Intorno all’omicidio di Chiara Poggi è nato il caos. Anche gli esperti, però, contribuiscono ad incrementare la confusione: fra questi due volti noti dell'ambiente forense italiano: il medico legale Pasquale Bacco e la criminologa Roberta Bruzzone. L’ultima tappa di questa “conversazione” è l’attacco di Bruzzone all’aspetto fisico di Bacco. Ma vediamo il pregresso. Il tutto è iniziato a settembre quando Bacco in un'intervista ha sollevato alcuni dubbi riguardo l'eccessiva esposizione mediatica dei casi di cronaca nera e degli esperti che ne parlano: “Non possiamo ridurre una tragedia a una serie tv. In vicende come Garlasco servono studio, silenzio e rispetto. Troppi esperti parlano più dei giudici e, spesso, prima di loro”, ha affermato, proseguendo poi: “Non esiste il criminologo da salotto. Esiste il professionista che lavora sulle prove, che collabora con la giustizia, che sa tacere. Quando il commento diventa spettacolo, l’informazione si trasforma in disinformazione”. Un attacco che è stato letto come rivolto proprio a Roberta Bruzzone, che ha prontamente risposto: “La divulgazione è un dovere. Se lasciamo il campo libero a chi urla senza sapere, allora la verità viene soffocata”.
Un botta e risposta indiretto, sfociato poi nella “Lettera aperta a Roberta Bruzzone” scritta da Bacco e inviata tramite comunicato stampa a varie testate giornalistiche. Qui Bacco esce allo scoperto e si rivolge apertamente alla criminologa dicendole: “Sembri una rapper dedita al dissing nei confronti di chiunque non sia in linea con il 'Bruzzone pensiero'”, che coinciderebbe secondo lui nell'ipotesi che vede Alberto Stasi come colpevole del delitto, ipotesi oggi in dubbio: “Hai passato anni nei teatri e sui media a dire che Alberto Stasi era colpevole, ad etichettare chi pensava altro come inconsistente, compreso i magistrati, ed ora ti ritrovi con una bella patata bollente in mano”. Ma la principale colpa di Bruzzone sarebbe, secondo Bacco, la sua eccessiva presenza nei salotti televisivi: “Se esiste una forma di narcisistico presenzialismo televisivo tu ne sei l’emblema. Vado a memoria ma non ricordo personaggi, neppure mostri sacri come Pippo Baudo e Raffaella Carrà, che abbiano avuto tanto spazio nella tv di Stato, quindi pagata dai cittadini come me. Uno spazio che, come certamente ti è noto, il Criminologo con la C maiuscola, il compianto Professor Francesco Bruno, riteneva pericoloso per il rischio che, nell’opinione collettiva, facesse diventare verità, non la realtà e l’accaduto, ma il detto e raccontato televisivo”.
Bruzzone dal canto suo ha detto di aver risposto per vie legali alla “consueta attività diffamatoria, con modalità che definire persecutorie è un eufemismo”, ha poi diffuso un messaggio privato inviatole dallo stesso Bacco in cui sosteneva di essere stato “manipolato e aizzato contro di me” da parte di altri soggetti. Un messaggio che, a detta del medico, è stato un gesto di pace e gentilezza, vecchio e concernente altri fatti, strumentalizzato per far nascere il dubbio nelle persone a lui vicine, che possa riferirsi a loro. L'ultimo episodio risale infine alla giornata del 2 gennaio, quando il dottor Bacco ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un video riguardante il “sistema Bruzzone”, che avrebbe innescato una macchina del fango nei suoi confronti, reo di averla criticata e contraddetta. In particolare si riferisce al post pubblicato da Bruzzone su Facebook lo scorso 21 dicembre che ironizzava sull'aspetto fisico di Bacco, derivante da una patologia.
Da parte della criminologa spostare il dibattito sui difetti fisici (Bruzzone ha paragonato sui social il volto di Bacco a quello di una creatura mostruosa) non è stato sicuramente bello e non porterà nulla alla cronaca su Garlasco. Specialmente perché, come ha spiegato Bacco, il suo aspetto è dovuto a una patologia di cui soffre da anni. La cronaca giudiziaria è una cosa seria, coinvolge morte, sofferenza, libertà e giustizia, e gli esperti tra di loro dovrebbero giocare pulito. Proprio dagli stimati studiosi ci si aspetterebbero delle analisi e degli attacchi nel merito della vicenda senza uscire dal seminato. L'impressione è che un'occasione per parlare civilmente del confine sottile fra la cronaca e l'informazione si sia trasformata nell'ennesima battaglia di personalismi.