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Con Sophie Kinsella se ne va una stagione felice della narrativa, quella della Cick-Lit: da Colazione da Tiffany a I Love Shopping passando da Sex and the City e Bridget Jones

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

10 dicembre 2025

Con Sophie Kinsella se ne va una stagione felice della narrativa, quella della Cick-Lit: da Colazione da Tiffany a I Love Shopping passando da Sex and the City e Bridget Jones
Sophie Kinsella ci ha lasciato e con lei diciamo anche un triste addio a un'epoca felice della narrativa, quella della Chick-Lit e delle commedie romantiche inglesi. Un viaggio da Colazione da Tiffany a Emily in Paris, ricordando che il nostro mondo, una volta, era abitato anche da risate e commozione, e non soltanto dalla pesantezza rabbiosa della nostra epoca

di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

Si può dire pollastrelle?

No, Sophie Kinsella no! Con la sua morte se ne va forse il periodo più felice della narrativa (non credo sia Letteratura, ma chi ha detto che la “narrativa” e anche la “narrativa di consumo” non debbano piacerci). Stiamo parlando degli anni ’90, quando ancora non esisteva il binge-watching, ma esisteva sì il binge-reading, e lo facevi proprio con i romanzi chick-lit.
Chick-lit, letteratura per “pollastrelle”, oggi non si potrebbe più definire un “genere” così, ma all’epoca, gli anni ’90, eravamo più ingenui, più giovani, e la letteratura per le pollastre era un gran leggere: era l’evoluzione del romanzo rosa verso il genere commedia-romantica, nella quale i londinesi sono assoluti maestri (per me, Romeo e Giulietta continua ad essere una commedia romantica; nella compilazione inglese va infatti sotto le commedie e non sotto le tragedie, come da noi, che non sappiamo cogliere – seriosi come siamo – doppi sensi, esagerazioni e ilarotragedie varie).

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La gloriosa grafica della Chick-Lit

La commedia romantica inglese e Shakespeare (ma anche Truman Capote)

Sì, il primo esempio di chick-lit planetaria dovrebbe essere americana, con Candace Bushnell e il suo Sex and the City, ma sono convinto che il successo, in questo caso, sia dovuto alla chick-tv, ossia alla serie, più che al romanzo dell’autrice. In ogni caso, in Sex and the City veniva meno e di molto la componente romantica a favore di quella cinica newyorkese. Se vogliamo prendere un capostipite americano, infatti, io salterei la Bushnell e atterrerei direttamente su Colazione da Tiffany, di Truman Capote, vero esempio di proto-chick-lit in cui gli elementi ci sono tutti: donna urbana, sbarazzina, pasticciona, autoironica, etc.
Ovviamente è col Diario di Bridget Jones, di Helen Fielding, che nasce ufficialmente la chick-lit. Che meraviglia. Che inglesità, che imbarazzi tutti british. Ed è ovvio che la chick-lit trovasse la sua forma perfetta proprio nel Regno Unito, perché quella fatta bene è puro Teatro, è puro Shakespeare, è pura commedia degli equivoci e non si può prescindere dalla chick-lit senza tenere in considerazione tutto il cinema da commedia-romantica inglese, quella abitata da… vengono i brividi al solo nominarli… Hugh Grant, Bill Nighy, Rowan Atkinson, Emma Thompson, Alan Rickman, Emma Watson, sua maestà Judi Dench, Colin Firth, sua ipermaestà Maggie Smith, Kenneth Branagh, Kristin Scott Thomas, Andie MacDowell… insomma, signori, inchinatevi alla commedia romantica inglese e alla chick-lit.

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Bridget Jones

E poi il mondo cambiò

La Kinsella, dopo avere pubblicato alcuni romanzi con il suo vero nome, Madeleine Wickham, si inventa uno pseudonimo, Sophie Kinsella, e prova a sfidare Helen Fielding e Bridget Jones, si inventa Rebecca “Becky” Bloomwood e fa centro al primo colpo con The Secret Dreamworld of a Shopaholic, da noi in Italia I Love Shopping. Dire che Becky era la versione più “leggera” di Bridget sarebbe insultare entrambe le autrici, la Kinsella e la Fielding: erano entrambe profonde, leggere e spiritose a modo loro, e non credo che ci sia stata una vera e propria competizione fra le due autrici. La Fielding con Bridget Jones ha avuto più fortuna al cinema (merito anche dei cast stratosferici e di Renee Zellweger), la Kinsella ha venduto il doppio di libri: parliamo sempre di cifre stratosferiche, 20 milioni la Fielding, 40 milioni la Kinsella.
Poi vennero Il diavolo veste Prada, così come più recentemente Emily in Paris, ma la grande stagione della chick-lit è finita, diventando un genere come un altro e non un fenomeno di costume che ha influenzato cinema e giornalismo. Ci sono state troppe cose in mezzo: l’11 settembre, gli attentati terroristici a Londra, la crisi economica del 2007-2008, l’uscita del Regno Unito dall’Europa.

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Love Actually, una delle grandi commedie romantiche inglesi con un cast stellare

Per ricordarla sfondatevi di commedie romantiche per queste feste

Per chi, come me, ha la stessa età della Kinsella, con la sua morte si chiude un’epoca che ricordiamo felice. Come si dice: forse perché eravamo giovani. Ma forse anche perché questo mondo, tra femminismo turbo incazzosissimo, guerra civile fra i generi, guerre, pesantezze varie, comunicazione politica basata sulla pancia e certi social media e influencer che hanno sostituito la “socialite” (e “socialite” erano tutte le protagoniste della chick-lit) con cui, di fatto, è finita ogni “mondanità” vera, non è più quel mondo che ancora vedeva nella “leggerezza”, alla Italo Calvino, una maniera di affrontare l’esistenza, con un drink in mano e commettendo anche qualche stupidaggine. Affrontando il giudizio del mondo con meno terrore.
Per ricordarla, questo Natale, sfondatevi di commedie romantiche inglesi (e anche di qualcuna americana), riderete, piangerete e ricorderete che una volta le emozioni abitavano il nostro mondo.
 

Tag

  • chick-lit
  • i love shopping
  • sophie kinsella

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