerun. E ora anche Chimutengo, dopo l'intervista a Lo Stato delle Cose che ha scatenato la risposta del Presidente di Neutralia Fabio Mazzoni, vuole aggiungere il suo contributo. È il tema che MOW aveva per primo portato all'attenzione pubblica: gli affari di Valterino l'africano, i suoi giochi finanziari dall'altra parte del mondo attraverso società legate al carbon credit. Ora, dopo la diffusione dell'intervista di Ranucci al giornale zimbabwese The Standard, anche la Procura ha iniziato a indagare verso l'Africa, mentre su Libero spunta anche un'altra cena di Ranucci e Lavitola, questa volta al galà di raccolta fondi per l'Uganda. Gli inquirenti vogliono capirne di più, capire da dove arrivano i soldi di Lavitola, dove finiscono, e soprattutto se Ranucci c'entri qualcosa nel suoi giri finanziari intorno al mondo.
Secondo quanto riportato da Il Giornale, Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, ascoltata per dieci ore dal pm Edoardo De Santis, avrebbe ricostruito davanti ai magistrati un giro di soldi basato su prestanome e società di comodo sparse tra Zimbabwe, Camerun, Montenegro e Brasile, portando all'apertura di un filone per riciclaggio internazionale legato proprio alle operazioni africane.
Ma il vero testimone chiave, quando si parla d'Africa, è Ben Chimutengo. Ex socio in affari di Lavitola in Zimbabwe, oggi tra i suoi principali accusatori, Chimutengo ai microfoni di MOW aveva già reso pubbliche dichiarazioni pesantissime sulla gestione economica del faccendiere, raccontando di aver ricevuto dall'Italia somme di denaro da smistare in Africa senza conoscerne la destinazione finale, e di essersi interrogato a lungo sulla provenienza e sull'uso reale di quei fondi.
È lui l'uomo del carbon credit, il depositario dei segreti africani di Lavitola, e ora vuole parlare. Chimutengo ha annunciato in esclusiva a MOW la sua intenzione di rendere dichiarazioni alla Procura di Roma come persona informata sui fatti. Il piano sarebbe quello di farlo dall'interno dell'ambasciata italiana in Zimbabwe, collegandosi in videochiamata direttamente con il procuratore capo Francesco Lo Voi e i magistrati romani che stanno seguendo l'inchiesta.
Non solo parole: Chimutengo si dice pronto a consegnare agli inquirenti tutta la documentazione raccolta in anni di attività al fianco di Lavitola: atti societari, fotografie, corrispondenza. Per anni è stato la sua ombra in Zimbabwe, e quel materiale potrebbe rivelarsi decisivo per delineare meglio quello che sta diventando un filone cruciale. Un faldone che andrebbe ad aggiungersi a quello già consegnato da Natalia Potenza, fornendo agli inquirenti ulteriori elementi per ricostruire la rete di rapporti economici tra Italia, Zimbabwe e Camerun al centro dell'inchiesta, e che farebbe tremare non solo il patron del Cefalù ma anche i suoi soci, che ora potrebbero essere convocati in procura.