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Francesca Albanese ha detto l'ovvio: la violenza sta nell'aria, è come il Capitale. E chi la critica in realtà la finanzia

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

  • Foto Ansa

29 novembre 2025

Francesca Albanese ha detto l'ovvio: la violenza sta nell'aria, è come il Capitale. E chi la critica in realtà la finanzia
Francesca Albanese, dopo l’attacco alla redazione de La Stampa, parla di “monito” sulla violenza e scatena polemiche inutili. La violenza non è politica: è un oggetto inorganico che sfugge al controllo, mentre l’Italia continua a produrre armi e a legittimare un sistema che la alimenta. Ignorare la natura imprevedibile delle masse non è realismo: è pura coglionaggine travestita da realpolitik.

Foto Ansa

di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

Dopo l’attacco alla redazione del quotidiano La Stampa, Francesca Albanese, durante l’evento Rebuild Justice, ha condannato l’azione ma ha aggiunto “che sia di monito”. E via di scandalo e di presa di distanza e di condanna, come se la Albanese non avesse detto invece qualcosa di ovvio: la violenza sta nell’aria, essa non può essere istituzionalizzata e a chi tocca non s’ingrugna. Certo, la redazione della Stampa non c’entrava nulla, così come non c’entrano nulla i civili e, se volete saperlo, non c’entrano nulla neanche i militari di professione.
La violenza è come il Capitale: è un oggetto inorganico (sì, per quanto “spirituale”, la violenza è un becero oggetto, come l’anima o Dio, del resto).
Non so perché ma le parole della Albanese, oggi, mi sono sembrate quasi metafisiche. Ricordiamo che in Italia esistono parecchie fabbriche di armi, per uso sia civile che militare – Leonardo, Beretta Holding, Fincantieri, RWM Italia, Iveco Defence – e che il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato senior advisor di Leonardo mentre ricopriva la carica di presidente della Federazione aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza (AIAD) di Confindustria.

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Scritte sui muri dopo l'attacco alla redazione del quotidiano La Stampa

Ricordiamo inoltre che per la rivista di questa fabbrica di armi (“La civiltà delle macchine”, dal 2025 “La civiltà dei dati”) hanno scritto, dal 2019 a oggi (fonte Wikipedia), Giulio Giorello, Domitilla Dardi, Giulio Tremonti, Ferruccio de Bortoli, Orlando Figes, Derrick de Kerckhove, Andrea Marcolongo, Michael C. Lynch, Federico Rampini, Pietrangelo Buttafuoco, Fabiola Gianotti, Valerio Magrelli, Nicola Lagioia, Antonio Pascale, Tommaso Pincio, Vittorio Macioce, Angelo Panebianco, Carlo Cavazzoni, Guido Vitiello e, ovviamente, altri.
E ricordiamo anche che fino al 2024 presidente della Fondazione Leonardo, che edita la rivista in cui la carta e i contributi vengono pagati dalla vendita di armi per uso militare, era Luciano Violante.
Io sono un superpacifista, ma sarei anche per l’introduzione del Secondo Emendamento americano in Italia e sarei anche per l’assoluta difesa del diritto di proprietà che andrebbe difesa anche con gli RPG, quindi non sono un nemico della polvere da sparo.
Ma sono più realistico della realpolitik d’accatto, che è realpolitik solo quando conviene e che vorrebbe raccontare di una violenza giusta contro una violenza sbagliata, come se essa potesse essere imbrigliata, legiferata, costituzionalizzata, contenuta.
Bé, sorpresa: non è così. Il “monito” sulla violenza, di cui ha parlato Francesca Albanese, è un monito metafisico, non un monito politico.
A volte, le masse impazziscono. Questo ci dice la Storia. Non tenerlo in considerazione è coglionaggine, non realpolitik.
 

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  • Francesca Albanese

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