L’ex maresciallo di Garlasco, Francesco Marchetto, l’ha messa così: “A quei tempi, a Garlasco, i ragazzi di dividevano, di fatto, si dividevano in due gruppi: i tranquilli e quelli un po’ più movimentati”. Dei secondo si sa praticamente tutti. Per gli altri, invece, tutto è avvolto ancora un po’ nel mistero. Solo che adesso sarebbe proprio su come si divertivano e cosa facevano i ragazzi della Garlasco bene che si sta concentrando l’attenzione di molti. E, a quanto pare, anche degli inquirenti. Sia chiaro: c’è un condannato in carcere, Alberto Stasi, e c’è un indagato per omicidio in concorso, Andrea Sempio, così come c’è una pista, ormai innegabile, che si sta tentando di seguire per capire con esattezza, anche grazie a nuove testimonianze, se sull’omicidio di Chiara Poggi e su tutto quello che è successo dopo possa esserci stata anche la mano di qualcun altro. Ma questo non significa che si sta indagando in una sola direzione. Anzi, è proprio per non ripetere i clamorosi – e a questo punto ingiustificabili – errori del 2007 che il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, insieme al GICO della GdF e ai Carabinieri di via Moscova a Milano, stanno rivagliando ogni singola ipotesi.
Ce ne è una, in particolare, che potrebbe portare fuori dal cerchio in cui s’è sempre cercato. Oltre Stasi, insomma, oltre Sempio e oltre la pista familiare. E riguarda alcune feste in ville private che si tenevano a Garlasco e nei dintorni. A una, in particolare, avrebbe dovuto partecipare anche Chiara Poggi. Un dettaglio apparentemente marginale, riferito da una amica della ragazza pochi giorni dopo l’omicidio, ma che oggi, intrecciato a nuovi elementi, è tornato centrale. Colpiscono, infatti, la scarsità di dettagli concreti su come si fosse svolta la festa e la mancanza di prove che confermino che Chiara avesse effettivamente partecipato. A quelle feste, nei mesi precedenti (quindi non a quella di cui avrebbe parlato l’amica di Chiara Poggi), s’era sicuramente fatto vedere Alberto Stasi, che negli anni ha pure denunciato come una raccolta di fotografie - relativa proprio a serate e giornate con Chiara e amici e in cui forse c’erano anche scatti di quelle feste - che lui custodiva sarebbe scomparsa nel nulla. Quarantuno foto in tutto di cui non c’è più traccia.
Chi c’era in quelle foto? E quale potrebbe essere il collegamento con l’omicidio? C’entra qualcosa lo stranissimo giro di telefonate della mattina del 13 agosto, il rientro anticipato dalle vacanze di alcuni garlaschesi e l’incontro/interrogatorio che si è tenuto in una casa privata invece che in una caserma? È possibile che, dietro la leggerezza di qualche serata di svago, si nascondano dinamiche sociali più complesse, che potrebbero aver avuto un ruolo nell’evolversi degli eventi che hanno portato alla morte di Chiara, o anche a tanti errori nelle indagini delle prime ore.
Sia chiaro: non è mai stato dimostrato che ci fosse una connessione diretta tra queste feste e l’omicidio, né che l’invito a quella specifica serata fosse realmente mai arrivato. Ma vale la pena approfondire più di quanto non sia stato fatto in passato. Perché ormai è chiaro che intorno a Garlasco – alla Garlasco di quegli anni - non si può escludere davvero niente nel complicato intreccio di rapporti, interessi, convinzioni e legami vari.