La famosa telefonata del 13 luglio all’avvocato Antonio De Rensis, quando ancora in pochissimi sapevano che aveva appena assunto la difesa di Alberto Stasi, l’aveva fatta l’avvocato Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi. Lo invitava, ha riferito il legale, a un convegno del CONI, con cui l’avvocato Cappa collabora da anni, senza però farsi più sentire per rinnovare quell’invito. Una telefonata strana. Una coincidenza sospetta, come l’ha definita lo stesso De Rensis. Nel frattempo, sempre ieri, s’è diffusa la notizia di un esposto dell'avvocato Stefania Cappa nei confronti dello stesso De Rensis e (per ora) di Alessandro De Giuseppe delle Iene e Francesco Marchetto, ex maresciallo dell’Arma a Garlasco. La stessa avvocato Cappa, questa volta insieme alla sorella gemella Paola e alla mamma, Maria Rosa Poggi, zia di Chiara, avrebbe firmato oltre cento querele nei confronti di opinionisti, giornalisti e youtuber ipotizzando il reato di calunnia e, contestualmente, avrebbe anche richiesto, attraverso un legale, di accedere agli atti dell’indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio, chiusa nei confronti di quest'ultimo. Motivo? Valutare se qualcuno ha fatto a sproposito i loro nomi e, forse, pure capire se possa esserci nelle carte un qualche ulteriore appiglio che sostenga l’ipotesi di una regia che ha orchestrato tutto sulle spalle di Sempio e con il solo scopo di ottenere una revisione del processo per Alberto Stasi.
C’è altro? Sì. Perché sempre ieri s’è saputo che nel frattempo la Procura della Repubblica di Pavia ha messo nero su bianco, sulla copertina di un fascicolo, il nome di una persona che, fingendosi vicina alla Procura stessa, ha diffuso notizie e indiscrezioni apparentemente a favore delle posizioni di Alberto Stasi per sporcare le narrazioni sulle indagini e, in futuro, avere qualcuno da querelare come dispensatore di fake news. La persona in questione, stando a quanto sappiamo, è una donna che si sarebbe finta in forze alla Procura della Repubblica di Pavia e molto vicina al procuratore Fabio Napoleone. Al momento, però, non risultano collegamenti accertati con nessuno dei personaggi già noti dell’omicidio di Garlasco e di tutte le storie che gli hanno gravitato intorno. Una mitomane? Oppure qualcuno di “insospettabile” ma con dei mandanti alle spalle? E’ quello che la Procura della Repubblica di Pavia vuole capire, tanto che – secondo indiscrezioni verificate (e sì, su MOW siamo cazzoni, ma di solito verifichiamo) – il procuratore Napoleone avrebbe preteso di occuparsi personalmente di quel fascicolo, blindandolo da chiunque altro.
C’è altro ancora? E come ti sbagli, certo che c’è! Perché si è tornati pure a parlare della “testa del serpente” nel delitto di Garlasco, entità segreta e innominabile che guiderebbe tutte le trame nascoste che stanno sia dietro ai processi veri, sia dietro a quelli mediatici che hanno a che fare con Garlasco. Vista la situazione, diventa difficile che la “testa del serpente” possa essere solo una invenzione, almeno alla luce anche di storie del passato che raccontano di intrecci strani tra interessi e poteri nella Lomellina e in Lombardia più in generale, e alla luce delle omonimie di alcuni professionisti che ricorrono in casi di ieri e di oggi. Insomma, una testa del serpente c’è, ma non ce la diranno. Perché non è ora? Tristemente no. Probabilmente non ce la diranno – e la lasceranno solo immaginare - perché ci si tiene qualcosa nella manica per riaccendere il fuoco quando questo fuoco su Garlasco, inevitabilmente, calerà un po’ di intensità. In fondo, la spettacolarizzazione che tutti criticano, fa comodo a tutti, mentre si raccontano ulteriori personaggi assurdi tra giornalisti Don Chisciotte (o kamikaze), ex magistrati che guidano casinò, carabinieri con la barca pesante e il dizionario di Italiano leggerissimo, altri dell’Arma che non stanno più nell’Arma ma pretendono che gli si dica ancora “signor sì” e soggettoni che, se non fossero dentro a storiacce costate pure qualche condanna, strapperebbero solo sorrisi al bar. Oltre a pezzi grossi che “scendono in campo” dopo essersene fregati di tutto per anni. Pontificando.
Solo che in tutto questo cinema di storie a contorno di un omicidio, e probabilmente anche di una sporca storia che potrebbe aprire a una vera e propria epoca di pulizie, si stanno perdendo sempre più di vista gli unici veri, e loro malgrado, protagonisti: Chiara Poggi, la ragazza morta ammazzata nella maniera più atroce e che aspetta giustizia, Alberto Stasi, il condannato in carcere per effetto di una sentenza temeraria dopo due sentenze di assoluzione, e Andrea Sempio, l’attuale indagato a cui, ricordiamocelo sempre, va garantito il diritto sacrosanto di un processo giusto. Più giusto di quelli già visti. Più giusto di tutto questo. Senza dimenticare il dovere di andare a guardare, e capire, cosa e perché non ha funzionato fino ad oggi. Cosa si è rotto. Cosa era rotto o corrotto. Perché e per mano di chi. Accettando, con cinica onesta intellettuale, che la vicenda Garlasco era già complicata di suo. E tutto quello che ci si aggiunge sopra è solo appesantimento rispetto a qualcosa che somiglia a una specie di scacchiera - scolpita nella merda solidificata in decenni - su tre dimensioni e tre piani: i processi veri (l’omicidio di Chiara Poggi e Clean in tutte le sue numerazioni), i processi mediatici e la lotta, ormai innegabile e evidente, tra poteri nascosti o seminascosti. Su ogni scacchiera si muovono (o sono mosse?) le varie pedine e ogni mossa produce in conseguenza effetti sugli altri piani e le altre dimensioni di “gioco”. Trovare un filo logico e razionale che tenga conto e possa prevedere gli effetti di ogni mossa sui diversi livelli è la vera missione (impossibile?) di Napoleone e Civardi. Ed è ben di più del sacrosanto e doveroso capire chi ha ucciso davvero Chiara Poggi.